la storia
La risposta di Modena alla tragedia: una piazza unita contro chi semina odio
Mentre la politica nazionale discute di cittadinanza, migliaia di cittadini riempiono Piazza Grande scegliendo un linguaggio completamente diverso. Il messaggio lanciato dalla manifestazione è netto: la paura non può diventare una licenza per l'odio
A Modena, il fragore più assordante non è stato quello, brutale e disumano, dell’auto lanciata a folle velocità contro i passanti in via Emilia Centro. L’eco destinata a restare è il passo corale di un’intera città scesa in piazza per rispondere con la presenza, rifiutando rabbia e terrore.
L’assalto di sabato 16 maggio 2026 ha inferto una ferita profonda: otto persone ferite, quattro in condizioni gravi, e due vite segnate da amputazioni.
Eppure, di fronte all’orrore, la comunità modenese ha dimostrato che il senso di appartenenza e la solidarietà non si lasciano sopraffare.
Mentre in alcuni ambienti della politica nazionale si tentava subito di incasellare l’episodio in una narrativa precostituita su immigrazione e islamismo, i fatti hanno indicato un’altra verità. L’autore del gesto, il 31enne Salim El Koudri, è un cittadino italiano nato in Italia, con evidenti disturbi psichiatrici, e non riconducibile a percorsi di radicalizzazione jihadista, come confermato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
La risposta più convincente a ogni tentativo di strumentalizzazione è però arrivata dalle strade di Modena. A fermare l’aggressore in fuga, armato di coltello, evitando conseguenze ancor più drammatiche, non è stata un’ideologia, ma il coraggio civile di persone comuni.
Italiani e stranieri hanno agito fianco a fianco nell’emergenza: Luca Signorelli, modenese rimasto ferito nell’eroico tentativo di bloccarlo, insieme a due cittadini egiziani e ad alcuni commercianti pakistani della zona.
Un dato concreto, difficilmente conciliabile con la retorica della contrapposizione etnica: da una parte un uomo che colpisce, dall’altra una cittadinanza mista che interviene, rischia la vita e presta soccorso.
La sera stessa, questa pluralità si è espressa in un’unica voce. Accogliendo l’appello del sindaco Massimo Mezzetti, fino a 5.000 persone hanno riempito Piazza Grande in un “grande abbraccio collettivo”. Un presidio imponente, capace di unire cordoglio e vicinanza attorno a un messaggio inequivocabile: la paura non può diventare licenza di dividere e seminare odio.
Anche le più alte cariche dello Stato hanno riconosciuto la portata di questa reazione civile. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, hanno fatto visita ai feriti e ai soccorritori negli ospedali di Baggiovara e al Maggiore di Bologna, testimoniando la vicinanza dell’intero Paese a una città colpita.