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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:42
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Giustizia

Giusi Bartolozzi torna ad indossare la toga con la previsione di un nuovo incarico ministeriale

L'ex capo di gabinetto al Ministero della Giustizia riassegnata alla Corte d'Appello di Roma; possibili ripercussioni sul processo Almasri

22 Aprile 2026, 19:15

19:20

Giusi Bartolozzi torna in toga: tra un incarico a Londra e lo scudo della Consulta

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Giusi Bartolozzi torna ad indossare la toga. La ex capa di gabinetto del ministero della Giustizia, che poco più di un mese fa associò alcune componenti della magistratura a un "plotone di esecuzione", ha chiesto e ottenuto dal Csm di rientrare alla Corte di Appello di Roma.

Un ruolo che potrebbe essere soltanto provvisorio perché potrebbe profilarsi per lei la nomina ministeriale di magistrato di collegamento da Londra: l’ultima autorizzazione su questo, però, spetterà ancora al Consiglio superiore della magistratura.

La scelta della ex dirigente degli uffici di via Arenula di rientrare in magistratura determinerà probabilmente decisivi cambiamenti sul procedimento che la vede imputata per il ruolo svolto nell’affaire Almasri, il generale libico accusato di torture e stupri dalla Cpi, arrestato in Italia oltre un anno fa e poi subito rimpatriato con un aereo dei servizi. La data per l'inizio del processo a Roma è fissata per il prossimo 17 settembre, ma alla prima udienza un collegio preliminare potrebbe sollevare, di fronte al Tribunale capitolino, la questione di competenza affinchè l’incartamento sia trasferito agli uffici Perugia, che sono competenti per i procedimenti penali che riguardano i magistrati del distretto di Roma.

Il primo step che avvicinerebbe Bartolozzi a questa ipotesi si è consumato in queste ore: il Csm le ha riassegnato l'incarico che aveva alla Corte di Appello di Roma, con le funzioni di magistrato della pianta organica flessibile giudicante. Per la stessa inchiesta Almasri, inoltre, resta altrettanto determinante anche l’esito del ricorso alla Consulta, per il quale la Camera ha dato una settimana fa il via libera alla richiesta di sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Roma. La ex capa di gabinetto, dimessasi dopo l’esito del referendum sulla riforma della Giustizia, è imputata per false informazioni al pubblico ministero, ma un’eventuale pronuncia della Corte Costituzionale in suo favore - che eventualmente potrebbe arrivare entro l'estate o subito dopo - potrebbe tradursi per lei in una sorta di scudo processuale. Nel caso in cui la Consulta stabilisca che la competenza sul caso Bartolozzi spetti al Tribunale dei ministri e non direttamente alla procura capitolina, la stessa autorità giudiziaria dovrà chiedere l’autorizzazione a procedere alla Camera: a quel punto si annuncerebbe in Parlamento un voto scontato sulla sua immunità, come già avvenuto per i ministri Nordio e Piantedosi e per il sottosegretario Mantovano, coinvolti nella vicenda.

Non a caso in queste ore circolano varie ipotesi sulle effettive motivazioni che hanno portato l’allora braccio destro di Nordio a cedere alle pressioni del governo affinché si dimettesse dagli uffici del ministero. C'è chi sostiene che lo 'scudò', a partire dal voto di una settimana fa alla Camera, sia solo la prima contropartita offertale dalla maggioranza. La vera exit strategy definitiva di Bartolozzi sarebbe poi un ruolo come magistrato di collegamento a Londra, che le verrebbe offerto dal Guardasigilli una volta tornata in magistratura. Una nomina di questo tipo verrebbe indicata dal ministro della Giustizia: in questo caso grazie a una norma della Cartabia sarebbe possibile derogare ai due anni obbligatori di stop agli incarichi conferiti dalla politica dopo il rientro in ruolo. Ma per la ex capa di gabinetto c'è un ultimo scoglio: sarà il Csm a dover dare l’autorizzazione definitiva al nuovo incarico, una scelta affatto scontata che potrebbe essere ostacolata dalla pendenza del procedimento penale sul caso Almasri.