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21 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:58
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L'inchiesta

Il pentito che fa tremare il mandamento di Brancaccio: «Carmelo Sacco mi disse: “Quello che dico io è legge”»

Nelle carte del blitz di ieri i verbali di un ex mafioso di Bagheria. Lo scorso novembre si è presentato dai carabinieri: «Sono vittima di estorsione»

21 Aprile 2026, 15:26

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Il pentito che fa tremare il mandamento di Brancaccio: «Carmelo Sacco mi disse: quello che dico io è legge»

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Si è trovato a dover combattere contro il male che lui stesso ha rappresentato per anni. Francesco Centineo ha deciso di bussare ai carabinieri della stazione di Brancaccio, a Palermo. Una scelta davvero radicale per chi come lui ha scontato una condanna per mafia. Centineo è stato organico alla famiglia mafiosa di Bagheria. Era il 3 novembre 2025 quando ha detto ai militari di essere vittima di estorsione e di avere informazioni sulle dinamiche mafiose del mandamento di Brancaccio e in particolare della famiglia di Corso dei Mille. I suoi verbali sono finiti nei faldoni che hanno portato ai fermi di ieri mattina disposti dalla Dda di Palermo. I 32 indagati ora dovranno affrontare le udienze davanti al gip chiamato a convalidare i provvedimenti cautelari

Ma torniamo alle dichiarazioni di Centineo. L'uomo ha riferito ai pm di aver stipulato un regolare affitto per 500 euro mensili per stare in una casa in corso dei Mille. Appartamento in cui - dietro rassicurazioni della proprietaria - aveva investito una bella sommetta. Circa 72mila euro per ristrutturazioni e arredamenti. Ma a un certo punto Centineo sarebbe stato invitato a lasciare l'alloggio poiché la donna lo aveva donato al figlio. La questione immobiliare diventa mafiosa in poco tempo. Il fratello della proprietaria di casa infatti «avrebbe interessato per risolvere la controversia diversi personaggi mafiosi, tra i quali il poi defunto Pino Scaduto, Gaetano Savoca e Filippo Fiorellino».

A un certo punto pare che la situazione possa risolversi con la vendita. Ma poi tutto precipita. La situazione sarebbe diventata incandescente lo scorso settembre quando Centineo avrebbe dovuto confrontarsi con una serie di personaggi della famiglia di corso dei Mille fra cui Carmelo Sacco, uno degli uomini chiave del blitz di ieri. Sacco, nel corso di un incontro in un magazzino di via XXVII Maggio lo scorso ottobre, avrebbe preteso da Centineo un'ulteriore somma di 5mila euro entro un mese e 40mila euro in un anno per potergli lasciare la casa. Con la minaccia che se non avesse pagato sarebbero stati pronti a «buttarlo fuori» dall'appartamento. “Quello che dico io è legge!”, avrebbe detto Sacco a Centineo. Quest'ultimo, forse spaventato, avrebbe assicurato il versamento di una prima tranche di 2.500 euro. Da lì la scelta di presentarsi alla stazione dei carabinieri per sporgere denuncia

Carmelo Sacco avrebbe fatto delle confidenze a Centineo riguardanti assetti mafiosi e tensioni per la leadership mafiosa. Avrebbe raccontato che «una volta tornato in libertà, avrebbe “ripreso in mano tutte le attività”, ponendosi quale capo della famiglia mafiosa di Corso dei Mille, con proiezione anche sulle aree di via Messina Marine e Sperone, manifestando al contempo l’intenzione di riacquisire influenza su Brancaccio, dove tuttavia sarebbe emersa una contrapposizione con Giuseppe Caserta (“il testone”)». 

Carmelo Sacco, nipote del boss Nino Sacco, avrebbe quindi garantito alla famiglia mafiosa «una serie di somme provenienti da attività economiche sul territorio (corso dei Mille, ndr)» raccogliendo somme a titolo estorsivo. Per il territorio della famiglia di Brancaccio, invece, vi sarebbe stato un accordo «per lasciarne il controllo - annotano i pm - ad altri soggetti rappresentati da Caserta».