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19 marzo 2026 - Aggiornato alle 22:58
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il caso

Il prezzo del gas supera la soglia shock dei 60 euro//MWh: bollette salatissime nel prossimo inverno

Il conflitto nel Medioriente sta causando un deciso rincaro delle quotazioni con l'Europa esposta alla volatilità dei mercati

19 Marzo 2026, 20:39

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Il prezzo del gas supera la soglia shock dei 60 euro//MWh: bollette salatissime nel prossimo inverno

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Il contratto di riferimento del gas al TTF di Amsterdam ha archiviato la seduta in forte rialzo a 61,85 €/MWh. La notizia ha certificato il superamento di una soglia psicologica sensibile per gli operatori.

Il Vecchio Continente, che sembrava avviato verso una ritrovata normalità energetica, si ritrova brusche oscillazioni e scarti di prezzo che evocano l'autunno 2022. Dall'inizio del mese il mercato alterna violente correzioni e improvvisi rally, delineando – come osservano diversi addetti ai lavori – una “tempesta quasi perfetta”.

Il riacutizzarsi delle tensioni ha origine innanzitutto nel deterioramento del quadro geopolitico nel Golfo Persico. L'escalation militare di marzo 2026 ha spinto gli operatori a prezzare forti incertezze sulla piena operatività del Canale di Suez e dello Stretto di Hormuz, snodi marittimi vitali per il traffico delle metaniere dirette in Europa.

Le cronache internazionali hanno segnalato persino interruzioni parziali o temporanee al complesso di Ras Laffan, in Qatar, il maggiore hub mondiale di GNL, con ritardi nelle spedizioni e una corsa delle controparti europee a rafforzare le coperture.

Secondo stime di mercato, un blocco di un mese a Hormuz potrebbe spingere le quotazioni verso 74 €/MWh; restrizioni più durature riaprirebbero la strada a scenari a tre cifre. A testimoniare il nervosismo finanziario, l'inasprimento dei margini richiesti da broker e clearing house e la crescente domanda di opzioni con strike tra 80 e 100 €/MWh per proteggersi da ulteriori shock.

La geopolitica si innesta, inoltre, su una vulnerabilità interna legata alle scorte. Nel delicato avvio della stagione di riempimento estivo, gli stoccaggi dell'Unione risultano nettamente inferiori ai livelli di pari periodo del 2024 e del 2025.

All'8 marzo 2026, i dati del Consiglio dell'UE indicavano una riempitura media ferma al 40-50%, con ampie disparità tra Paesi e una Germania in evidente ritardo rispetto alla tabella di marcia. Ricostruire le riserve partendo da un cuscinetto così esiguo richiederà più tempo e maggiori volumi, a costi di approvvigionamento in crescita.

A peggiorare il quadro contribuisce la competizione con l'Asia: con l'indice JKM in ascesa, i compratori orientali accettano premi consistenti pur di garantirsi le forniture estive, erodendo la convenienza dei carichi spot verso l'Europa e riducendo gli arrivi ai terminali di rigassificazione.

In questo scenario di “accerchiamento” le vie d'uscita sono limitate. La rete via tubo non offre margini: i flussi dalla Norvegia non possono superare l'attuale baseload, le forniture dall'Algeria sono prossime alla saturazione e l'apporto dall'Azerbaigian resta contenuto. Nemmeno gli Stati Uniti, spesso indicati come “polmone” d'emergenza, possono colmare il gap: gli impianti di liquefazione lavorano al massimo e i vincoli infrastrutturali impediscono nel breve di sostituire i volumi mediorientali.

A rischiare di pagare il prezzo più alto è nuovamente l'economia reale. Con il TTF oltre i 60 euro, tornano sotto pressione i margini dell'industria energivora, dalla chimica al vetro, dalla ceramica alla produzione di fertilizzanti. Se i prezzi si stabilizzassero nel corridoio 60-80 €/MWh, riemergerebbe il rischio di fermi produttivi e “distruzione della domanda” già vissuto nel 2022.

Anche famiglie e piccole imprese guardano con apprensione: un rincaro prolungato tra primavera ed estate si tradurrà in bollette più pesanti per l'inverno 2026-27. E i governi, oggi, hanno minore spazio di manovra: le finanze pubbliche non dispongono più degli ampi “airbag” di bilancio utilizzati nel biennio 2022-2023 per attenuare lo shock con sussidi massicci.