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I dati

Minori, a Catania è “emergenza” da 50 anni: il record italiano per la devianza è storico

Il report di “Prima i bambini” mostra il legame tra povertà educativa e il primato di ragazzi nel circuito penale

09 Giugno 2026, 07:00

Minori, a Catania è “emergenza” da 50 anni: record nazionale per la devianza

Foto di Davide Anastasi

«Questo report è uno strumento di riflessione e democrazia. Aiuta a guardare la realtà per ciò che è, oltre la retorica dell’emergenza». Le parole di Marco Rossi Doria, presidente dell’impresa sociale “Con i bambini”, sono riferite a uno studio del comitato “Prima i bambini” a firma di Antonio Fisichella dell’associazione “Memoria e futuro” sulla povertà educativa a Catania.

Si tratta di un lavoro di sintesi tra varie fonti statistiche certificate (Istat, ministero dell’Istruzione, della Giustizia e non solo) riguardo al grave ritardo territoriale sulle politiche per i minori. E non si tratta, come sottolineato da Rossi Doria, di una emergenza: la città è ormai da mezzo secolo prima per la devianza minorile. E la spiegazione offerta dallo studio, mettendo uno dietro l’altro i dati, è appunto la povertà educativa. Con il paradosso che per tantissimi minori «l’ingresso nel circuito penale rappresenta la prima vera occasione educativa della loro vita».

Sono i dati a illustrare la tesi: la scarsa presenza di servizi educativi ha un ruolo chiave in tutta la vita, dalla nascita all’età adulta. Si parte dalla prima infanzia (fino a 2 anni) dove la copertura di servizi educativi raggiunge meno del 10% dei bambini (con una media nazionale del 30,7%), e si scende al 7% per gli asili nido (media nazionale del 16%), sempre secondo Istat. Se si considerano solo quelli comunali (870 posti) si scende a meno del 5%. Crescendo, pochissimi minori usufruiscono del tempo pieno a scuola, una “eccezione” che riguarda il 13,1% degli alunni, mentre a Milano si sfiora il 100% (96,7%). La situazione si fa drammatica alla fine del ciclo scolastico: il 23% dei ragazzi tra 18 e 24 anni (sempre dati Istat) ha lasciato la scuola prima di un diploma o di una qualifica professionale: è il dato più alto in Italia.

Dopo, tra i 15 e i 29 anni, spesso questi minori diventano “Neet”, acronimo di chi non studia non lavora e non fa formazione: sono il 35,4% del totale, anche qui un record nazionale. E anche all’interno della scuola, la percentuale di chi è in difficoltà è da primato nazionale: secondo i dati dei test Invalsi, standardizzati per tutta Italia, oltre la metà degli alunni è in gravi difficoltà: il 28,79% è classificato come “debole”, il 22,13% come “molto debole”. Solo il 6,38% è a livello “molto buono”. Non stupisce vedere come Catania sia “maglia nera” anche per diplomati nella fascia tra 20 e 24 anni: solo il 73%, contro una media italiana del 88,9%.

Al 30 settembre 2024, secondo gli ultimi dati ministeriali disponibili, il distretto di corte d’appello di Catania (che comprende anche le province di Siracusa e Ragusa, 1,7 milioni di abitanti in totale) conta 1.129 minori in carico: 310 come “primi ingressi”, 819 già precedentemente in carico. Numeri che pongono il territorio al quarto posto in Italia, dopo Roma (1.804), Napoli (1.323) e Palermo (1.231). Ma in tutti gli altri casi si tratta di aree molto più vaste e popolose. Roma copre tutto il Lazio, con 5,7 milioni di abitanti, Napoli anche le province di Benevento, Avellino e Caserta, per 4,7 milioni di residenti, Palermo arriva a 2 milioni, con all’interno anche le province di Trapani e Agrigento.

Non sono dati nuovi, come detto: il “primato” è una costante da quasi mezzo secolo. E le parole dell’allora presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania, Giambattista Scidà, risalenti al 1992, spiegano bene questa “emergenza perenne”: «I ragazzi di soli sette quartieri, pur rappresentando lo 0,27% della popolazione nazionale, costituiscono il 9% dei minori arrestati per rapina in Italia». Non sono più gli anni delle rapine, e lo studio sottolinea anche come sia anche poco presente il fenomeno del “gangsterismo” tra i giovani, a differenza di Napoli e Palermo. Ma questo non rende meno grave il fenomeno, anzi: chi delinque, in quei quartieri catanesi (sempre gli stessi dal 1992, San Cristoforo, Librino, Angeli Custodi, Monte Po, Villaggio Sant’Agata, Trappeto Nord con un ruolo più marginale, rispetto ad allora, di Picanello) lo fa per «l’uso sistematico dei minori» da parte delle organizzazioni mafiose. Spaccio, quindi, ma non solo. Sono le stesse aree dove la dispersione scolastica è ai vertici, raggiungendo il 39,5% nel Primo Municipio (S. Cristoforo) e il 35,8% nel Sesto (Librino). E in queste zone i “Neet” salgono rispettivamente al 45,8% e al 42,9%.

Ma c'è speranza? Il report lascia uno spiraglio: esperienze come "Assieme per San Cristoforo", che raccoglie 80 realtà cittadine. Ma, come sottolineato nei giorni scorsi dall'arcivescovo Luigi Renna nel presentare i dati del rapporto Caritas, anche quelli incentrati sulla povertà educativa, per ottenere risultati di vorranno anni. Sperando non altri 50