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Il retroscena

«Il pomodorino di Pachino è solo cosa nostra»: così il boss aveva creato il suo monopolio criminale

Concorrenza illecita e prezzi impostati: un'opera di maquillage della mafia. Ecco cosa c'è dietro la confisca milionaria della Dia di Catania

15 Maggio 2026, 21:03

21:17

«Il pomodorino di Pachino è solo cosa nostra»: così il boss aveva creato il suo monopolio criminale

Il pomodorino era solo cosa loro. Dietro la confisca disposta dal Tribunale di Catania, sezione di Misure di Prevenzione, a carico del boss Salvatore Giuliano già condannato a 24 anni per mafia nell’ambito dell’operazione “Araba Fenice” della Dda c’è il controllo illecito e scorretto del settore ortofrutticolo a Pachino e hinterland.

Il “gioiello rosso” del Sud Est sarebbe stato al centro di richieste estorsive e imposizioni del prezzo sul mercato che avevano l’obiettivo di arricchire la consorteria criminale, che nel tempo ha sviluppato alleanze con il clan Cappello.

Il magazzino della “Fenice” - è il nome dell’azienda confiscata oggi dalla Dia di Catania - sarebbe stato il quartier generale di Giuliano e del suo gruppo.

Il collegio, presieduto dalla giudice Maria Pia Urso, scrive: «Era il luogo dove si tenevano gli incontri con gli altri esponenti degli altri gruppi mafiosi e dove si pianificavano le attività illecite all’interno del clan. Il modo di operare della Fenice non era basato sulle regole del libero mercato e della concorrenza basandosi piuttosto, come emerso dalle intercettazioni, sulla forza dell’intimidazione. Questa strategia era finalizzata» - si legge ancora nel decreto di confisca - «a costringere i produttori a far confluire il loro raccolto nei magazzini della “Fenice”, in modo da ottenere il pagamento di una somma di denaro, come corrispettivo dell’attività di mediazione, per la successiva vendita della merce agli operatori della grande distribuzione, lucrando sulla differenza fra il prestito imposto con la forza di acquisto e quello alto della rivendita a terzi».

Insomma, chi voleva commercializzare il pomodorino prodotto nelle serre di Pachino sarebbe stato costretto a passare, per forza, dalle grinfie del boss Giuliano. L’estorsione mascherata da mediazione. Un’opera di maquillage della mafia.

Un ex collaboratore di giustizia, Pietro Monaco - figlio di Angelo del clan Trigila di Avola - ha raccontato che Giuliano «imponeva a tutti gli agricoltori di Pachino di pomodoro e ortaggi a portare la merce nel suo capannone al prezzo che diceva lui. Grazie al suo legame con il clan Trigila è riuscito a imporre agli operatori del settore di vendere il prodotto esclusivamente a lui, in regime di monopolio».

Monopolio mafioso.