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Il caso

Chantalle, l’influencer virtuale, esce dal personaggio e si difende: «Ma quale mafia, è solo satira»

Sul seguitissimo profilo TikTok della giovane creata con l’intelligenza artificiale, sulla quale è partita una indagine della Dda, si parla di un fraintendimento: «Prende di mira la microcriminalità, l'ostentazione tossica di certi modelli culturali»

09 Maggio 2026, 19:37

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Chantalle, l’influencer virtuale, esce dal personaggio e si difende: «Ma quale mafia, è solo satira»

No, Chantalle, l’influencer virtuale creata con l’intelligenza artificiale e che in questi giorni spopola sui social, non inneggia alla mafia. Anzi, tutto l'opposto: «Si tratta di satira, e di libertà di espressione». A dirlo oggi, in risposta proprio ad un articolo del nostro giornale, è una voce fuoricampo in un post pubblicato su Tik Tok. Il profilo, registrato come "ilblogdikevintiktok", ha già raccolto circa 50mila seguaci, e a parlare, per una volta fuori dal personaggio, è una donna.

«Chiedo seriamente a tutti di condividere questo video o come direbbe Chantalle di suddividere, ma oggi sono estremamente seria», esordisce. Prima di criticare duramente il giornale in riferimento alla notizia dell'indagine della Direzione distrettuale antimafia (che ha sede a Catania) su Siracusa: «Trovo sinceramente sconcertante vedere un giornale importante come “La Sicilia”, lanciarsi illazioni che sembrano uscite da un complotto social. Arrivando perfino a parlare di una presunta indagine della Procura per capire se Chantal faccia propaganda mafiosa, che ne faccia addirittura parte. Ed è assurdo perché basta guardare i video, i miei contenuti, per capire immediatamente che il messaggio è l'esatto contrario».

L'indagine è quindi in corso, ma il profilo di Chantalle prosegue difendendo il suo operato e allontanando qualunque ipotesi di vicinanza agli ambienti malavitosi. Anzi: «La satira di Chantalle prende di mira la microcriminalità, l'ostentazione tossica di certi modelli culturali, degradanti e alcuni influencer che, quei comportamenti li rappresentano realmente nei social. Per trovo che la situazione sia gravissima. Perché viene raccontata una narrazione completamente distorta, diffamatoria, appunto da trasformare una parodia satirica, in qualcosa che non è mai esistito».

E infine chiude con un messaggio che sembra una vera e propria replica: «O il giornalista ha riportato informazioni infondate ed è una cosa estremamente grave comunque, oppure ancora peggio, molto più grave, qualcuno starebbe davvero ipotizzando di prendere sul serio una caricatura satirica evidente e farle e fare delle indagini. In entrambi i casi sarebbe un precedente inquietante. Per chiunque faccia satira, comicità o contenuti provocatori in Italia. Perché nel momento in cui una parodia viene confusa con propaganda reale, addirittura propaganda mafiosa, il problema non è più il personaggio. Il problema diventa la libertà di espressione stessa». Ma non c'è nessun errore: l'indagine antimafia è in corso.