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LA STRAGE

«Dieci secondi per l’inferno», cosa è successo davvero al Le Constellation di Crans-Montana: 47 morti e oltre 100 feriti

Nel seminterrato più affollato della notte di Capodanno, una fiamma minuta diventa un’onda di fuoco. Le autorità escludono il terrorismo, si concentrano su candeline e scintille: la sequenza, i buchi nella sicurezza, le domande che restano

Alfredo Zermo

01 Gennaio 2026, 22:55

02 Gennaio 2026, 00:07

“Dieci secondi per l’inferno”: cosa è successo davvero al Le Constellation di Crans-Montana

La musica è alta, i bicchieri tintinnano, qualcuno solleva una bottiglia “incoronata” da una piccola candelina scintillante. È l’1:30 circa di Capodanno nel bar-club Le Constellation di Crans-Montana. Poi, una scia di luce tocca un soffitto basso e rivestito: in pochi istanti, secondo più testimoni, la sala viene investita da un caldo secco, quasi un boato. È il momento del cosiddetto flashover, quando un incendio localizzato balza a incendio generalizzato: l’aria stessa diventa combustibile. Nel giro di un respiro la festa finisce, e inizia la tragedia. Il bilancio provvisorio parla di circa 47 morti e oltre 100 feriti – molti in condizioni gravi – uno dei lutti collettivi più pesanti che la Svizzera ricordi in tempo di pace. Le autorità cantonali del Vallese hanno escluso fin dall’inizio la pista dell’attentato: la ricostruzione punta su un innesco accidentale, con due ipotesi principali – petardi/fuochi d’artificio fatti scoppiare all’interno o candeline-sparkler su bottiglie di champagne.

Il luogo e la folla: un seminterrato saturo

Le Constellation è un locale disposto su più ambienti, con un piano seminterrato spesso utilizzato come pista e sala di intrattenimento. La notte dell’1 gennaio 2026, tra le 01:30 e le 01:40, nella sala inferiore si stima fossero presenti oltre 100-200 persone – un numero che varia a seconda delle testimonianze e delle prime verifiche sulla capienza. Sarebbero state proprio l’affollamento e la configurazione delle vie di fuga, descritte da diversi presenti come strette e poche, ad aver amplificato la drammaticità dei minuti successivi. Alcuni sopravvissuti raccontano di aver dovuto rompere finestre per crearsi un passaggio, mentre sulla scala principale si formava un tappo umano.

La dinamica ipotizzata: scintille, soffitto, “onda di fuoco”

Sulla causa d’innesco gli inquirenti mantengono prudenza, ma un filo narrativo ritorna in molti resoconti: una bottiglia con candelina sollevata da personale del bar, la vicinanza di fiamme libere a un soffitto in legno o a materiali combustibili e, subito dopo, la corsa irrefrenabile del fuoco lungo il rivestimento. Alcuni testimoni hanno parlato anche di scintille da bottiglie e di collasso parziale della controsoffittatura. Le autorità del Canton Vallese hanno indicato la presenza di un flashover, un fenomeno in cui il calore accumulato in un ambiente chiuso provoca l’accensione simultanea dei materiali presenti, generando anche percezioni acustiche da “esplosione”. In termini operativi, una volta innescato il flashover i margini di reazione per chi si trova nel locale si riducono a pochi secondi.

Esclusa la pista dell’attentato

Dalla prima conferenza stampa, la procuratrice generale Beatrice Pilloud ha respinto senza esitazioni l’ipotesi di terrorismo. Anche il comandante della polizia cantonale, Frédéric Gisler, e il portavoce Gaëtan Lathion hanno ribadito che, allo stato, non risultano elementi che indichino un atto doloso: la pista è accidentale, con focus su fuochi da interno o sparkler. L’indagine prosegue con rilievi di polizia scientifica, sequestri e acquisizioni di video e testimonianze.

Il bilancio: decine di vittime, centinaia di feriti

Il numero delle vittime oscilla tra “circa 40” e “47” a seconda dei momenti della giornata e delle fonti, con oltre 115 feriti distribuiti tra gli ospedali di Sion, Losanna, Ginevra e Zurigo. La gravità delle ustioni rende l’identificazione complessa e lenta. Tra i coinvolti figurano anche cittadini stranieri: fonti diplomatiche italiane segnalano connazionali tra i feriti e un numero di dispersi in aggiornamento. Le autorità locali hanno allestito centri di accoglienza e linee telefoniche per i familiari, mentre la Confederazione ha proclamato giorni di lutto nazionale.

Il contesto: una località simbolo e una notte perfetta per la tempesta

Crans-Montana è uno dei comuni sciistici più noti delle Alpi svizzere. In piena alta stagione, la località attira un pubblico internazionale giovane e benestante: la notte di Capodanno, con temperature rigide all’esterno e locali saturi all’interno, crea le condizioni peggiori in caso di emergenza. Il risultato è stato un triage di massa in strada, con coperte termiche improvvisate e commoventi gesti di mutuo soccorso: negozi e perfino una filiale bancaria hanno aperto per offrire riparo a chi fuggiva tra fumo e bruciature.

