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Ne "I Persiani" il dolore attuale della guerra, «personaggi estranei al testo portano testimonianze reali di conflitti»

Il regista catalano Alex Ollé, premiato qualche giorno fa con gli Oscar della lirica spagnoli, debutterà il 13 giugno al Teatro greco

19 Maggio 2026, 08:17

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Ne "I Persiani" il dolore attuale della guerra, "personaggi estranei al testo portano testimonianze reali di conflitti"

C’è grande attesa per il terzo appuntamento con il mito classico della 61ª stagione dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Il regista Alex Ollé, premiato qualche giorno fa con gli Oscar della lirica spagnoli, debutterà il 13 giugno al Teatro Greco di Siracusa con “I Persiani”, nella traduzione di Walter Lapini. Lo spettacolo vedrà il debutto a Siracusa di Alessio Boni e i ritorni di Giuseppe Sartori, Anna Bonaiuto e Massimo Nicolini.

«Una delle ragioni principali del successo Inda – ha sottolineato il presidente della Fondazione Francesco Italia – risiede nella capacità di programmazione dimostrata da questo Consiglio di amministrazione. Negli ultimi quindici anni l’Inda è stata commissariata quattro volte, mentre negli ultimi otto ha finalmente ritrovato stabilità. Una continuità che ha consentito di pianificare con largo anticipo la scelta di grandi registi, attori e traduttori».

Una stagione che sta già facendo segnare numeri record: al 15 maggio, tra biglietti venduti e prenotati, sono oltre 171 mila le presenze al Teatro Greco, per un incasso superiore ai 5 milioni di euro e con 32.506 spettatori in più rispetto alla stessa data dello scorso anno.

«I Persiani – ha aggiunto Marina Valensise, consigliera delegata Inda – non veniva rappresentata da ventitré anni. Siamo molto onorati di aver Alex Ollé, maestro del teatro contemporaneo, uno dei sei direttori della Fura dels Baus».

Per la sua prima volta sul colle Temenite il regista ha portato con sé la sua squadra: le scene sono firmate da Alfons Flores, i costumi sono di Lluc Castells, le musiche di Josep Sanou e la collaborazione alla regia è di Ramon Simo Vines mentre il disegno luci è di Marco Filibeck.

«Mettere in scena oggi “I Persiani” – racconta Alex Ollé – significa restituire vitalità a un classico che continua a parlare al presente, affrontando temi come tensioni politiche, conflitti armati e ferite collettive. La rilettura contemporanea non tradisce Eschilo, ma ne amplifica la risonanza, rendendo il linguaggio e le immagini accessibili al pubblico odierno, in modo che gli interrogativi posti da Eschilo quasi 2500 anni fa continuino a interpellare la nostra coscienza. La tragedia viene interpretata come riflessione sull’illusione del potere perpetuo, incarnata da Atossa e Serse, desiderosi di prolungare l’egemonia imperiale di Dario».

Nella visione del regista il coro è diviso tra sostenitori e oppositori diventando un’assemblea contemporanea. Marco Maria Casazza è il capo del coro formato da: Francesco Biscione, Fabrizio Bordignon, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi, Francesco Migliaccio, Giovanni Nardoni, Antonello Cossia, Stefano Quatrosi, Michele Cipriani, Rosario Tedesco, Elena Polic Greco, Simonetta Cartia. Le scene sono di Alfons Flores, i costumi di Lluc Castells, le musiche di Josep Sanou, la collaborazione alla regia di Ramon Simo Vines, il disegno luci di Marco Filibeck, la direzione del coro di Elena Polic Greco e Simonetta Cartia.

«Viene inoltre valorizzata la funzione originaria dell’opera come strumento educativo per il pubblico greco – aggiunge il regista -. Per attualizzare questo aspetto ho introdotto personaggi estranei al testo che emergono dal pubblico, portando testimonianze ispirate a esperienze reali di guerra. Queste voci anonime danno spazio al dolore individuale e alle conseguenze invisibili dei conflitti, collegando la tragedia antica alle urgenze contemporanee».

Quella di Eschilo è una specie di avvertenza sul limite dell’ambizione umana. «Sapere che Eschilo sia stato in Sicilia e probabilmente l’abbia messa in scena – ha raccontato Ollé – mi fa sentire ancora di più il peso della responsabilità». È un testo dove la parola predomina sull’azione e per questo la proposta scenica vede due soluzioni: un grande tavolo da sala riunioni e una più metaforica che rappresenta la tomba di Dario.

«Questo testo che parla al presente – ha aggiunto Anna Bonaiuto che sarà Atossa - a me ha fatto pensare alla guerra in Vietnam dove l’America decide di impossessarsi del Vietnam senza sapere dove si trovasse. Atossa si preoccupa del figlio e dice: lo hanno rovinato le cattive compagnie. Quello che dicono tutte le mamme».

Ad interpretare Serse è Massimo Nicolini, che torna per l’ottava volta al Teatro Greco. «È il viaggio di un uomo che credendosi Dio ritorna ad essere uomo ma nel peggiore dei modi».

Grande attesa per il debutto di Alessio Boni che interpreterà lo Spettro di Dario. «Mi sono emozionato da spettatore – dice - ad assistere in questi giorni alle tragedie. Lo spazio, la luce al crepuscolo, sentire l’accoglienza del pubblico ed essere abbracciato da esso in maniera vertiginosa credo sia una energia indimenticabile».

Contento di tornare è Giuseppe Sartori nelle vesti del Messaggero. «Più che un resoconto sulla battaglia, il mio personaggio ha un ruolo politico – racconta -. Si trova di fronte a dei politici, dei generali, che riflettono in modo piuttosto asettico sulle conseguenze di alcune loro decisioni invece viene portata la zavorra umana che quelle decisioni hanno significato».