Il caso
Canone a “Rita Atria”, per la Rai «è una polemica strumentale». L'associazione: «Chiedano scusa»
Botta e risposta dopo la notizia della ricezione del bollettino senza l'indicazione della ragione sociale ma con solo indicato il nome della testimone di giustizia scomparsa 34 anni fa a soli 17 anni
Il caso della richiesta di pagamento del canone Rai giunta nella sede dell’Associazione antimafie Rita Atria, a Milazzo, ma semplicemente indirizzato a “Rita Atria”, giovane testimone di giustizia collaboratrice di Paolo Borsellino morta nel 1992 a 17 anni, è diventato di portata nazionale. Dopo la notizia lanciata ieri da La Sicilia, l’azienda risponde e parla di «polemiche strumentali». Si legge: «Rai sottolinea come una semplice comunicazione informativa per il canone speciale destinata all’“Associazione Antimafie Rita Atria” sia stata utilizzata in maniera del tutto strumentale per richiamare l’attenzione collettiva su una triste vicenda di mafia, paventando una “sciatteria” da parte della Rai nella gestione dei data base. Come se la Rai avesse persone defunte nei suoi archivi. Ma così non è come dimostra la circostanza che l’avviso riguarda il canone speciale (dovuto dalle associazioni) e non il canone ordinario (dovuto invece dalle persone fisiche)». La nota prosegue evidenziando «come la Rai non ha mancato di dare il giusto risalto alla vicenda e alla storia di Rita Atria». E cita «la miniserie “Non parlo più” del 1995», e «“La siciliana ribelle” film del 2008 co-prodotto da Rai Cinema».

Puntuale la controreplica dell’associazione: «Leggiamo con stupore il comunicato Rai. Se le comunicazioni vengono inviate alle associazioni, appare doveroso che venga riportata l’intera ragione sociale e non semplicemente il nome “Rita Atria”, soprattutto considerando il valore simbolico, umano e storico di quel nome. È evidente che una comunicazione così formulata possa generare amarezza e indignazione. Nessuno, peraltro, ha mai accusato la Rai di non aver dato spazio alla storia di Rita Atria. Questo non è mai stato oggetto delle nostre dichiarazioni». L’associazione prosegue: «Riteniamo fuori luogo il tentativo di spostare il dibattito su presunte polemiche “strumentali” o su ricostruzioni che nessuno ha avanzato. Quando si commette un errore - e in questo caso appare evidente - sarebbe più semplice e rispettoso prenderne atto e chiedere scusa». Poi si passa «all’aspetto “strumentale” di cui veniamo accusati, se la richiesta di riapertura delle indagini sulla morte di Rita Atria viene definita tale, ci chiediamo: strumentale per chi? Per la richiesta di verità? Per la ricerca di giustizia? Per il diritto di una comunità a non dimenticare? Crediamo che ricordare Rita Atria significhi soprattutto questo: pretendere verità e giustizia. E pensiamo che quando si commettono errori si debba avere l’umiltà di chiedere scusa».
