interrogazione
«I 2,8 miliardi spostati dal Ponte sullo Stretto vanno usati per Sicilia e Calabria», l'affondo del Pd al Senato
Il governo ha nuovamente rimodulato le risorse della mega opera, destinando alle Ferrovie una parte dei fondi stanziati per il periodo 2026-2029
Due miliardi e 778 milioni stanziati due anni fa per il Ponte sullo Stretto vanno al momento alle Ferrovie. Sono risorse che, secondo il cronoprogramma iniziale, si sarebbero dovute spendere per la mega opera dello Stretto tra il 2026 e il 2029. Nello stesso provvedimento, il governo Meloni rimette le stesse somme sul capitolo Ponte più tardi: a partire dal 2030 e fino al 2034. Allora - si chiede il Partito democratico, che ha presentato un'interrogazione parlamentare - perché non usare questi soldi per «le esigenze di Sicilia Calabria, tra l’altro recentemente colpiti dal devastante Ciclone Harry e dalla frana nel Comune di Niscemi?». L'esecutivo ha invece destinato i 2,778 miliardi a Rfi, per ridurre il carico di debito che la società ha accumulato mentre teneva in piedi il più intenso ciclo di investimenti degli ultimi decenni.
Il costo del Ponte sullo Stretto rimane invariato: 13,5 miliardi di euro. A fissare dove prendere le risorse e come distribuirle era stata la legge di stabilità del 2024 (la numero 213 del 2023). Oggi "il decreto commissari" varato dall'esecutivo interviene proprio su quella norma. È prevista una rimodulazione con una riduzione di 938 milioni di euro per l’anno 2026, di 718 milioni di euro per il 2027, di 632 milioni di euro per il 2028, di 499 milioni di euro per il 2029. Totale: 2 miliardi 778 milioni di euro. Che lo stesso decreto ridistribuisce, sempre per il Ponte, così: 26 milioni di euro per l’anno 2030, 407 milioni per il 2031, 857 milioni per il 2032, 293 milioni per il 2033 e 1 miliardo 204 milioni per il 2034.
«Si configura di fatto un consistente slittamento dei tempi per l’avvio dell’opera rispetto a quelli inizialmente previsti dallo stesso Ministro e dalla Società Stretto di Messina», scrivono nella loro interrogazione i senatori dem Antonio Nicita, Nicola Irto e Vincenza Rando. Già tre mesi fa, quando il governo aveva provveduto a una prima rimodulazione dei fondi per il Ponte, il Pd aveva chiesto di usare quelle risorse per le esigenze di Sicilia e Calabria. Oggi rilancia: «Si chiede di sapere dal ministro quali siano le ragioni che hanno impedito l’utilizzo delle somme rese disponibili nel periodo 2026-2029 per altri interventi infrastrutturali in Sicilia, in Calabria e in Sardegna, a partire da quelli più urgenti a seguito dei danneggiamenti recentemente subiti a causa del ciclone Harry».

La riorganizzazione delle somme per il Ponte nasce dagli intoppi sull'iter burocratico. Il governo sta provando a rispondere alle carenze evidenziate dalla Corte dei Conti. Serve, ad esempio, approntare l’aggiornamento del piano economico-finanziario (PEF), acquisire il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sulle tariffe, e passare dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. Insomma, serve tempo e non ha senso tenere fermi tutti quei soldi.
Proprio sul cronoprogramma poche settimane fa il ministro Matteo Salvini ha sottolineato di non volere dare più date di avvio dei cantieri, dopo che quelle precedenti sono puntualmente slittate. Anche su questo punta il dito il Pd, che chiede «quali iniziative intenda assumere per scongiurare il rischio di profili di inefficienza nella gestione della spesa pubblica, a fronte dei rischi legati all’allungamento dei tempi per l’avvio dell’opera e del conseguente incremento dei costi per la realizzazione della stessa rispetto a quanto finora previsto». E ancora: «Il ministro delle infrastrutture ha sempre sostenuto, prima dell’approvazione del suddetto decreto legge, che l’avvio dell’opera sarebbe avvenuto nel 2026, respingendo qualsiasi ipotesi di rimodulazione dei finanziamenti; nel Question Time del 5 febbraio 2026, a fronte di precise domande previste nell’interrogazione, ha omesso di rispondere in relazione alla data di avvio effettivo dell’opera. Il suddetto decreto legge smentisce, di fatto, le affermazioni del Ministro delle infrastrutture e trasporti, confermando il sostanziale fallimento della gestione dell’iter approvativo del Ponte sullo Stretto di Messina».
In realtà una data di inizio lavori la dà la Stretto di Messina: settembre 2026. È questo, ora, il nuovo obiettivo. «Il cronoprogramma della realizzazione del ponte prevede 7,4 anni - ha sottolineato la società concessionaria - Fine lavori 2033. 2034 primo anno di esercizio del ponte. Le somme appostate per il 2034 servono per regolazioni contabili e finanziarie post lavori e il pagamento degli ultimi Sal».
