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L'intervista

La linea del ministro Urso: «Isab impianto strategico importante torni italiana»

Gli scenari economici in Sicilia: domani in tour fra i dossier caldi dell’Isola. Tra ex Blutec, privatizzazione dell'aeroporto di Catania ed "Etna valley"

17 Maggio 2026, 07:30

La linea del ministro Urso: «Isab impianto strategico importante torni italiana»

Un tour attraversando i luoghi di alcuni dei dossier più caldi della regione. Ma anche, in mezzo, il sostegno al candidato sindaco di Termini Imerese, giacché le amministrative sono dietro l’angolo. L’agenda del ministro dell’Industria Adolfo Urso, domani in Sicilia, è fitta di appuntamenti sin dalla mattina, alle 9.30, alla Città metropolitana di Catania per parlare della privatizzazione dell’aeroporto Vincenzo Bellini. È nell’attesa che torni nell’Isola che c’è il tempo per un’intervista - domande e risposte per iscritto - che parte dal tema per cui il Mimit in questi giorni viene più volte evocato a queste latitudini: il polo petrolchimico di Siracusa e il futuro della raffinazione.

Ministro, nei giorni scorsi la società Ludoil ha raggiunto un accordo con Goi Energy per il pacchetto di maggioranza del complesso di raffinerie di Isab, a Priolo Gargallo.

«Il fatto che torni in mani italiane è certamente importante: si tratta di un impianto strategico che abbiamo tutelato in un passaggio difficilissimo, con un uso sapiente della golden power e un intervento legislativo che lo ha messo in sicurezza quando ormai in molti ne pronosticavano la chiusura come effetto del sistema sanzionatorio europeo nei confronti della Russia. È stato il primo decreto della nostra legislatura che ha dato il segno di come sia finalmente tornata una politica industriale, e l’acquisizione da parte di Ludoil lo conferma».

L'acquisizione è vincolata all'esercizio dei poteri del cosiddetto Golden power da parte del governo. Che genere di garanzie saranno chieste a Ludoil?

«Siamo in attesa della notifica già annunciata dall’acquirente, ai sensi della normativa. Peraltro, l’esercizio dei poteri speciali segue procedure che non possono essere rese pubbliche. Ma l’esperienza di questi tre anni, e anche quella di Isab, dimostra che sappiamo esercitarli al meglio per garantire investimenti, continuità produttiva e occupazionale, nonché gli approvvigionamenti. La golden power è diventata un asset importante per garantire la sicurezza economica e sviluppare una più ampia strategia industriale. In questi mesi, quando in molti dubitavano, ho sempre risposto che la situazione era sotto controllo. I fatti lo dimostrano».

Goi Energy rimane proprietaria del 49 per cento delle quote di Isab. Nel precedente decreto di applicazione del “Golden power” erano normati i rapporti commerciali con il trader internazionale Trafigura. Questi rapporti rimarranno?

«Spetta innanzitutto alle parti decidere i rapporti con terzi: siamo in presenza di un’azienda privata e di multinazionali che operano nell’ambito del diritto europeo e internazionale. Noi valuteremo l’operazione e decideremo per tutelare la sicurezza economica del Paese, peraltro nel quadro di una normativa in evoluzione: lunedì il Parlamento europeo deciderà in merito alle revisioni proposte dalla Commissione sul Regolamento per il controllo degli investimenti diretti esteri. In questi anni abbiamo dimostrato che la nostra unica bussola è l’interesse nazionale. E abbiamo anche dimostrato di saper esercitare questi strumenti senza limitare, ma indirizzando al meglio, gli investimenti esteri. Nei tre anni di governo Meloni gli investimenti esteri in Italia sono aumentati di oltre il 12%. Poche settimane fa Q8, controllata da Kuwait Petroleum International, ha avviato con Eni il progetto per la nuova bioraffineria di Priolo, confermando la fiducia nei progetti di riconversione industriale che possono fare della Sicilia un polo produttivo avanzato per le tecnologie green e digitali, al centro del Mediterraneo».

Anche sul petrolchimico: alla fine di settembre 2026 scadranno i 36 mesi del “decreto Bilanciamento”, che accorda deroghe al Testo unico ambientale e permette la prosecuzione degli scarichi dei grandi utenti (Isab, citata esplicitamente, ma anche Sonatrach, Sasol e Versalis) nel depuratore Ias, sotto sequestro. Il decreto Bilanciamento potrà essere prorogato oltre i 36 mesi? Lei e il suo collega ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin state immaginando altre soluzioni per accompagnare le raffinerie alla conclusione degli interventi su depuratori propri?

