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La multa

La morale in homepage, il risparmio in busta paga

Il caso dell’editore di CataniaToday e PalermoToday tra inchieste sui diritti dei lavoratori e contratti al ribasso nelle proprie redazioni

18 Febbraio 2026, 13:13

13:24

La morale in homepage, il risparmio in busta paga

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È il paradosso perfetto, quello che fa più male perché colpisce chi ha costruito imperi editoriali e reputazioni erigendosi a paladino degli ultimi.

Scorrendo le home page di Today (ammiraglia del gruppo Citynews che in Sicilia pubblica CataniaToday, PalermoToday e Agrigentonotizie) guidata dai due Ceo Luca Lani e Fernando Diana o Fanpage guidata dal ceo e fondatore Gianluca Cozzolino, il lettore è costantemente bombardato da titoli indignati e inchieste che denunciano le storture del mercato del lavoro. "Morti sul lavoro e paghe da fame: come scappare dall’Italia", titolava Today tempo fa, cavalcando l'onda dell'indignazione per i giovani costretti a emigrare. O ancora, reportage molto amari su come "nei ristoranti stellati regni il terrore" tra "paghe da fame e trattamenti disumani", senza dimenticare la difesa d'ufficio della categoria degli avvocati, anch'essi vittime di sfruttamento.

Peccato che, mentre sfornavano questi pezzi di alta caratura morale e denuncia sociale (peraltro condivisibili), negli uffici amministrativi si consumava una realtà ben diversa, ora scoperchiata dagli ispettori dell'INPS. Il verbale presentato ai due colossi dell'informazione digitale è un conto salatissimo: circa 8 milioni di euro complessivi di sanzioni per mancati contributi previdenziali.

Il "predicare bene e razzolare male" qui assume i contorni precisi di un'ingegneria contrattuale volta al risparmio. Secondo quanto rilevato dall'INPS al termine delle ispezioni, i due gruppi hanno applicato ai propri redattori il contratto collettivo USPI-FIGEC-CISAL. Sulla carta, tutto legale secondo i firmatari di quel patto, ma nella sostanza si tratta di un accordo pensato per l'editoria periodica locale no-profit o di nicchia.

Citynews e Ciaopeople, che vantano bilanci milionari paragonabili ai grandi gruppi editoriali tradizionali, hanno utilizzato questo strumento per pagare i propri giornalisti decisamente meno di quanto previsto dal contratto standard della categoria (FNSI-FIEG).

Non stiamo parlando di sfumature burocratiche, ma di una differenza che impatta violentemente sulla vita delle persone. Un redattore ordinario sotto contratto FIEG-FNSI percepisce circa 2.694 euro lordi al mese. I colleghi di Citynews e Ciaopeople, inquadrati con il contratto "low cost", si fermano a 1.628 euro. Una differenza del 40% secco sulla busta paga.

Il divario diventa grottesco se si analizzano i diritti per chi lavora nei giorni di festa, momenti in cui l'informazione online non si ferma mai. Lavorare di domenica per i "giganti dell'informazione"? Viene retribuito con una maggiorazione del 20%, contro il 155% che spetterebbe con il contratto principale. E chi lavora a Pasqua per garantire le notizie ai lettori si vede riconoscere un misero +30%, invece del +180% garantito dalla FIEG. È quella che la Federazione Nazionale della Stampa (FNSI) non ha esitato a definire "imprenditoria corsara", parlando apertamente di "concorrenza sleale" fatta sulla pelle dei lavoratori.

Particolarmente emblematica, in questa inchiesta sul "doppiopesismo" morale, è la parabola di Ciaopeople. Quando Fanpage nacque nel 2011, l'editore applicò inizialmente contratti regolari. Poi, la discesa: prima l'uso massiccio di collaborazioni a partita IVA con buste paga tra i 1.000 e i 1.500 euro a fronte di ritmi serrati, poi la stabilizzazione tramite il contratto USPI, inizialmente venduta come soluzione transitoria e poi cristallizzata come standard per abbattere il costo del lavoro, specialmente dopo che la FNSI si rifiutò di rinnovare accordi al ribasso.

Mentre le aziende annunciano ricorsi e battaglie legali, sostenendo la correttezza del proprio operato, la sentenza mediatica è già arrivata ed è spietata. La rete, che è il pane quotidiano di questi editori, non perdona. Dagospia ha sintetizzato la vicenda con la consueta brutalità: "L'editoria italiana prospera sulla pelle dei poveri cristi". Sui social l'indignazione monta, rilevando l'ipocrisia di chi viene multato per retribuzioni troppo basse proprio mentre si erge a giudice morale dello sfruttamento altrui.

Resta l'amarezza di un sistema dell'informazione che, per sopravvivere o massimizzare i profitti, sembra aver deciso che la dignità del lavoro sia un argomento valido solo quando serve a fare clic su un titolo, ma non quando si tratta di firmare i bonifici a fine mese.