Il caso
La bimba "contesa" fra la madre e la famiglia di Siracusa: «È terrorizzata, ormai non vuole più uscire di casa»
Il genitore, ormai solo "collocatario" di Mia, ribadisce la sua posizione: «Lei ha sette anni ma è molto determinata, vuole stare con noi e non con la madre»
Quella che segue è la trascrizione non autorizzata di un’intervista. Dopo che è stata rilasciata, è stato negato il permesso all’uso della conversazione, riportata qui per diritto di cronaca e completezza dell’informazione. A parlare è uno dei genitori ex affidatari, poi collocatari, di Mia, la bambina di 7 anni, originaria della Costa d’Avorio, che deve essere ricongiunta con la madre biologica. Ma attorno alla cui storia si è creato un caso mediatico per chiederne la permanenza con la famiglia siracusana che l’ha cresciuta. Il deputato di Azione Matteo Richetti ha presentato un’interrogazione parlamentare per verificare «con urgenza la correttezza delle procedure adottate e la tutela effettiva dei diritti della minore, valutando anche la sospensione temporanea del ricongiungimento».
Signor Carlo (nome di fantasia, ndr), chiariamo: cosa chiedete?
«La domanda parte già sbagliata. Noi non chiediamo niente. Solo, da mesi, che venga rispettato l’ascolto della bimba. Lei in ogni luogo, in ogni modo, a ogni persona ha detto cosa vuole».
Ha sette anni.
«Ha sette anni, è molto intelligente, è in grado di discernere, così come prevede la legge perché possa essere ascoltata dal giudice. È in grado di comprendere bene le cose che succedono. Chi la conosce sa che non può essere costretta a fare una cosa che non vuole. Ha chiesto mille volte di essere ascoltata, di cambiare scuola, di fare attività fisica...».
Ci sono esperti, magistrati, avvocati che concordano tutti sul fatto che il suo bene sia il ricongiungimento con la madre biologica.
«Come quello dell’ascolto come previsto dall’articolo 12 della convenzione Onu sui diritti dell’infanzia».
Gli articoli 7 e 9 parlano del diritto ai genitori biologici. Non è un diritto crescere con la madre?
«E crescere nell’infelicità? So che qualcuno pensa che l’abbiamo sequestrata: non è così. I servizi sociali potevano venire a prendersela, in auto, e la bimba ha rifiutato di uscire. Si sono chiesti perché? È scesa la dirigente della polizia per parlarle, noi ci siamo allontanati, e poi se n’è andata perché non voleva usare violenza nei confronti di Mia. Lei pensa che si debba usare violenza?».
C’è un’associazione che rinuncia alla mediazione perché la bambina è dilaniata tra due posizioni opposte.
«È falso, la bambina non è mai stata dilaniata. Mi denuncino. Ci sono tante cose che l’associazione ha fatto, insieme ai Servizi sociali, di cui bisognerebbe parlare. Lo sa che non hanno mandato la bambina a scuola per 9 giorni? Siccome non siamo collaborativi, abbiamo chiesto di potere portare la bambina a scuola insieme alla madre, in modo da poterla presentare agli altri genitori come tale. Loro hanno detto “no”. È successo a settembre. È ostruzionismo? Chiedendole di farle fare danza? Proponendomi anche di accompagnare la madre e poi andando a riprenderla? Se è ostruzionismo, l’ho fatto».
Lei ci ha detto che vi siete incontrati con il presidente del tribunale per i Minorenni, Roberto Di Bella, ad aprile, e che lui avanzò una richiesta di co-adozione.
«Ci siamo visti insieme alla giudice, alla tutrice e alla nostra avvocata. Lui, prima della sentenza, ci ha chiesto se fossimo disposti a una co-adozione. La nostra risposta è stata che andava bene. Ci siamo stretti la mano e siamo usciti». (Su questo punto ci siamo rivolti al presidente Di Bella, che così replica: «Rispetto tutte le parti coinvolte. Per il tribunale parlano solo i provvedimenti»)
Come è stata aiutata la bambina nell’avvicinamento alla madre?
«Da quando aveva tre anni e mezzo le abbiamo detto che non era venuta dalla pancia di mia moglie. L’abbiamo portata a tutti gli incontri. Dalla ctu lei non voleva andarci, non si fidava, non voleva incontrare la madre. Noi l’abbiamo convinta. Volevano che noi mentissimo, lo sa? Che le dicessimo che stavamo partendo e che lei doveva rimanere con sua madre. Le sembra corretto mentire? Abbiamo chiesto alla madre di fare una famiglia allargata, lei ha detto “sì” e poi non ha dato seguito. Abbiamo provato a fare tante cose. Venendo le difficoltà della bambina ad andare con la madre, l’abbiamo invitata a uscire con noi, informalmente, in modo che non ci fosse uno strappo».
Ma tutto questo come si concilia con l’esecuzione della sentenza?
«E con il diritto alla felicità?».
Ritenete di non avere influenzato la bambina?
«Gli esperti hanno sbagliato il percorso, penalizzando il ricongiungimento. Io rigetto totalmente quello che hanno fatto i tecnici, e affermo con sdegno che noi non abbiamo influenzato Mia».
Temete di non rivederla?
«C’è scritto nel decreto. Un paio di telefonate a settimana e poi, eventualmente, si valuteranno altre formule... È chiaro che non c’è alcuna apertura».
Come gestite questa situazione?
«Noi le diciamo in tutti i modi che Fatima è sua madre. La bimba ora è terrorizzata di uscire di casa, ha paura che venga presa, portata via e che non ci riveda più».
