Il caso
Trantino e le critiche per il bacio al teschio di Sant'Agata: «Devozione, lo rifarei mille volte»
Il sindaco di Catania risponde alle tante polemiche scatenate dal gesto di ieri, al termine della processione lungo la città delle reliquie della patrona. E mentre Uaar parla di «necrofilia» il presidente del Senato La Russa, quello dell'Ars Galvagno e quello del consiglio comunale Anastasi lo difendono
La mattina di lunedì, 17 agosto, Catania ha vissuto uno dei momenti più toccanti della sua storia di fede verso la patrona Sant’Agata. Che si è rapidamente trasformato in uno dei più controversi dopo il bacio dato dal sindaco Enrico Trantino al teschio della martire. Alle 8 in punto l'arcivescovo Luigi Renna prende dalla teca di vetro che ha appena fatto il giro della città la reliquia della vergine e martire, uccisa 1.775 anni fa, facendolo vedere alla folla per la prima volta dopo oltre 60 anni. Poi lo porge al cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano e legato pontificio inviato da Leone XIV per le celebrazioni del giubileo agatino, a 900 anni dalla traslazione delle reliquie, che lo bacia. Un gesto al quale a breve lo avrebbero raggiunto, nell’ordine: Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e segretario della Conferenza episcopale siciliana; Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario nazionale della Cei italiana; Fernando Filograna, vescovo di Nardò-Gallipoli; Salvatore Gristina, arcivescovo emerito di Catania; e infine il sindaco con fascia tricolore. Tra le migliaia di persone in piazza già risuonava lo stupore per il gesto del primo cittadino, poi diventato polemica, dibattito, persino pretesto per creare dei memi sui social. Parafrasando una famosa pubblicità, la domanda è: «Con quel bacio, cosa vuoi dirmi?».
«Era un gesto di devozione, non solo mio personale, ma in rappresentanza di tutti i catanesi. E lo rifarei mille volte», è la risposta del sindaco a 24 ore da quell’episodio che, già da ora, si candida a diventare il simbolo della sua sindacatura. Come specifica a “La Sicilia” il bacio è scattato quasi naturale «in un momento di grande coinvolgimento al termine di una lunga marcia dietro le reliquie della nostra Santa. Chissà quando potremo rivederle». Trantino, dopo aver rimarcato che il bacio sia stato dato prima anche da cardinali e vescovi, non ha dubbi sull'opportunità, quindi. Le critiche le definisce «surreali, degradanti, strumentali» con dentro «retaggi di quella cultura woke che vede spesso violenze presunte. Mi ha raggelato, nonostante le temperature estive, leggere che quel bacio sia stato interpretato come "violare una vergine"». Invece sarebbe più da leggere come quello dato «da un figlio a un genitore».
Nel frattempo sui social si va dai memi che mettono il “bacio” di Trantino tra quelli più celebri della storia, a posizioni nettissime come quella dello Uaar, l’Unione degli agnostici atei e razionalisti di Catania, che definisce il bacio «una cessione vergognosa alla superstizione necrofila e ai riti tribali». Ma c’è anche chi difende a spada tratta il sindaco, come Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana e suo compagno di partito in Fratelli d’Italia: «È sinceramente pretestuosa la polemica, propria di questi tempi scanditi da like e condivisioni sui social, che sta investendo immotivatamente il sindaco di Catania. Le offese dei leoni da tastiera che si stanno sbizzarrendo già da diverse ore, in tale circostanza, ritengo, rappresentino anche un insulto alla nostra Santa Patrona e a quella fede straordinaria che tutti i catanesi nutrono nei confronti di Agata. All'amico Enrico tutta la mia solidarietà e l'invito ad andare avanti come sempre». Solidarietà anche dal presidente del Consiglio comunale, Sebastiano Anastasi (Mpa): «Desidero esprimere la mia solidarietà al sindaco Enrico Trantino, bersaglio in queste ore di attacchi del tutto gratuiti, volgari e privi di qualsiasi