Il processo
Quel libro antico non era quello rubato nella biblioteca: arriva l'assoluzione. Ma il giallo resta
La vicenda giudiziaria si è aperta con la vendita online di un volume del 1600 che un catanese aveva trovato in un garage da sgomberare. Da quel momento si trova catapultato in un caso alla Sherlock Holmes
Assolto perché il fatto non sussiste. Il gup di Catania, Ottavio Grasso, ha chiuso con questa sentenza un caso alla Sherlock Holmes in cui era stato catapultato un catanese che aveva deciso di mettere in vendita online una serie di libri antichi, fra cui il volume “L’economia del cittadino in villa” di Vincenzo Tanara (edito nel 1665), trovati durante lo sgombero di un garage a Motta Sant'Anastasia appartenuto a una lontana parente. Quello stesso testo faceva parte di una collezione della biblioteca comunale “Francesco Scavo” di Carini, nel Palermitano, che era sparito una notte del 1993. Quando l'immagine dell'opera secolare finisce online è scattato l'alert da parte del nucleo patrimonio culturale dei carabinieri di Catania.
Gli investigatori hanno effettuato una perquisizione a casa del (sorpreso) venditore, che ha consegnato il libro incriminato senza nemmeno troppe domande. Il direttore della biblioteca di Carini nel frattempo ha fornito agli investigatori degli elementi che fanno ipotizzare che quell'edizione ritrovata nel box sia lo stesso trafugato. Da lì il sequestro con finale ricollocamento a Carini, con titoloni sui giornali di settore culturale. Nel processo abbreviato, però, una perizia calligrafica disposta dal giudice delle indagini preliminari ha rimescolato le carte. E alla fine è arrivata la sentenza di assoluzione per l'imputato, difeso dall'avvocato Dario Fina.
«Esito quasi scontato - ha commentato il legale - se non fosse per la prudenza che abbiamo mantenuto durante questi anni di vicenda processuale. Atteso che un elemento fondamentale che poi è stato quello che ha confermato l'estraneità del mio assistito riguardo al fatto in contestazione era la presenza sin dal primo momento della firma di questo lontano parente, padre francescano, sul libro incriminato. Firma che - ha argomentato Fina - era ripetuta sempre su dei volumi in possesso dell'imputato fino a ieri e che davano prova dell'estraneità alla ricettazione ma, soprattutto, sul legittimo possesso del libro. Siamo, quindi, contenti dell'esito poiché ha restituito la serenità a una persona che l'aveva persa quando nel 2024 si è ritrovato indagato dai carabinieri del nucleo tutela dei beni culturali». Ora il libro dovrà essere restituito al legittimo proprietario. Però il giallo resta: dove è allora il vero libro rubato?
