L’inchiesta
«Totò non ci vuole tornare in carcere». Cuffaro chiede il patteggiamento: tre anni, ma di pubblica utilità
Il gup deciderà venerdì. I pm hanno chiesto il rinvio a giudizio per gli altri, un indagato in abbreviato
«Totò non ci vuole tornare in carcere». Il pensiero, seppur sussurrato, accomuna molti politici siciliani. L’ex governatore ha già vissuto la vita da recluso: quattro anni e undici mesi a Rebibbia per favoreggiamento alla mafia (anche se la condanna era stata di 7 anni).
Cuffaro, accusato di corruzione e traffico di influenze nell’ambito di un’inchiesta delle procura di Palermo su appalti e concorsi della sanità pilotati e cuciti su misura, è ai domiciliari già da cinque mesi. Un lasso di tempo che potrebbe avere un peso giudiziario per l’imputato Cuffaro.
Ieri, nel corso dell’udienza preliminare, è accaduto quello che forse nessuno si aspettava. I legali di Totò Cuffaro, Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, hanno formulato istanza di accesso al patteggiamento. La pena avanzata nella proposta è quella di tre anni da sostituire alla detenzione con lavori di pubblica utilità. E, in perfetto stile giustizia riparativa, è previsto il risarcimento 7.500 euro ciascuno ai due enti “danneggiati”. E cioè l’ospedale Villa Sofia-Cervello di Palermo e l’Asp di Siracusa.
La richiesta di patteggiamento ha avuto il sigillo del parere positivo della procura di Palermo. Ora, quindi, tocca solo alla gup Ermelinda Marfia decidere se accogliere o meno l’istanza di patteggiamento. Se la risposta fosse sì, gli anni da scontare “nella pubblica utilità” sarebbero due, con l’aggiunta di qualche mese. L’ora X è fra sette giorni: il 15 maggio.
In quella stessa data la giudice dovrà anche emettere la sentenza nei confronti di altri 7 imputati. Roberto Colletti, ex Dg del Villa Sofia-Cervello, Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso nosocomio, e l'ex storico segretario del governatore Vito Raso sono coinvolti nella vicenda del concorso per gli Oss ritenuto truccato dalla procura palermitana. Per la contestazione relativa alla gara per il servizio di ausiliariato bandito dall’Asp di Siracusa, rischiano il processo, per traffico di influenze, Mauro Marchese e Marco Dammone, della Dussman srl, Roberto Spotti, legale rappresentante della stessa società, e l’imprenditore di Belmonte Mezzagno Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice.
Il faccendiere calabrese Ferdinando Aiello ha chiesto, invece, l’abbreviato. Vedremo se il gup valuterà nel medesimo momento tutti e due i filoni processuali. Intanto lunedì prossimo è prevista un’altra udienza per far discutere i difensori dei sette che vanno in ordinario.
L’inchiesta che ha portato Cuffaro e Colletti ai domiciliari lo scorso novembre era ben più ampia all’inizio. Dopo gli interrogatori preventivi cadde l’accusa di associazione a delinquere. Il gip pur parlando di un «metodo» di pressione, soprattutto nel mondo della sanità e delle poltrone, agevolato dalla rete di conoscenze politiche e istituzionali di Cuffaro, non trovò che il quadro indiziario fosse così solito per cristallizzare dal punto di vista penale un sistema illecito.
E inoltre il giudice per le indagini preliminari ritenne fosse fragile l’apparato probatorio anche sul capitolo del Consorzio di Bonifica. Un capo di imputazione dove si parlava di mazzette. Gli indagati erano Cuffaro, il deputato Dc Carmelo Pace, l’imprenditore Alessandro Vetro, e il direttore generale del Consorzio di bonifica occidentale della Regione siciliana Giovanni Tomasino. La cosa più probabile è che questa contestazione sarà al centro di una richiesta di archiviazione da parte della procura di Palermo.
Sono invece, almeno dalle informazioni che arrivano dal Palazzo di Giustizia e dagli atti giudiziari, ancora al vaglio della procura guidata da Maurizio de Lucia le posizioni del deputato di Noi Moderati Saverio Romano e dell’ex manager dell’azienda aretusea Alessandro Caltagirone. Il funzionario si autosospese e dimise dopo l’avviso di garanzia: ma il gip dopo l’interrogatorio preventivo ha rigettato la richiesta di misura cautelare nei suoi confronti. Quando è arrivata la decisione infatti Caltagirone non ha nascosto tutta l’amarezza di quanto accaduto, affermando sempre la sua correttezza. Vedremo, quindi, quale sarà il destino anche di questo filone.
