Il piano che non c'è
Disabili e barriere architettoniche: slittano i tempi del Peba a Catania
Oggi scadono i sei mesi imposti dal Tar per presentare il piano, che però non è ancora pronto Ma l’associazione Coscioni, autrice del ricorso vinto, è ottimista: «C’è un dialogo costante con il Comune»
Scadono oggi i sei mesi di tempo concessi al Comune dal Tribunale amministrativo regionale per elaborare il Peba, ovvero il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Catania è infatti uno dei tanti comuni, siciliani e non solo, che non si è dotato dello strumento obbligatorio da 40 anni per l’accessibilità alle persone con disabilitá, ovvero fin dalla legge 41/1986. Obbligo poi ribadito con la legge 104 del 1992.
Per attuarlo il Tar, dopo il ricorso presentato - e vinto - dall’associazione Luca Coscioni ha nominato un commissario straordinario insediatosi il 27 ottobre 2025. Come affermato da uno dei coordinatori della Cellula Coscioni di Catania - ovvero il gruppo locale legato all’associazione - Maurizio Vaccaro, «il Comune in questi mesi è stato molto collaborativo sul tema, in particolare ringraziamo l’ingegnere Fabio Finocchiaro, direttore dei Lavori pubblici per questo. È stato recuperato un piano redatto anni fa ma mai approvato, e l’aggiornamento è in corso. Ma quasi certamente ci vorrà una proroga». Un aspetto, questo, confermato anche dal sindaco di Catania Enrico Trantino: «Il piano c’è, ma non abbiamo i fondi per attuarlo: servirebbero oltre 20 milioni di euro», commenta il primo cittadino.
L’aggiornamento sul Peba è emerso sabato scorso all’interno del Catania Book Festival, kermesse nella quale era ospite anche Marco Cappato, il tesoriere di Coscioni e volto nazionale delle battaglie che da oltre 20 anni l’associazione svolge su tematiche che coinvolgono i diritti individuali secondo il motto «dal corpo delle persone al cuore della politica». Cappato ha spiegato che la battaglia per il Peba «si inserisce in un contesto nel quale si dimostra che a livello locale si può ancora raggiungere il risultato, mentre sui grandi temi sembra essersi diffusa l’impressione dell’incapacità di incidere della politica».
Il dibattito si è tenuto proprio il 25 Aprile, tanto che Cappato, noto soprattutto per le battaglie per il diritto all’eutanasia, afferma: «Nel giorno della Liberazione ricordo che sono stato processato due volte per una legge del 1930, e indagato cinque volte. La norma prevede fino a 12 anni di carcere per chi aiuta al suicidio. C’è voluta la disobbedienza civile per fare andare avanti le cose. Oggi il suicidio assistito in parte è legale dal 2019 dopo una pronuncia della Corte Costituzionale. Il Parlamento però non ha mai voluto però affrontare il tema dell’eutanasia legale. Siamo però riusciti con l’associazione Luca Coscioni a conquistare questi diritti praticando una democrazia della partecipazione diretta, che non è soltanto andare a votare i rappresentanti ogni tot anni ma un esercizio quotidiano che i cittadini possono fare ogni giorno». Temi che sono al centro del libro «Credere, disobbedire, combattere» di Cappato, pubblicato la prima volta nel 2017 e nel quale si parla di vicende come quella di Dj Fabo, accompagnato proprio da Cappato in Svizzera per il suicidio assistito nel febbraio del 2017, «diventata esempio di come la disobbedienza civile porti ancora risultati».
