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Flotilla, c'è un catanese tra i 12 italiani prelevati da Israele. «Siamo circondati», le sue ultime parole ai famigliari
Alessio Catanzaro era sulla barca Cactus quando le forze armate israeliane l'hanno abbordata in acque internazionali. «Ha buttato il cellulare in mare, nessuna notizia da stamattina»
Mani alzate contro armi da guerra puntate contro. È l'ultima immagine di Alessio Catanzaro, catanese a bordo della Cactus, una delle barche della Global Sumud Flotilla abbordate dalle forze armate israeliane. Dalle 11 di questa mattina del 31enne non si hanno notizie. Fa parte dei 12 italiani prelevati e portati via.
«Lo abbiamo sentito stamattina e ci ha detto che erano circondati da imbarcazioni israeliane», racconta la sorella, la giornalista Elisa Catanzaro. Da prassi gli attivisti, appena le forze israeliane salgono a bordo, buttano i cellulari in mare. «Prima di partire ci ha spiegato che avrebbe fatto così - conferma la sorella - Dal video streaming abbiamo visto che la sua barca, la Cactus, è stata abbordata e sono stati trasferiti su nave militare israeliana».
Il video dell'abbordaggio delle forze armate israeliano sulla barca Cactus
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Di padre catanese e madre bolognese, Catanzaro aveva partecipato anche alla missione bloccata a inizio mese. Quella volta, però, riuscì a fuggire e a riparare in Grecia. Giusto il tempo di aggiustare i danni subiti alle imbarcazioni e subito è ripartito con gli altri membri della Sumud Flotilla. Stavolta i numeri erano ancora più imponenti: 54 navi, 461 volontari, rappresentanti di 45 Paesi, un convoglio pensato per sfidare il blocco marittimo su Gaza e portare aiuti, oltre che attenzione politica, sulla crisi umanitaria in corso. Israele ha anticipato i tempi rispetto alle altre missioni, andando a prendere gli attivisti a 250 miglia nautiche a largo di Gaza, in acque internazionali, tanto da far parlare il team legale della Flotilla di «atto di pirateria».
I familiari sono in contatto con i legali del gruppo. Giovedì scorso, i genitori di Catanzaro all’indomani della telefonata tra il Presidente della Repubblica italiano e quello israeliano, avevano indirizzato, seguendo i canali ufficiali della Presidenza della Repubblica italiana un appello a Mattarella. «Siamo i genitori di un ragazzo italiano imbarcato sulla Global Sumud Flotilla che oggi ripartirà dalla Turchia verso Gaza - si legge nel testo - Abbiamo molto apprezzato le cose da Lei dette ieri nel colloquio con il Presidente di Israele, ma siamo molto preoccupati perché le barche della Flotilla, in missione umanitaria e non violenta per fare arrivare a Gaza supporti e sostegno, partiranno fra poche ore senza nessuna tutela e protezione da parte di nessun paese europeo. Ci rivolgiamo a Lei affinché possa rafforzare, anche nello scenario internazionale, la protesta contro ogni azione illegale da parte di Israele e, se lo ritiene, lanciare un appello affinché altri paesi europei possano unirsi nella richiesta ad Israele che non proceda con azioni violente nei confronti della Flotilla e dei ragazzi e ragazze che ne fanno parte».
La lettera non ha avuto risposta. E la preoccupazione dei familiari aumenta di ora in ora. «Siamo in allerta ed è importante dare il massimo risalto a quello che sta avvenendo - conclude la sorella di Catanzaro - speriamo che li rilascino senza danni».
Intervistato da La Sicilia pochi giorni fa, Catanzaro aveva detto: «Noi sappiamo che i governi non ci sono amici. Ma crediamo che sia importante comunque continuare la pressione. Per questo chiediamo anche alla Flotilla di terra di continuare a lottare accanto e insieme a noi».

