Stati uniti
Il Congresso (a maggioranza repubblicana) sfida Trump e vota per lo stop ai dazi sul Canada
Sei deputati GOP si schierano con i democratici (ma il presidente può mettere il veto)
La Camera dei Rappresentanti, a maggioranza repubblicana, ha sfidato Donald Trump approvando il blocco dei dazi contro il Canada: 219 voti favorevoli e 211 contrari.
Sei deputati del Grand Old Party si sono uniti ai democratici per sostenere la misura.
Mercoledì l’Aula ha votato per abrogare le tariffe imposte lo scorso anno dal presidente, infliggendo una reprimenda severa ma in gran parte simbolica, dopo che i vertici repubblicani avevano cercato per dodici mesi di evitare un pronunciamento.
La risoluzione, presentata dal deputato Gregory W. Meeks di New York, capodelegazione democratica nella Commissione Esteri, costituisce il primo voto formale della Camera sulla politica commerciale di Trump da quando è tornato alla Casa Bianca e ha ripreso a usare i dazi come strumento di pressione economica.
Nonostante il via libera della Camera, le probabilità di un effetto concreto sono ridotte: un veto presidenziale appare pressoché certo.
Il passaggio in Aula, tuttavia, riflette l’irritazione di una parte dei repubblicani per il progressivo svuotamento delle prerogative del Congresso in materia commerciale a favore dell’esecutivo, oltre alla preoccupazione che gli elettori stiano subendo danni dalle imposte doganali.
“Non si tratta di un’emergenza nazionale”, ha dichiarato Meeks dalla tribuna, invitando i colleghi a sostenere la risoluzione. Lui e gli altri democratici hanno criticato la cifra della politica economica di Trump definendola “non una strategia, ma un impulso”.
Per un anno i leader repubblicani della Camera hanno schermato i propri membri da votazioni obbligate sull’argomento, arrivando a manipolare la definizione di “giorno congressuale” per bloccare le iniziative. Questa settimana, però, non sono riusciti a raccogliere abbastanza consensi interni per rinviare ancora il tema.
Il risultato è che decine di esponenti del GOP, compresi quelli alle prese con rielezioni difficili, si sono espressi pubblicamente a favore di tariffe che una parte del loro elettorato teme possano rivelarsi disastrose.
