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la polemica

Botta e risposta sul Teatro Stabile di Catania. Sicignano: «Quei risultati ottenuti in passato». Gari: «Non faccio alcuna narrazione distorta»

Guerra di lettere, la presidente dimissionaria risponde alle accuse lanciate dall’ex direttore artistico

29 Aprile 2026, 10:26

10:30

Botta e risposta sul  Teatro Stabile di Catania. Sicignano: «Quei risultati ottenuti in passato». Gari: «Non faccio alcuna  narrazione distorta»

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Scambio di lettere al vetriolo tra  Laura Sicignano, direttrice artistica del Teatro Stabile di Catania negli anni 2018-2022  e la presidente del Consiglio d'amministrazione dell'ente, Rita Gari Cinquegrana che si è dimessa dall'incarico qualche giorno fa. Pubblichiamo di seguito  la lettera inviata al giornale "La Sicilia" dalla Sicignano e la risposta    di Rita Gari. 

A quattro anni dalla conclusione del mio mandato come direttrice del Teatro Stabile di Catania (2018–2022), sento ancora il legame con questa città e con il suo teatro: un’esperienza fatta di passione, intenso lavoro e risultati concreti, costruita insieme al Consiglio d’Amministrazione - guidato dal Presidente Carlo Saggio e dalla Vice Lina Scalisi - ai lavoratori e agli spettatori che ancora oggi continuano a farmi arrivare il loro affetto e le loro riflessioni.
Perciò ho appreso immediatamente la notizia delle dimissioni della presidente del Teatro Stabile di Catania Rita Gari Cinquegrana, accolta da molte voci come una liberazione per il teatro. Ho quindi letto la lettera della dimissionaria e la relazione allegata (che ricalca sorprendentemente lo schema della mia, prodotta a suo tempo): alcuni passaggi risultano inaccettabili.


Non è la prima volta che, pur impegnata a Genova in un lavoro intenso, mi trovo a dover intervenire per correggere una narrazione distorta e ristabilire la realtà dei fatti. Lo faccio per rispetto del lavoro svolto con il Consiglio di Amministrazione e con tutte le persone che hanno contribuito a salvare un teatro che, al mio arrivo, nonostante il preziosissimo, indispensabile lavoro del Commissario Giorgio Pace, era sull’orlo del tracollo.


Molti dei risultati oggi rivendicati nella relazione di Cinquegrana appartengono in realtà a progettualità costruite e finanziate durante la mia direzione. È il caso:

  • degli interventi di restauro ed efficientamento energetico finanziati con fondi 2020, già avviati prima della mia uscita;
  • del progetto di cooperazione Italia-Tunisia, ideato e finanziato durante il mio mandato;
    dell’intera rete di collaborazioni, convenzioni e protocolli, da noi costruita.
  • Anche il rilancio del rapporto con pubblico, scuole, Università e Accademia delle Belle Arti è frutto del nostro lavoro. I dati delle presenze di pubblico successivi agli anni del Covid (in cui ci siamo trovati ad operare noi) vanno letti per ciò che sono: una fisiologica ripresa dopo un crollo globale, non certo un risultato di successo.
  • Sito e social, prima inesistenti o inefficaci, sono stati costruiti durante la mia direzione. Così il protocollo con il Tribunale per i Minorenni e la maggior parte delle attività culturali avviate.
  • Ricordo qui azioni fondamentali da noi realizzate in quegli anni:
  • attivazione di nuove fonti di finanziamento, inclusi fondi europei;
  • recupero di centinaia di migliaia di euro di crediti e risoluzione di decine di vertenze legali; regolarità nei pagamenti di stipendi, oneri, imposte e creditori dal 2018;
  • oltre 50 produzioni e coproduzioni e 260 artisti coinvolti (l’80% siciliani);
  • rilancio delle tournée nazionali e coproduzioni con teatri italiani del massimo livello;
  • ristrutturazione di spazi (botteghino, Sala Verga, Ridotto);
  • inaugurazione della Sala Futura, inaugurazione del nuovo laboratorio e magazzino;
  • interventi radicali sul Teatro Verga, tra cui il restyling della facciata.