I soccorsi: ambulanze, elicotteri, ospedali sotto pressione

Secondo il presidente del Consiglio di Stato vallesano Mathias Reynard, l’intervento ha mobilitato decine di ambulanze e elicotteri. La rete ospedaliera della regione è stata rapidamente satura e si valuta – dove necessario – il trasferimento dei grandi ustionati in centri specializzati fuori cantone e all’estero. Per gli inquirenti, l’urgenza immediata è stata isolare l’area, mettere in sicurezza i reperti, e avviare la mappatura delle presenze effettive nel locale per incrociare l’elenco dei dispersi.

Le testimonianze: scala stretta, finestre sfondate, secondi decisivi

Dai racconti dei sopravvissuti emerge un copione ricorrente. Chi era nel seminterrato parla di una scala unica, con porta d’uscita “stretta” rispetto al flusso delle persone. L’odore acre del fumo ha preceduto di poco il calore e l’abbagliamento delle fiamme. Alcuni, rimasti bloccati tra spinta e controspinta, hanno cercato rifugio dietro tavoli e banconi; altri hanno usato tavoli e sgabelli per sfondare i vetri e crearsi una via d’aria. A colpire è l’insistenza con cui più testimoni collegano l’inizio del rogo a bottiglie portate in sala con scintille decorative – un rito notturno diffuso, ma pericoloso in ambienti bassi e con materiali combustibili a portata.

In pochi secondi, l’intera discoteca è stata avvolta dalle fiamme", hanno raccontato Emma e Albane che si trovavano all’interno del locale quando è scoppiato l’incendio e hanno visto il soffitto "in legno" prendere fuoco. "Siamo corsi fuori tutti urlando e correndo", hanno raccontato descrivendo “il panico più totale".

Oscar, 19 anni, ha detto che i volti di alcune persone erano "completamente scomparsi". L’adolescente aveva cercato di entrare nel locale prima dell’incendio, ma era troppo affollato ed è rimasto fuori, salvandosi. "C'era panico totale. Molte persone cercavano di scappare. La gente batteva contro le finestre, urlava. Sembrava un film dell’orrore”, ha raccontato a Sky News.

Che cos’è un “flashover” e perché uccide così in fretta

Nel gergo antincendio, il flashover è la transizione repentina da un fuoco localizzato all’incendio generalizzato dell’ambiente. In un locale chiuso, i gas di combustione e il calore si accumulano sotto il soffitto; quando la temperatura supera determinate soglie, qualsiasi materiale sufficientemente caldo può autoaccendersi. L’effetto è una fiammata simultanea che sorprende chiunque non sia già a pochi passi da una via d’uscita. Se è vero che l’innesco può sembrare “banale” – una candelina, una scintilla, un petardo – la combinazione di densità di pubblico, altezza del soffitto, rivestimenti, e ventilazione può trasformarlo in catastrofe. Le autorità vallesane hanno utilizzato questo termine con cautela, ma con chiarezza, sin dalle prime ore.

Le domande inevase: materiali, capienza, uscite, controlli

  1. Quali materiali rivestivano soffitto e pareti, in particolare nel semiterrato? Erano presenti pannelli fonoassorbenti o controsoffitti con comportamento al fuoco critico?
  2. La capienza autorizzata del locale e la capienza effettiva al momento del rogo coincidevano? C’erano contapersone o procedure di contingentamento all’ingresso?
  3. Quante e quali uscite di emergenza erano realmente agibili e segnalate? E con quali larghezze?
  4. I circuiti e i dispositivi antincendio (rilevatori, allarmi, estintori, eventuale spegnimento automatico) erano a norma e funzionanti?
  5. Quali istruzioni e formazioni aveva il personale per la gestione di effetti scenici con fiamma libera in sala?

Gli inquirenti hanno già avviato accertamenti e sequestri, mentre la Procura cantonale invita a non sovrapporre la ricerca delle responsabilità alla priorità umana: identificare le vittime e restituirle alle famiglie.

Le prime reazioni ufficiali: cordoglio, lutto, prudenza

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha espresso «profondo cordoglio» per una tragedia che colpisce la Svizzera e i suoi ospiti nel giorno simbolo dell’anno nuovo. Le autorità cantonali hanno proclamato giorni di lutto e invitato la popolazione a limitare attività rischiose sulle piste nelle 48-72 ore successive, per non appesantire ulteriormente un sistema sanitario sotto pressione. La diplomazia dei Paesi vicini ha offerto supporto per l’accoglienza dei grandi ustionati e per l’assistenza ai familiari.

L’Europa che festeggia e la “tolleranza al rischio” nei locali

La tragedia di Crans-Montana cade in una notte in cui l’uso di artifici pirotecnici, mini-fuochi indoor, sparkler e effetti di sala è elevatissimo. In molti Paesi europei, l’impiego di candeline su bottiglie è diventato un marchio di spettacolarizzazione del servizio ai tavoli: un gesto scenico che, se non governato da procedure rigorose (distanze dal soffitto, controllo dei flussi, personale addestrato, materiali certificati), è intrinsecamente rischioso. Le prime indicazioni di polizia e procura indirizzano l’attenzione pubblica proprio su questi comportamenti e sulle scelte di allestimento degli interni.