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HUB CEM

Impianto per i rifiuti al porto di Augusta, le associazioni chiedono l'intervento di Schifani: «Fare nuove valutazioni»

Lo stoccaggio di 500mila tonnellate di immondizia (pericolosa e non) è un po' più vicino dopo una sentenza del Tar che dà ragione ai privati, bacchettando gli uffici pubblici

06 Luglio 2026, 13:35

13:40

Hub Cem porto commerciale di Augusta

«Profonda preoccupazione per la sentenza del Tar di Catania». E non certo perché i giudici amministrativi facciano valutazioni di carattere ambientale (che non fanno), bensì perché censurano il comportamento dell'amministrazione regionale e quello del Comune di Augusta. È nelle procedure seguite, secondo il Tar illegittime, che risiede infatti la ragione per la quale l'impianto per lo stoccaggio di 500mila tonnellate di rifiuti (pericolosi e non) nel porto commerciale di Augusta è più vicino. La società proponente, la Hub Cem, aveva ottenuto un'autorizzazione poi annullata in autotutela dalla Regione Siciliana. Gli uffici palermitani si erano mossi dopo le proteste dell'amministrazione comunale megarese, che nel procedimento autorizzatorio non aveva fornito parere per quella che la Regione stessa definiva una «condotta omissiva».





In questo incastrarsi di responsabilità e di posizioni contrapposte e, spesso, contraddittorie, la società privata aveva fatto ricorso al Tar. Che si è espresso nei giorni scorsi, con una sentenza - resa nota dal quotidiano La Sicilia - che riporta "in vita" l'autorizzazione per una discarica (lo stoccaggio può durare al massimo sei mesi, poi la spazzatura deve essere spedita altrove via nave) che sul territorio nessuno sembra volere.





«La sentenza richiama la Regione alle proprie responsabilità», dice l'associazione Italia Nostra, in una nota diffusa alla stampa e firmata dalla presidente regionale Nella Tranchina, assieme alle presidenti e ai presidenti delle sezioni di Siracusa, Augusta e Melilli, nell'ordine Liliana Gissara (che è anche consigliera nazionale), Gessica Di Venuta e Giuseppe Immè. «È necessario - afferma ancora il comunicato - adottare tempestivamente ogni iniziativa consentita dall'ordinamento per garantire una valutazione completa, rigorosa e inattaccabile sotto il profilo giuridico, fondata sulla tutela dell'ambiente, del paesaggio e della salute pubblica. È inaccettabile che il destino di un territorio tra i più compromessi d'Europa possa essere condizionato da errori procedurali dell'amministrazione».

«A poche centinaia di metri dall'area interessata dall'impianto insistono le Saline di Augusta, uno degli ecosistemi costieri fra i più prezioso della Sicilia orientale, habitat di numerose specie di avifauna e tassello fondamentale della rete ecologica del territorio», sottolinea Italia Nostra. La distanza del sito naturalistico dal nuovo impianto, del resto, è uno dei temi di conflitto tra le associazioni del territorio e la società Hub Cem. I privati, infatti, sostengono che tra il sito di stoccaggio e le Saline ci siano 1,3 chilometri; il coordinamento "Salvare Augusta" quantifica questa distanza in meno di trecento metri. Manca, invece, un'attestazione istituzionale di questa distanza, giacché l'Arpa ha spiegato che redigerla non è compito suo.

«Italia Nostra - prosegue ancora il comunicato stampa - ribadisce che il futuro del comprensorio di Augusta, Priolo e Melilli non può essere ancora una volta legato all'aumento delle servitù ambientali [...] Per tali ragioni chiediamo al presidente della Regione Siciliana e agli assessori competenti di attivare con urgenza tutti gli strumenti amministrativi previsti dalla legge affinché l'intera vicenda venga nuovamente valutata alla luce del principio di precauzione, degli obiettivi di bonifica del Sin di Priolo, della pianificazione territoriale e paesaggistica e degli interessi pubblici coinvolti, garantendo il pieno coinvolgimento degli enti locali, delle autorità sanitarie, degli enti di tutela ambientale e delle associazioni portatrici di interessi diffusi».