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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 10:57
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il blitz a niscemi

Poesia per le vittime di mafia mentre il figlio boss fa affari sui rifiuti e sugli oli esausti

Il capomafia avrebbe coinvolto i due fratelli e anche il padre. Le indicazioni sul business adottate dopo la detenzione in carcere

23 Aprile 2026, 08:50

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Poesia per le vittime di mafia mentre il figlio boss fa affari sui rifiuti e sugli oli esausti

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Dal carcere il figlio acquisisce le regole per fare soldi con i rifiuti mentre il padre, non sapendo che sarebbe finito nel vortice giudiziario per mafia, sale sul palco il 21 marzo del 2023 per ricordare le vittime innocenti di mafia con una poesia. Siamo a Niscemi dove il buono e il cattivo spesso si mischiano. Il cattivo è Alberto Musto, 40 anni, il boss di Niscemi che subito dopo la sua scarcerazione si è messo a lavoro per stringere accordi criminali e fare soldi, il buono fino all’altro ieri era il padre Antonino di 70 anni che dopo anni di insegnamento in qualità di docente di educazione fisica si sarebbe fatto travolgere dal figlio maggiore e in questo turbinio anche Danilo, 30 anni e anche lui docente, è finito in carcere.

Erano sia Antonino che Danilo conoscitori degli affari illeciti di Alberto e Sergio (condannati per mafia e al 41 bis) tant’è che partecipavano agli incontro programmatici e nello stesso tempo erano loro ad andare a caricare i bidoni pieni di olii vegetali che consegnavano prima alla società Sicilgrassi Srl di Favara (in provincia di Agrigento) e poi alla Think Green Srl di Catania. Sarebbero stati gli stessi titolari della società a cercare il boss per chiedere il permesso prima di iniziare a firmare i contratti con le aziende del territorio.

A dare l’idea del business sui rifiuti ad Alberto Musto è stato Pietro Cinà di Palermo con il quale il niscemese è stato detenuto. «Abbiamo trovato la soluzione per questo smaltimento… cinquecento euro a mille litri e niente gli dobbiamo dare». Insomma la famiglia Musto prendeva i bidoni con i rifiuti e incassava il denaro. Senza sudare più di tanto. Ma i 500 euro sarebbero lievitati a 800 euro con il trascorrere del tempo. L’unica del nucleo familiare a non essere indagata è la madre del boss, anche lei insegnante, che ha preso parte a diversi incontri dei figli tanto da ricevere la confidenza: «Poi te lo dico io… i miliardi ci facciamo, appena esce Piero i miliardi ci facciamo!».

Che i rifiuti siano un settore ricco lo si sa e anche Alberto Musto avrebbe appreso questo stratagemma mentre era in cella. Una forza intimidatrice quella del boss con un unico obiettivo: costringere i commercianti a consegnare l’olio esausto e pian piano ottenere nel settore una posizione dominante da sfruttare in seguito per accaparrarsi il servizio di raccolta anche di altri tipi di rifiuti. E le società con cui i Musto hanno stretto gli accordi erano compiacenti: fatica minima e risultato economico buono.

«Con l’attività giudiziaria odierna si è reso un servizio ai cittadini, in particolare a quelli di Niscemi, già gravati dal gravissimo problema della frana. Cerchiamo di aiutare la cittadinanza scrollandole di dosso il fardello di Cosa nostra», ha detto il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca.