IL CASO
Torna "in vita" l'impianto dei rifiuti al porto commerciale di Augusta, il Tar: «dalla Regione modus operandi illegittimo»
L'annullamento dell'autorizzazione per lo stoccaggio di 500mila tonnellate di rifiuti alla società Hub Cem non è valido. Per i giudici, il Comune si è opposto troppo tardi
Prima sì, poi no e adesso di nuovo sì, stavolta per via di una sentenza del Tar di Catania. Così torna attuale la possibilità che alla società Hub Cem venga autorizzato lo stoccaggio di 500mila tonnellate di rifiuti non pericolosi e novemila tonnellate di rifiuti pericolosi sulla banchina del porto commerciale di Augusta, affinché da lì vengano poi trasferiti altrove tramite navi. I giudici del tribunale amministrativo regionale etneo, infatti, nei giorni scorsi hanno disposto l'annullamento del provvedimento della Regione Siciliana che, a sua volta, annullava in autotutela l'autorizzazione concessa alla ditta.
L'autorizzazione data nel silenzio
La storia che adesso si complica è nata difficile di suo. Il 12 giugno 2025 il dipartimento Acqua e rifiuti dell'assessorato regionale all'Energia aveva concesso l'Aua (Autorizzazione unica ambientale) alla società Hub Cem, una delle imprese della variegata galassia della famiglia Caruso di Paternò, diventata in pochi anni una delle più influenti nel settore della gestione dell'immondizia in Sicilia orientale. Nel provvedimento autorizzatorio si fa riferimento all'assenza dei pareri dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente; del Comune di Augusta; del Servizio igiene degli ambienti di vita dell’Asp di Siracusa; e addirittura del dipartimento Ambiente della stessa Regione. Tutte amministrazioni «omissive», si legge nell’autorizzazione unica, che non si sono espresse nonostante «ripetutamente sollecitate». Il loro silenzio viene tradotto, dall'amministrazione regionale, in assenso.
I primi a opporsi sono gli attivisti ambientalisti del coordinamento Salvare Augusta, seguiti dal sindaco di Augusta (appena riconfermato dopo un'elezione praticamente plebiscitaria) Giuseppe Di Mare, che annunciava un ricorso al Tar e la richiesta alla Regione di rivedere la decisione e bloccare l'impianto. Sul silenzio della sua amministrazione, Di Mare affermava: «Il sindaco non ha mai ricevuto nessuna richiesta di convocazione alla conferenza dei servizi. L’hanno ricevuta gli uffici che non hanno partecipato, ma non per omertà».
Nelle stesse ore, il sindaco di Melilli Peppe Carta, che è anche presidente della commissione Ambiente all’Ars, aveva depositato un’interpellanza urgente all’assessorato regionale. «L’autorizzazione di un impianto con una capacità di 500mila tonnellate annue di rifiuti pericolosi senza adeguate verifiche equivale a condannare ulteriormente un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di salute e ambiente», diceva.
Il paradosso dell'annullamento in autotutela
L'1 ottobre 2025 era arrivato il provvedimento di annullamento in autotutela della Regione Siciliana. Seguito, quando già l'assessorato aveva messo una pietra sopra all'impianto, dalle giustificazioni dell'Arpa sul mancato parere: «Nessuna valutazione è stata formalizzata dalla scrivente - scriveva l’Arpa, fuori tempo massimo - a causa della grave carenza di personale e dell’elevato numero di procedimenti in istruttoria, già ripetutamente segnalata a tutte le autorità regionali competenti».
Attorno all'annullamento, però, si verifica un paradosso non da poco. Al Tar, per discutere il ricorso fatto dal Comune di Augusta, il 29 settembre la Regione difende l'autorizzazione, sostenendone la piena legittimità. Ventiquattr'ore dopo, gli uffici cambiano idea. Il 30 settembre il dirigente Francesco Arini firma l’annullamento in autotutela perché «il procedimento istruttorio è risultato carente».
E anche questo cortocircuito finisce nella sentenza emessa dal Tar di Catania a favore della società Hub Cem Augusta. Secondo i privati, cui i giudici danno ragione, «è mancata la comunicazione di avvio del procedimento di autotutela» e, inoltre, i pareri non erano comunque necessari visto che si tratta di un «impianto già esistente», a cui però adesso si affianca l'attività di deposito dei rifiuti (oltre che quella di deposito di cemento in silos). Dice ancora Hub Cem: «Le modifiche richieste non implicavano un aumento delle emissioni» e, in più, «l'area non è sottoposta a vincolo» ed è distante «1,3 chilometri» dalle Saline di Augusta (gli ambientalisti quantificano questa distanza in meno di 300 metri).
Inoltre, segnalano ancora gli avvocati dei Caruso, è infondata la tesi, sostenuta dall'amministrazione regionale, «secondo cui il mancato intervento del Comune e del dipartimento Ambiente in conferenza dei servizi avrebbe impedito l'emersione dei vincoli ambientali».
Il silenzio del Comune di Augusta
Per il Tar etneo a dare ragione a Hub Cem è innanzitutto un elemento: un'amministrazione che ha partecipato alla conferenza dei servizi può chiedere che il provvedimento preso venga annullato. Ma il Comune di Augusta, finché la notizia non è finita sui giornali, non ha fatto niente. E, sottolinea il Tar: «Solo le prime (cioè le amministrazioni partecipanti, ndr) possono sollecitare l'amministrazione procedente a ritirare la determinazione conclusiva della conferenza dei servizi». Che, in ogni caso, poteva essere annullata soltanto dopo avere indetto una nuova conferenza dei servizi garantendo la partecipazione dei privati.
Scrivono i giudici: «Il modus operandi dell'amministrazione regionale deve ritenersi illegittimo». Non solo perché ha dato retta a chi non avrebbe potuto esprimersi, cioè il Comune di Augusta, ma anche perché avrebbe accorciato troppo le procedure di diniego, che risultano lesive «delle garanzie partecipative della ricorrente» e carenti «sul piano della motivazione». Un pasticcio, insomma, figlio della fretta, a volere essere generosi. Il risultato è che torna in vita l'autorizzazione di Hub Cem e, quindi, il permesso allo stoccaggio di immondizia (pericolosa e non), per un massimo di sei mesi, nel porto della città megarese. In attesa che le navi la portino via.

