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la storica visita

Il Papa a Lampedusa e la "cattedrale a cielo aperto": sull'altare il faro scolpito con il legno dei barconi

Domani l'arrivo di Leone XIV, tredici anni dopo Bergoglio. Mentre il prefetto blocca lo sciopero dei voli che rischiava di isolare i fedeli

03 Luglio 2026, 14:55

15:39

 Il Papa a Lampedusa, sull'altare il faro scolpito con il legno dei barconi

A Lampedusa l’ansia si mescola alla trepidazione e alla gioia. L'isola si prepara a riabbracciare un Pontefice: domani mattina, alle 10:30, Papa Leone XIV varcherà la soglia del molo Favarolo a bordo della Papamobile, per portare la sua benedizione su questa isola che è confine d’Europa e crocevia di innumerevoli destini. Tredici anni dopo la storica e toccante visita di Papa Francesco, la più grande delle Pelagie si trasforma nuovamente nel cuore pulsante della cristianità.

Il campo sportivo di Lampedusa cambierà volto per diventare una "Cattedrale a cielo aperto", un tempio senza confini e senza barriere, capace di accogliere e stringere a sé, simbolicamente, l'intera umanità. Come ha detto l’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano il Santo Padre incontrerà i vivi e cioè che coloro che sono riusciti a fare la traversata e i morti e cioè coloro che invece quella traversata non sono riusciti a completarla.

Il Papa al campo sportivo celebrerà la messa, circondato da segni liturgici potenti che raccontano le cicatrici, il sangue e la resilienza del Mediterraneo. Sull'altare, accanto alla venerata statua della Madonna di Porto Salvo, protettrice dei naviganti fin dal XV secolo, ci sarà infatti anche il secentesco Crocifisso della Cattedrale di Agrigento.

Il sindaco Filippo Mannino consegnerà al Santo Padre un faro alto circa 70 centimetri. Non un faro qualunque, ma un’opera intagliata nel legno dei barconi dei migranti dal falegname lampedusano Franco Tuccio. È lo stesso artigiano che nel 2013 scolpì il pastorale e il calice per Papa Bergoglio e che trovò i resti di un fasciame per dare vita alla celebre "Croce di Lampedusa", oggi in perenne viaggio per il mondo in una sorta di staffetta spirituale. Questo nuovo faro, che al termine della celebrazione partirà per il Vaticano con Papa Leone XIV, si erge a "simbolo di Lampedusa ma anche di speranza, luce e vita".

Tutto l'impianto visivo e liturgico parlerà il linguaggio del mare e del sacrificio. L’altare e l’ambone, realizzati dall'artista palermitano Igor Scalisi Palminteri dopo aver vinto un concorso dell'Arcidiocesi, evitano la crudezza narrativa del dolore per affidarsi a un’essenzialità astratta e simbolica. L’ambone – e cioè la “struttura” che si usa per leggere le Sacre Scritture - ricorderà la forma di uno scoglio e di un approdo sicuro, mentre l’altare richiamerà la solidità della pietra angolare. Le opere sono attraversate da un tratto inequivocabile: una profonda linea cromatica rossa, un segno vibrante che simboleggia tanto il sangue versato nella Passione di Cristo quanto la memoria indelebile delle innumerevoli vite perdute tra le onde.

Ma come vive l'isola queste ore di vigilia? Don Carmelo Rizzo, parroco di Lampedusa da cinque anni, racconta di un grande senso di "gratitudine" e persino di un "privilegio". "Il fenomeno migratorio ha attraversato diverse fasi", spiega don Carmelo, rievocando i caotici assalti del 2011, quando gli isolani improvvisavano l'emergenza aprendo le proprie case e sfamando i disperati in un'accoglienza spontanea. Oggi la macchina del soccorso è strutturata, gestita in primis dalla Croce Rossa, e il centro agisce da primissima accoglienza.

Eppure, questo momento storico ha rischiato di naufragare in un autentico incubo logistico. L'eccezionale afflusso di fedeli, pellegrini e massime autorità regionali (tra cui il presidente della Regione Siciliana) ha saturato i voli al 100% e prosciugato ogni disponibilità di alloggi per settimane. Uno sciopero del personale della società aerea Dat, proclamato dal sindacato Usb per la giornata di domenica 5 luglio nella fascia oraria 13-17, minacciava di paralizzare l’isola trasformandola in una trappola senza vie d'uscita, con gravi ripercussioni sull’ordine pubblico. Il prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo, con un'ordinanza, li ha precettati e ha garantito sei tratte vitali verso Palermo e Catania.