costruttivo senso critico. Il ruolo che ricopro mi impone di ribadire il massimo e assoluto rispetto per la libertà di pensiero, di espressione e di parola, nonché per le diverse sensibilità che arricchiscono la nostra società. Tuttavia, esiste un confine invalicabile che separa la legittima dialettica democratica dall'aggressione verbale. Trasformare il dissenso o la diversa opinione in una vera e propria gogna mediatica è un atto inaccettabile, gravemente lesivo della dignità umana e personale. Tali esternazioni - prosegue Anastasi - offendono non soltanto la figura di qualsiasi primo cittadino, ma feriscono profondamente un’intera comunità. Catania è una città unita da una straordinaria tradizione di fede, storia e devozione che, nel nome della nostra amata Patrona Agata, ha sempre saputo esprimere il meglio di sé, dimostrando valori di rispetto, compostezza e solidarietà. Ridurre gesti di profondo significato e rispetto per la nostra identità a pretesto per ingiustificate polemiche social svilisce il sentimento comune dei catanesi. Rinnovo al sindaco Enrico Trantino l'invito a proseguire con determinazione nel suo lavoro per la città, nel costante confronto con l'intero consiglio comunale, forte del sostegno delle istituzioni e di tutti i cittadini che credono nel rispetto reciproco e nel bene della nostra comunità».
Nel pomeriggio, a intervenire in solidarietà di Trantino è persino la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio la Russa: «Incredibile! Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, compie un atto di sincera devozione verso Sant'Agata, adorata dai catanesi che le dedicano a febbraio una delle più importanti celebrazioni religiose del mondo, e viene attaccato sui social dagli immancabili stupidi odiatori e non solo. A lui va la mia piena vicinanza e solidarietà, insieme al plauso che migliaia e migliaia di "devoti" gli stanno tributando», dichiara.
Trantino prosegue dicendo che certe reazioni siano «frutto di idee politiche limitate». La politica, però, non c'entra: «Io non vorrei essere ricordato come il sindaco del bacio a Sant’Agata, ma come quello che, nella fase più alta della sua carriera professionale da avvocato, ha deciso di mettersi a disposizione della città. Vorrei che mi ricordassero come il sindaco che ha fatto prendere consapevolezza alla città che i problemi si risolvono lavorando tutti insieme. Se c'è la spazzatura, il degrado, o chi ruba i cavi di rame al Castello Ursino lasciandolo al buio, non è colpa dell’amministrazione, che comunque deve migliorare».
Trantino poi prova ridimensionare l’importanza dell’episodio, dopo le giornate passate in mezzo ai suoi concittadini: «Di persona nessuno ha cercato di strumentalizzare la vicenda. Mi rendo conto - prosegue - che la gente vuole parlare a tutti i costi ma oggi forse non lo capiamo, ma questo pellegrinaggio e la visione delle reliquie sono stati un evento che tra qualche tempo verrà ricordato nella sua straordinaria forza emotiva. Molti useranno la frase “io c'ero”». Trantino conclude parlando della candidatura della Festa come patrimonio Unesco. Un obiettivo raggiungibile «perché è una delle feste più seguite al mondo. Si dice tra le prime tre al Mondo per partecipazione, ma per me è la seconda, considerando che alla Festa di Pasqua a Siviglia si contano le presenze di una intera settimana». Il dato, da verificare, è comunque secondario rispetto all’importanza riconosciuta in questi giorni alla Festa dal Papa «che ha inviato qui il numero due del Vaticano», ovvero Parolin. E poi «nel comitato tecnico-scientifico erano rappresentare persone espressione di idee politiche lontane dalle mie ma che hanno creduto nel forte significato della Festa. Proviamo a costruire insieme quindi, e quando parliamo di Catania troviamo un argomento che unisca». Un argomento che, a prescindere che sia stato fonte di critiche o elogi per quel bacio, è chiaramente Sant’Agata.


