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19 aprile 2026 - Aggiornato alle 20:52
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il caso

Il dissalatore "temporaneamente definitivo", il ricorso degli ambientalisti (e forse l’opera oggi non serve più)

L'impianto di Porto Empedocle sulla spiaggia di Marinella sarebbe dovuto essere provvisorio, invece si avvia a diventare stabile. Il ricorso straordinario di Wwf e Mareamico

19 Aprile 2026, 20:38

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Il dissalatore "temporaneamente definitivo", il ricorso degli ambientalisti (e forse l’opera oggi non serve più)

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Ad Agrigento, città simbolo della crisi idrica che attanaglia la Sicilia, la battaglia per l'acqua si sposta dalle condotte alle aule di giustizia. Le associazioni Wwf Sicilia Area Mediterranea e Mareamico hanno infatti presentato un ricorso straordinario al presidente del Consiglio di Stato per chiedere l'annullamento dei decreti che stanno trasformando il dissalatore di Porto Empedocle da opera provvisoria in infrastruttura permanente.

I ricorrenti, rappresentati dagli avvocati Giorgio Troja e Gerlando Palillo, si oppongono alla gestione del Commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica e tre specifici provvedimenti firmati tra il 2025 e il 2026. Si tratta del decreto n. 42/2025, che approva un programma di sviluppo a lungo termine prevedendo opere civili stabili e nuove vasche di accumulo; il n. 43/2025, che autorizza la produzione continua h24 con deroga ai limiti acustici; e il n. 48/2026, che proroga l'esercizio della "Fase 1" in assenza di Autorizzazione Unica Ambientale (Aua) fino ad ottobre prossimo per l’impossibilità di completare i lavori di realizzazione di una condotta di allontanamento della salamoia più lunga, come prevista dall’Asp.

A monte di tutto vi sarebbe uno «sviamento di potere»: secondo Wwf e Mareamico, il commissario avrebbe usato poteri emergenziali, nati per interventi rapidi e temporanei, per bypassare le normali procedure di pianificazione urbanistica e valutazione ambientale richieste per le opere fisse.

L'impianto sorge sulla spiaggia di Marinella, un'area a vocazione turistica e sito di nidificazione della tartaruga Caretta caretta, dove la presenza di tubazioni interrate avrebbe già alterato l'ecosistema dunale e messo a rischio specie protette come il giglio marino. Oltre al danno ambientale, i ricorrenti denunciano la violazione del diritto alla salute dei residenti a causa dell'inquinamento acustico prodotto dall'attività notturna, autorizzata senza il completamento delle barriere fonoassorbenti.

Le associazioni sottolineano come esistesse un'alternativa migliore nella zona Asi, già dotata di infrastrutture e autorizzazioni, ma scartata unilateralmente dalla struttura commissariale. È questa, alla fine, la “battaglia delle battaglie” per gli abitanti di Porto Empedocle e alcune associazioni ambientaliste che, già la scorsa estate, si erano riuniti in un comitato chiamato “Mare Nostrum” per opporsi – senza esito – alla costruzione di un impianto “temporaneamente definitivo” ritenuto dannoso per la spiaggetta di Marinella (di cui parlò, tra gli altri, Andrea Camilleri) e sostanzialmente non necessario.

Un’operazione da 30 milioni di euro nata, si ricorderà, sull’onda dell’emergenza idrica ma che, si scopre adesso, proprio nell’anno più critico non ha prodotto un solo litro d’acqua. Lo scorso 24 luglio il presidente della Regione Renato Schifani giunse all’improvviso a Porto Empedocle per un sopralluogo al termine del quale annunciò che «dai primi di agosto entreranno in rete fino a 120 litri di acqua al secondo che aumenteranno la dotazione idrica per un bacino di circa 200mila persone. Una risposta concreta alle popolazioni più colpite dalla crisi idrica».


Nonostante la foto di rito con il rubinetto aperto, però, è la stessa Regione a chiarire che solo nel 2026 l’impianto ha iniziato a produrre. Nel contesto di una battaglia di “carte bollate” tra il gestore del servizio idrico di Agrigento Aica e Siciliacque, che degli impianti è soggetto attuatore, infatti, il Dipartimento Acque e Rifiuti spiegò nei mesi scorsi che la gestione dei dissalatori è partita solo il primo gennaio e che, nei primi giorni ovviamente l’acqua prodotta era da considerarsi un dato solo simbolico.

Oggi, dicono dal gestore, il dissalatore produce fino a 96 litri secondo e la sua funzione più che fornire acqua mancante è sopperire a quella che si disperde nelle malconce reti idriche agrigentine nonostante il prezioso liquido ora sia più che abbondante grazie alle piogge torrenziali dei mesi scorsi e qualche investimento effettuato dalla Protezione civile per il revamping di pozzi abbandonati.