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l'inchiesta

"Assassino": il mistero del foglietto a quadretti che riapre il caso Garlasco e che dà un altro indizio contro Andrea

Ritrovato nell'immondizia un manoscritto con dettagli agghiaccianti della scena del crimine. La Procura punta su Sempio e mette in discussione la condanna di Alberto Stasi

10 Maggio 2026, 17:43

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"Assassino": il mistero del foglietto a quadretti che riapre il caso Garlasco e che dà un altro indizio contro Andrea

Un dettaglio recuperato tra i rifiuti, sta ridisegnando uno dei casi di cronaca nera più intricati della recente storia italiana. A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia in via Pascoli a Garlasco, la Procura di Pavia ha concluso una nuova inchiesta che ribalta la tradizionale ricostruzione della scena del delitto.

Al centro non c’è una "pistola fumante" né una confessione, ma un inquietante foglio a quadretti rinvenuto in un sacco dell’immondizia. L’indagine, che indirizza i sospetti su Andrea Sempio, amico storico del fratello della vittima, poggia in larga parte su un profilo comportamentale.

Il 26 febbraio 2025 Sempio avrebbe conferito un sacco dei rifiuti in un’isola ecologica distante dalla propria abitazione, gesto ritenuto anomalo dagli inquirenti. Da quell’involucro è emersa una nota manoscritta inquietante: su un lato, appunti su come approcciare le donne; sull’altro, una sequenza di parole che richiamerebbe in modo impressionante, quasi didascalico, elementi della scena criminosa di Garlasco: “campanello”, “cane”, “finestra da fuori”, “da cucina a sala” e, infine, una parola netta: “assassino”.

Attorno a questo foglietto si è coagulata l’ipotesi di un’ossessione cresciuta nel tempo e coltivata nel silenzio. A corredo, la Procura ha affiancato intercettazioni ambientali e monologhi captati nell’auto dell’indagato, letti come segnali di consapevolezza e autoriferimento rispetto al crimine.

La tesi accusatoria prende così forma: l’omicidio sarebbe esploso come una violenza “cieca” e “sproporzionata” dopo il rifiuto di un approccio sessuale da parte di Chiara Poggi. In questo quadro di attenzione morbosa, l’ufficio inquirente colloca anche l’ipotesi — ancora da verificare — che Sempio potesse disporre di un video intimo della vittima con l’allora fidanzato Alberto Stasi, forse sottratto da una chiavetta Usb.

La difesa dell’indagato ha respinto le contestazioni, sostenendo che le frasi intercettate vadano contestualizzate e non costituiscano alcuna ammissione. Appunti e comportamenti, come le parole vergate su quel foglio a quadretti, da soli non sarebbero sufficienti e richiederebbero riscontri oggettivi e inattaccabili.

Per irrobustire il quadro, la Procura fa leva su elementi tecnici come la cosiddetta “traccia 33”, un’impronta palmare rilevata sulle scale della cantina e attribuita a Sempio dopo quattro verifiche incrociate. A questo si aggiungono tracce di Dna sotto le unghie della vittima, indizio di una prolungata colluttazione, e una rimodulazione dell’orario del delitto, posticipato a non prima delle 9.45.

Contestualmente, vecchi elementi a carico di Alberto Stasi — come il presunto sangue sui pedali della bicicletta — sono stati decisamente ridimensionati, ricondotti a possibili contatti precedenti all’omicidio.

Resta da capire se il foglietto recuperato nell’immondizia sarà la chiave di volta verso una verità conclusiva o l’ennesima crepa in un caso che continua inesorabilmente a spaccarsi.