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11 giugno 2026 - Aggiornato alle 09:07
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L'intervista

Il ministro Urso festeggia per la corsa lunare: «Parmitano orgoglio siciliano. Scienza e tecnologia sono il nuovo Made in Italy»

«Nello spazio la committenza pubblica resta decisiva, perché esistono rischi tecnologici e industriali che nessun mercato può sostenere da solo», spiega il titolare del Mimit

11 Giugno 2026, 09:07

Adolfo Urso

Adolfo Urso

«Luca Parmitano è un orgoglio italiano. E, consentitemi di dirlo, anche un orgoglio della nostra Sicilia. La sua presenza in Artemis III non rappresenta soltanto il riconoscimento di una straordinaria storia personale. È la conferma del ruolo sempre più centrale dell’Italia nella nuova economia dello spazio». Così il ministro dell’Impresa e del Made in Italy, Adolfo Urso, si compiace per l’importante ruolo che è stato affidato al nostro astronauta che riflette anche la rilevanza del settore aerospaziale nazionale.

«Oltre 60 anni fa siamo stati tra i primi Paesi al mondo a lanciare un vettore. Oggi partecipiamo alla grande sfida che riporterà l’uomo sulla Luna. Questa volta non per una missione simbolica, ma per costruire una presenza stabile e duratura. Parmitano è il volto di un ecosistema tutto italiano: fatto di competenze, ricerca, imprese e innovazione. È il simbolo di un Paese che investe nelle tecnologie del futuro e che sa competere ai massimi livelli. È questo il nuovo Made in Italy: non solo bellezza e manifattura, ma anche scienza, industria, tecnologia, sicurezza e visione strategica».

Quanto pesa la filiera aerospaziale italiana?
«L’Italia possiede una filiera completa. Non è presente in un solo pezzo della catena: presidia elicotteristica, aviazione commerciale, propulsione, satelliti, osservazione della Terra, servizi e applicazioni. È una forza distribuita nei territori, con 16 distretti regionali e quattro Space Factory realizzate nel Paese, che tengono insieme Nord, Centro, Sud e Isole, inclusa la Sicilia. Questo rende lo spazio un comparto che unisce l’Italia, un’avventura comune che coinvolge l’intero territorio nazionale. Non parliamo di una nicchia tecnologica, ma di un settore strategico per la politica industriale nazionale la cui dimensione misura la capacità di un Paese di stare nel futuro. A sostegno di questa nuova centralità industriale, tecnologica e strategica, il Governo ha destinato all’ecosistema aerospaziale 7,8 miliardi di euro al 2028, tra risorse nazionali ed europee. Un impegno che si inserisce in un contesto di crescente rafforzamento del settore sui mercati internazionali: l’export dell’aerospazio ha registrato un incremento del 23,3% rispetto al 2022 e gli investimenti diretti esteri nel comparto sono aumentati del 37,1%».

Che ruolo hanno oggi privati, startup e nuove imprese innovative?
«Nello spazio la committenza pubblica resta decisiva, perché esistono rischi tecnologici e industriali che nessun mercato può sostenere da solo. Ma oggi siamo dentro una nuova fase: accanto allo Stato entrano capitali privati, startup, Pmi innovative e nuove competenze. È il passaggio dalla sola esplorazione alla Space Economy. Il compito del pubblico è chiaro: creare le condizioni abilitanti. Regole certe, investimenti, infrastrutture, connessione stabile tra ricerca e impresa».

Che significato ha la Presidenza italiana del Consiglio ministeriale Esa 2025-28?
«Ha un significato politico e industriale molto preciso. L’Italia oggi è al centro della politica spaziale europea. La Presidenza del Consiglio ministeriale dell’Esa fino al 2028 ci consente di accompagnare una fase decisiva: lanciatori, costellazioni satellitari, comunicazioni sicure, osservazione della Terra, esplorazione lunare, cooperazione con la Nasa. L’Esa è la porta di accesso dell’Europa allo spazio. Ma quella porta deve aprirsi su una reale capacità industriale europea. Per questo lavoriamo affinché lo spazio diventi sempre più una leva di autonomia strategica, competitività e crescita per le nostre imprese».

Difesa e sicurezza europea passano anche dallo spazio?
«Sì, e ormai è un dato di fatto evidente a tutti. L’invasione russa dell’Ucraina e il conflitto in Medio Oriente hanno reso chiaro che satelliti, dati, comunicazioni sicure e capacità di osservazione sono parte essenziale della sicurezza di un Paese. La deterrenza europea non si costruisce solo a terra, in mare o nei cieli, ma anche e soprattutto nello spazio. Il nostro Paese oggi non vanta solo una filiera completa e dinamica, ma anche un rapporto privilegiato con la Nasa e di una posizione centrale all’interno dell’Esa. Lo spazio non è più una frontiera lontana. È già oggi industria, sicurezza, sovranità e libertà».

In che modo la Sicilia si inserisce oggi nella filiera aerospaziale italiana e quale valore strategico ha il progetto del telescopio Fly-eye sul Monte Mufara?
«La Sicilia si inserisce oggi in modo pieno e strutturale nella filiera aerospaziale italiana. Il rafforzamento del tessuto industriale e tecnologico regionale ha consentito alla Regione di dotarsi di un proprio distretto spaziale, che si aggiunge agli altri 14 già presenti sul territorio nazionale. In questo quadro, ci siamo battuti con determinazione affinché si realizzasse sul Monte Mufara, nelle Madonie, il progetto del telescopio Fly-eye, sviluppato nell’ambito dei programmi dell’Agenzia Spaziale Europea per l’individuazione di asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra e per la predisposizione delle necessarie contromisure di difesa planetaria. È stato uno dei primi atti che ho compiuto in questa legislatura dichiarando quel sito di interesse strategico nazionale. Azione che oggi tutti possono comprendere nella sua rilevanza. La Sicilia entra nella storia dell'avventura spaziale con Parmitano e con infrastrutture che consentiranno di guardare sempre più lontano, oltre le stelle».