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La guerra lascia Catania senza voli verso l'Oriente, prime disdette negli hotel di Taormina

Colpire Dubai significa chiudere la principale porta di collegamento tra l'Europa e l'Asia. E la Sicilia non fa eccezione

10 Marzo 2026, 06:50

TAORMINA

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Colpire Dubai significa chiudere la principale porta di collegamento tra l'Europa e l'Asia. E la Sicilia non fa eccezione. Chi vuole raggiungere l'isola partendo dall'Estremo Oriente o dall'Australia ha nello scalo degli Emirati Arabi una sosta quasi obbligata. Così le conseguenze della guerra che Israele e Stati Uniti hanno intrapreso contro l'Iran si vedono anche all'aeroporto di Catania, unico scalo siciliano a contare su un collegamento diretto con Dubai con quattro frequenze settimanali (lunedì, mercoledì, venerdì, domenica). Nei primi dieci giorni di conflitto, a Fontanarossa sono stati cancellati cinque voli: circa mille passeggeri rimasti a terra. Solo la punta dell'iceberg di quanto rischia di soffrire il turismo sull'isola.

Con il blocco operativo degli hub del Golfo – Dubai, Abu Dhabi e Doha - i collegamenti aerei soppressi in tutto il mondo sono stati migliaia, si stima il 10 per cento del totale. Portando a un'esplosione dei prezzi, soprattutto sulle tratte tra Asia ed Europa. Cambiare rotta, bypassando lo scenario mediorientale, comporta infatti allungare i viaggi di migliaia di chilometri, con aggravio di costi per il carburante (soggetto a sua volta a un'impennata dei costi eccezionale). «Questo scenario - spiega Nico Torrisi, ad di Sac, la società che gestisce Fontanarossa - genera nei passeggeri incertezza, paura e in generale cautela». 

Chi può rinviare un viaggio programmato lo fa. E questo si comincia a vedere nella località principe del turismo siciliano, Taormina, dove il primo mercato di provenienza dei visitatori è rappresentato dagli Stati Uniti. «Abbiamo un 5-6 per cento di cancellazioni proprio dagli Usa», racconta Stefano Gegnacorsi, manager alberghiero di grande esperienza e proprietario di Palazzo Vecchio, uno degli hotel a 5 stelle di Taormina. Teoricamente, nessuna difficoltà logistica impedisce ai turisti americani - soprattutto di fascia alta - di raggiungere la Sicilia, a differenza di quanto succede al momento per australiani e asiatici. «Ma Oltreoceano c'è una fetta di clienti che in questa fase di incertezza preferisce non muoversi - aggiunge - o non ha ben presente le distanze tra l'Italia e lo scenario bellico». 

Tuttavia nel borgo turistico non c'è troppa preoccupazione, perché, nonostante tutto, le prenotazioni per i mesi primaverili ed estivi complessivamente sono in crescita rispetto al 2025. Almeno nel settore dei cinque stelle, come conferma sia Gegnarcorsi che Melissa Noce, hotel manager dell'Atlantis Bay. «Fortunatamente il trend rimane positivo - sottolinea quest'ultima - Probabilmente c'è un cambio di destinazione degli europei in favore della Sicilia».

Già, perché i flussi turistici vanno guardati nell'insieme. Come già successo in altre fasi emergenziali - Covid e inizio della guerra Russia-Ucraina - se i viaggi lunghi rallentano, spesso come contraltare aumentano quelli in mete più vicine e ritenute più sicure. Da questo punto di vista, aggiunge Christian Del Bono, presidente di Federalberghi Isole Eolie, «ci auguriamo un incremento degli arrivi dai mercati europei e magari di prenotazioni last minute, visto che molti aspetteranno di vedere come si evolverà lo scenario internazionale».