«La proroga rappresenta l’extrema ratio. Occorre profondere il massimo sforzo, nel tempo residuo, per risolvere le questioni legate alla depurazione dei fanghi e accompagnare il completamento degli interventi necessari».

Gli occhi dell’Europa sono puntati sulla Sicilia anche per altre ragioni, no?

«Il progetto semiconduttori di Catania, con l’investimento di oltre cinque miliardi di STM e la linea pilota riconosciuta dalla Commissione europea, che è probabilmente la più importante iniziativa industriale del Sud Italia degli ultimi anni. L’area ha una tradizione storica nella microelettronica. Nell’Etna valley si trova anche la più avanzata fabbrica di produzione di pannelli fotovoltaici in Europa. Una scommessa industriale che il governo ha fortemente sostenuto anche con Transizione 5.0 e con le misure sull’agrivoltaico. Abbiamo creato le condizioni perché 3Sun diventi la prima piattaforma europea per la produzione di pannelli fotovoltaici. Peraltro, abbiamo candidato Palermo a sede del centro di controllo europeo sui cavi sottomarini».

Domattina sarà a Catania, ma per parlare di aeroporto, letteralmente in rampa di lancio per la privatizzazione (con Comiso). La fila dei pretendenti, abbiamo appreso, è lunga.

«Ho sollecitato più volte che questo accadesse, anche quando altri non si esponevano o remavano contro, perché sono convinto che gli aeroporti siciliani di Catania e Comiso, ma anche Palermo e Trapani, possano diventare il primo vero asset di sviluppo della nostra Sicilia, anche grazie alla contiguità con importanti aree industriali e logistiche del territorio e alla vocazione turistica della Sicilia. È il momento giusto per farne una piattaforma intercontinentale, anche perché il recente conflitto nel Golfo Persico ci restituisce una centralità nei corridoi tra Oriente e Occidente, tra Sud e Nord. È questo il momento: non perdiamo il treno della storia».

Domani sarà anche a Termini Imerese alla Meccatronica Valley. Sarà l’occasione per fare un punto sulle misure messe in campo dal governo per le imprese del comparto?

«Il governo ha assicurato strumenti e risorse significative per sostenere gli investimenti, soprattutto al Sud: dal credito d’imposta al Piano Transizione 5.0, dai contratti di sviluppo a Smart&Start. A Termini Imerese le potenzialità ci sono e da tempo nel distretto si discutono progetti innovativi. Adesso, però, è il momento di dare concretezza a queste iniziative, trasformandole da idee in investimenti reali, produzione e occupazione stabile. La vera sfida non è trovare nuovi strumenti, ma rendere finalmente operativi progetti credibili e sostenibili nel tempo».

Ha citato il nuovo Piano Transizione 5.0 per svolte green e digitali delle imprese: a che punto siamo?

«Il decreto attuativo è stato trasmesso agli organi di controllo la scorsa settimana, ci attendiamo pertanto di poter aprire la piattaforma entro la prima decade di giugno. Come noto, il Mimit aveva trasmesso il primo schema di decreto già il 5 gennaio, in tempi record. Tuttavia, la rimozione del vincolo del “Made in Europe” ha allungato i tempi di attuazione perché era necessaria una modifica della norma primaria e si doveva assicurare la copertura finanziaria. Sono altri dieci miliardi di euro di incentivi alle imprese nel triennio 2026-2028».

Accanto a realtà che funzionano, sembra essercene una che arranca: la ex Blutec vede lavorare solo Nicolosi Trasporti, di ulteriori aziende non si hanno notizie. Come Mimit state monitorando sulla ripresa delle attività? Si sono fatte avanti altre imprese? Il contenzioso con Ross Pelligra è un deterrente?

«Il Mimit continua a svolgere la propria attività di vigilanza, anche tramite i Commissari straordinari, che stanno monitorando l’esecuzione del piano industriale attraverso interlocuzioni costanti con tutti i soggetti coinvolti – società, Regione, organizzazioni sindacali e Ministero del Lavoro. Di recente, la società ha presentato una manifestazione di interesse per la trasformazione del sito in interporto. Resto convinto che il sito abbia una vocazione industriale da preservare e rilanciare e che si debba dare esecuzione al piano originario per garantire la salvaguardia di tutti gli occupati».