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il processo

L'inchiesta Usa che trascina Maduro davanti al giudice: l'accusa di associazione narco-terroristica e il rischio ergastolo

Dalla notte del blitz a Caracas all’aula di New York: cosa c’è nell’atto d’accusa americano, chi sono gli alleati citati e quali incognite legali e geopolitiche si aprono ora

Redazione La Sicilia

05 Gennaio 2026, 12:31

Venezuela, la telefonata tra Trump e Maduro finisce male: le richieste Usa e le proposte del presidente chavista

Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores sono accusati di traffico di cocaina e associazione a delinquere narco‑terroristica, in base a un atto di 25 pagine firmato dal procuratore del Distretto Sud di New York. Un atto che, al di là della sua potenza simbolica, diventa la chiave di volta di una crisi giuridica e diplomatica senza precedenti recenti nel continente americano.

Cosa è accaduto tra il 2 e il 3 gennaio: il blitz e il trasferimento negli Stati Uniti

Secondo le ricostruzioni convergenti di fonti giudiziarie e mediatiche, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026 unità d’élite statunitensi hanno condotto un’operazione a Caracas, catturando Maduro e Flores. I due sono stati trasferiti sotto custodia federale a New York, in vista della prima comparizione davanti al tribunale federale di Manhattan fissata per il 5 gennaio 2026. L’azione – definita da Washington come parte della lotta al narcotraffico – ha provocato immediate reazioni internazionali e l’annuncio di una discussione urgente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU richiesta da vari Paesi.

In Venezuela, l’assenza del capo dello Stato ha innescato un terremoto istituzionale, mentre il governo ha denunciato un “rapimento” e violazioni del diritto internazionale. A Washington, la Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia hanno insistito sul fatto che l’azione mirava a far rispettare accuse pendenti da anni e a prevenire ulteriori flussi di cocaina verso il territorio statunitense.

L’atto d’accusa: i capi di imputazione e l’architettura dell’inchiesta

Il documento depositato al Distretto Sud di New York – la procura federale che ha istruito alcuni dei processi più rilevanti in materia di criminalità organizzata e terrorismo – accusa Nicolás Maduro Moros di cospirazione narco‑terroristica, cospirazione per l’importazione di cocaina negli Stati Uniti e reati connessi ad armi da guerra, contestando a Cilia Flores una cospirazione di traffico di cocaina. Gli addebiti, in caso di condanna, possono comportare l'ergastolo. Nell’atto sono richiamati presunti legami operativi con reti criminali e guerrigliere regionali, tra cui le FARC, l’ELN e i cartelli messicani di Sinaloa e dei Los Zetas; è citato anche il Tren de Aragua, la gang nata in Venezuela e divenuta transnazionale.

Il testo ricostruisce una linea temporale di oltre vent’anni in cui, secondo l’accusa, porzioni dell’apparato statale venezuelano avrebbero agevolato spedizioni massive di cocaina verso il Nord America, sfruttando asset militari, coperture diplomatiche e corruzione sistemica. L’accusa sostiene che Maduro, già ministro degli Esteri prima della presidenza, avrebbe avuto un ruolo di coordinamento politico e che Flores avrebbe incassato tangenti e gestito relazioni chiave. Il quadro – che riprende e amplia un impianto accusatorio originariamente svelato nel 2020, con taglie fino a 15 milioni di dollari offerte allora dal Dipartimento di Stato – è stato aggiornato e rafforzato con un nuovo atto di accusa resa pubblica in questi giorni.

Un precedente che pesa: dalle taglie del 2020 al banco degli imputati del 2026

Non nasce oggi il contenzioso giudiziario tra Washington e il gruppo di potere chavista. Nel marzo 2020, la procura di Manhattan annunciò capi d’accusa per narcotraffico e narco‑terrorismo contro Maduro e altre figure di vertice, in un quadro investigativo che coinvolgeva anche ex capi militari e dirigenti del partito. Quell’annuncio – accompagnato da una taglia milionaria – restò per anni senza esecuzione, anche per l’ovvio ostacolo della sovranità territoriale del Venezuela. L’operazione di inizio 2026 ha trasformato quel dossier in un processo concreto: i magistrati federali di New York avranno ora in aula l’imputato centrale della loro tesi.

Gli elementi probatori e i nodi controversi

L’atto di accusa – 25 pagine dense di imputazioni – alterna riferimenti a episodi specifici e a schemi criminali ricorrenti: vendita di passaporti diplomatici, protezione di carichi in partenza da porti e aeroporti venezuelani, intermediazioni con reti narco e gruppi armati. Tuttavia, anche osservatori indipendenti fanno notare come alcune date risultino approssimative e diverse circostanze non siano ancora corredate da documentazione probatoria pubblica: si vedranno in dibattimento testimoni, intercettazioni, tracciati radar e tabulati. L’inclusione del Tren de Aragua e il ruolo attribuito alle ex FARC e ad altri attori suggeriscono un tentativo di leggere il crimine organizzato regionale come sistema interconnesso con sostegno statale, ma la solida dimostrazione giudiziale resta tutta da produrre.

