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la crisi

L'acqua ad Agrigento è ancora un'emergenza: vincono gli autobottisti, rinviate le nuove regole per mettere ordine al settore

Prorogato a novembre il sistema delle forniture sostitutive. Ma il problema resta strutturale: se è vero che gli invasi sono pieni, le condotte sono invece bucate

16 Maggio 2026, 11:16

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In provincia di Agrigento l’emergenza idrica non è affatto chiusa. Lo stato di crisi, per i sindaci soci dell’azienda consortile Aica, resta di fatto aperto. Una proroga dell'ultima ora sulle nuove regole che dovrebbero normalizzare il servizio delle autobotti ha evitato il blackout immediato. Ma la provincia resta sospesa tra soluzioni tampone e un sistema idrico che continua a perdere acqua. Dopo settimane di proteste, serrate degli autotrasportatori e cittadini esasperati, l’assemblea dei sindaci soci ha scelto la strada più pragmatica: prorogare fino al prossimo 9 novembre il sistema attuale delle forniture sostitutive, quello entrato in vigore formalmente nel maggio 2024 con la proclamazione dello stato di emergenza, rinviando l’entrata in vigore delle nuove regole disposte dal gestore.

Una soluzione tampone. Anzi, una pezza. Ma sufficiente ad evitare il collasso immediato del servizio. Le nuove modalità introdotte da Aica, pensate per tracciare ogni approvvigionamento e riportare ordine in un settore storicamente opaco e con alto tasso di abusivismo in alcune città della fascia orientale, avevano già generato tensioni e rischi di ordine pubblico, perché gli autobottisti non hanno intenzione di adeguarsi.

A Canicattì, il sindaco Vincenzo Corbo da giorni lancia l’allarme: centinaia di utenti non risultano registrati e rischiano di rimanere fuori dal sistema. Una bomba sociale che era pronta ad esplodere. Gli autobottisti dal canto loro denunciano regole poco chiare e un modello che ritengono li avrebbe trasformati da autonomi in “dipendenti di fatto” dell’azienda idrica. In molte zone le forniture erano già ferme ed i sindaci venivano presi di mira.

La Prefettura aveva allertato la Protezione civile regionale, pronta a mobilitare il proprio parco mezzi per evitare che interi quartieri restassero senz’acqua. In alcuni centri, come Sciacca, sono state comunque pubblicate ordinanze di un servizio sostitutivo con autobotti gestito dalla Protezione civile in raccordo con il gestore, al fine di garantire assistenza ai cittadini fino alla ripresa del normale servizio.

Durante la lunga assemblea di ieri dei sindaci soci di Aica e dell’Ati, è arrivata la decisione di dare tempo agli operatori di adeguarsi, evitare una nuova estate esplosiva. Perché se è vero che gli invasi sono pieni, le condotte sono invece bucate. E oltre il 50 per cento di risorsa erogata va persa. Il percorso di tracciabilità voluto dal gestore comunque non si ferma, ma la sua applicazione viene rallentata per non aggravare un territorio già fragile. Resta invece obbligatoria la registrazione degli utenti presso Aica, anche per chi vive in zone non servite dalla rete e dipende esclusivamente dalle autobotti. C'è da immaginare che gli autotrasportatori riprenderanno regolarmente il loro lavoro, anche se i loro dubbi rimangono.

Sul fronte politico, la deputata M5S Ida Carmina ha chiesto al Prefetto di segnalare al governo centrale la “drammatica condizione” del territorio e di istituire un tavolo permanente per gestire un’emergenza che, avverte, «sta sfuggendo al controllo delle amministrazioni locali». Ma la verità è che in provincia di Agrigento, come detto, la crisi non dipende solo dalle autobotti. Il nodo strutturale è quello delle condotte fatiscenti, dei guasti continui, delle dispersioni che superano il 50% e della difficile opera della governance di recuperare il terreno perduto e restituire fiducia ai cittadini. Perché anche con gli invasi pieni, metà dell’acqua si perde lungo strade e campagne. Una rete colabrodo che trasforma ogni estate in un’emergenza annunciata.