catania violenta
«Era una maschera di sangue»: i picchiatori sono fuggiti con la macchina del 41enne massacrato
L'uomo è stato sotto osservazione al pronto soccorso del Garibaldi Centro. Le indagini sulla spedizione punitiva di via Cascino
Per sfregio, dopo che l'hanno pestato, hanno rubato la sua automobile. Il mosaico dell'inquietante spedizione punitiva avvenuta ieri sera in via Antonino Cascino - traversa di viale Mario Rapisardi a Catania - si arricchisce di nuovi elementi. Ieri sera i parenti del 41enne aggredito, abitano tutti nella stessa palazzina, raccontavano a chi era arrivato dopo quello che era avvenuto. Il gruppo di picchiatori sarebbe stato composto da più di cinque persone: alcuni arrivati con una macchina altri in scooter. Hanno accerchiato l'uomo, lo hanno trascinato fuori dalla macchina e lo hanno colpito a calci e pugni. «Era una maschera di sangue», mormorava qualcuno. «Il naso, la faccia. Lo hanno massacrato. Poi qualcuno ha sparato un colpo in aria. E sono fuggiti con la macchina», è la ricostruzione che emerge da quello che raccontavano fra loro i presenti in via Cascino. In un tratto d'asfalto vicino al marciapiede ieri sera c'era una grossa traccia ematica. Poco distante c'era ancora il bossolo trovato. «Qualcuno ha sparato in aria», hanno raccontato i testimoni. Se sia stato uno della banda a esplodere il colpo non è ancora chiaro. Senza dimenticare l'utilitaria lasciata in mezza alla carreggiata. Altro tassello che resta da incastrare.
Il ferito è stato trasferito al pronto soccorso del Garibaldi centro: è stato in osservazione tutta la notte. Le botte sono state violente, serviranno diversi giorni per mettersi in piedi. Il volto è completamente tumefatto. E ha diverse contusioni in varie parti del corpo. Gli investigatori della squadra mobile, che sta svolgendo le indagini con il coordinamento della procura, ha anche ascoltato la vittima per avere la sua versione dei fatti.
Il movente sarebbe di natura personale. Una parola in più, forse, alla persona sbagliata? O alla donna sbagliata? Le ipotesi aperte sono diverse. Non c'è un movente legato alla criminalità locale, ma i picchiatori sarebbero dei catanesi legati agli ambienti mafiosi.
Una cosa è cambiata rispetto agli anni Ottanta e Novanta. Prima per un motivo banale - anche per una voce inconsistente che girava nel quartiere - si finiva ammazzati. Fortunatamente oggi non accade più. Le nuove leve dei clan hanno cambiato strategia: colpi ai piedi e spari d'avvertimento. O pestaggi, come quello di ieri sera. Vecchia mentalità e nuovi sistemi. Tutto per evitare l'ergastolo, che stanno scontando i vecchi boss. «Al massimo prendiamo qualche anno di galera», diceva un giovane rampollo intercettato nel corso di una recente indagine.