Rivendicare oggi questi risultati senza riconoscerne l’origine significa offrire una rappresentazione non aderente alla realtà. Inoltre con il Consiglio di Amministrazione guidato da Saggio e Scalisi abbiamo lasciato un bilancio in ordine — certificato da uno studio di commercialisti e pubblicato su La Sicilia — e una disponibilità sul conto corrente superiore ai 900mila euro. Al contrario, il primo bilancio reso noto dalla presidente dimissionaria evidenziava un attivo estremamente esiguo, nonostante alla conclusione del mio mandato gli Enti soci avessero finalmente erogato le risorse che noi per anni avevamo richiesto con insistenza, ma senza esito. Se ancora ce ne fosse bisogno, questo dato dimostra chi abbia saputo valorizzare le limitate risorse disponibili per il rilancio di un teatro allora privo di credibilità.


Anche la rivendicazione del ritrovamento delle “radici” del teatro siciliano da parte della dimissionaria rischia di essere retorico e fuorviante. Durante il mio mandato ho promosso un ricambio generazionale con oltre 80 artisti siciliani, valorizzando nuovi talenti senza rinunciare ai grandi autori della tradizione dell’isola, messi in scena con linguaggi contemporanei. La tradizione, infatti, non è stasi, ma capacità di rinnovarsi e dialogare con il presente.


In conclusione, è necessario affermare che senza il lavoro svolto durante il mio mandato, insieme al Consiglio di Amministrazione che mi ha nominata, il Teatro Stabile di Catania non avrebbe potuto proseguire le proprie attività. Quel lavoro ha rappresentato una condizione fondativa: senza di esso, semplicemente, ciò che è venuto dopo non sarebbe stato possibile.
Ogni tentativo di distorcere tale realtà risulta scorretto e rivela una debolezza. Chi ha solidità di visione e capacità gestionale dimostra il proprio valore attraverso risultati autentici, non attraverso l’appropriazione del lavoro altrui o la rimozione di quanto costruito in precedenza.


Colgo l’occasione per ringraziare ancora il pubblico, i lavoratori e le lavoratrici e il Consiglio di Amministrazione che mi ha accompagnata in quei 4 anni, condividendo un percorso difficile e indimenticabile.
Auguro a Catania un Teatro di qualità, contemporaneo, trasparente e all’altezza della sua comunità.

Laura Sicignano

La replica

Leggo con stupore la sgradevole e livorosa lettera dell'ex direttrice Sicignano a commento della Relazione, condivisa con il Consiglio di Amministrazione del Teatro Stabile di Catania che mi onoro di aver presieduto, i cui Componenti con grande generosità hanno messo a disposizione il proprio prestigio personale e le loro rispettive alte professionalità, in cui si è inteso rendere pubblica testimonianza dei risultati ottenuti nei quattro anni di lavoro a servizio del nostro Teatro.
Innanzitutto non comprendo a quale “narrazione distorta” faccia riferimento la sig.ra Sicignano in ordine al lavoro da lei svolto insieme all'allora CdA non essendoci nella nostra relazione riferimento alcuno alla precedente governance.
Per quanto riguarda la partecipazione ai Bandi finanziati dalla Comunità Europea, temo che l'ex direttrice confonda la mera candidatura con il gravoso compito della gestione del finanziamento concesso, costituito da delicate fasi quali la progettazione esecutiva, l'affidamento dei lavori, e tutte la complesse attività di rendicontazione, così come disciplinate dal PNRR, compiti svolti sotto la direzione di Luca De Fusco.


Impegno che ha consentito di raggiungere l'obiettivo finale, anche grazie alla dedizione profusa dai dipendenti coinvolti a vario titolo e che hanno partecipato con grande entusiasmo alla realizzazione dei progetti.
Tutti momenti successivi dunque all'uscita di scena (gennaio 2022) della signora Sicignano che, inspiegabilmente, vorrebbe rivendicarne l'esclusiva titolarità.


Così come sembra davvero singolare il tentativo di appropriarsi del copyright che riguarda i protocolli d'intesa, le convenzioni, le collaborazioni, quasi che il Teatro Stabile, che esiste ed opera dal lontano 1958, abbia incardinato tutti questi rapporti con le Istituzioni della Città soltanto nel quadriennio in cui ha operato l'ex direttrice.


I Protocolli, le convenzioni, scadono, vanno rinnovati, se ne aggiungono di nuovi, dunque perché la signora Sicignano si è turbata così tanto per le nostre legittime rivendicazioni? Perché pretende che le si debba riconoscere la maternità di figli nati ben oltre i nove mesi canonici di gestazione e soprattutto con un corredo genetico che di certo non è il suo? Se poi l'ex direttrice pensa di essere “motore di tutte le cose”, “causa prima del movimento e del divenire”, mi dispiace doverla deludere, l'universo non ha bordi e non ha un centro.

Rita Gari Cinquegrana