Sul punto, non mancano già divergenze di analisi: alcune valutazioni di intelligence – citate in passato da media statunitensi – hanno ridimensionato la prova di un comando diretto tra il governo venezuelano e specifiche gang, pur riconoscendo l’alto livello di corruzione e connivenze nel settore della sicurezza. Sarà uno snodo della difesa insistere su queste ambiguità e sul principio di presunzione di innocenza.

Difesa e strategie: immunità, giurisdizione, estradizione

Il cuore del contenzioso legale, oltre al merito, si giocherà su tre parole chiave: immunità, giurisdizione, estradizione.

Immunità di capo di Stato: la difesa di Maduro dovrebbe sostenere che, in quanto presidente (o ex presidente) di uno Stato sovrano, gli spetterebbe una immunità personale in sede penale negli USA. Ma già da anni Washington ha contestato la legittimità del suo mandato, specie dopo consultazioni elettorali contestate; ciò potrebbe indebolire il pilastro difensivo. La giurisprudenza statunitense, inoltre, distingue tra immunità funzionale e personale, e considera reati come il narcotraffico al di fuori delle funzioni sovrane.

Giurisdizione extraterritoriale: i reati di importazione di sostanze verso gli Stati Uniti consentono l’applicazione della giurisdizione federale anche se parte della condotta si è consumata all’estero, purché l’effetto si materializzi sul suolo americano (es. arrivi di cocaina o accordi mirati al mercato USA). È un terreno noto ai tribunali di Manhattan, specializzati in crimini transnazionali

Assenza di estradizione formale: l’assenza di una procedura di estradizione classica – sostituita dal blitz – apre un fronte di contestazione sulla legalità del sequestro. Tuttavia, la dottrina del “male captus bene detentus” ha spesso permesso alla giustizia americana di procedere anche quando l’acquisizione della persona non è avvenuta in modo convenzionale, salvo violazioni eclatanti che inficino il giusto processo. La difesa cercherà comunque di utilizzare ogni varco per ottenere annullamenti o esclusioni di prove.

Cosa cambia per il Venezuela: vuoto di potere, reazioni e rischi

Sul piano interno venezuelano, l’operazione ha mischiato carte politiche e istituzionali. La narrativa ufficiale di Caracas parla di “rapimento” e di violazione della sovranità; i sostenitori del governo denunciano vittime civili e danni legati ai raid di supporto. La catena di comando e la successione costituzionale sono diventate terreno di scontro, mentre le forze di sicurezza cercano di mostrare continuità. Nei prossimi giorni, la tenuta dell’apparato statale e della coalizione chavista dirà quanto profonda sia la ferita politica.

Sul fronte internazionale, la cattura di un capo di Stato da parte di un altro Paese, fuori da un contesto di guerra dichiarata e senza mandato di un tribunale internazionale, è un gesto dirompente. Russia e Cina hanno espresso critiche e richieste di chiarimenti, mentre i Paesi della regione osservano con apprensione gli effetti collaterali su migrazioni, sicurezza e mercati energetici. Il tavolo del Consiglio di Sicurezza promette una seduta infuocata, tra richiami al diritto internazionale e invocazioni alla lotta al narcotraffico.

Le prove che vedremo in aula

Cosa potrà mettere sul tavolo la pubblica accusa? Tre direttrici, soprattutto. Testimoni cooperanti: ex ufficiali e trafficanti che avrebbero operato lungo le rotte caraibiche e andine; parte di queste fonti potrebbero già essere coperte da accordi con la DEA o con la procura di ManhattanTracce logistiche: tracciamenti radar, piani di volo, manifesti di carico, sequestri avvenuti in Paesi terzi e condivisi via mutual legal assistance. Flussi finanziari: piste di riciclaggio e pagamenti verso soggetti e società schermo, oggetto in passato anche di violazioni dell’IEEPA e del Kingpin Act, per cui figure dell’entourage sono già comparse in atti federali.

Il ruolo della comunità internazionale e la tentazione del precedente

Lo spettro della cattura di Manuel Noriega nel 1989 aleggia inevitabile: allora fu Panama, oggi è Caracas. Ma il contesto globale è diverso: la rete di organizzazioni internazionali, i regimi sanzionatori e l’attenzione dei diritti umani rendono ogni mossa analizzata al microscopio. Se l’operazione Absolute Resolve dovesse essere percepita come efficace sul piano giudiziario, qualcuno potrebbe leggerla come un precedente operativo nella lotta a regimi-crimine; al contrario, se si consolidasse l’idea di una violazione della legalità internazionale, potrebbe rafforzare dinamiche di contrapposizione e rappresaglie politiche. Il punto di equilibrio dipenderà anche dalla capacità degli Stati Uniti di documentare evidenze robuste e dal comportamento delle istituzioni multilaterali nelle prossime settimane.

La giornata in tribunale: cosa aspettarsi a Manhattan

Nella prima udienza del 5 gennaio 2026, davanti al giudice federale, l’accusa formalizzerà i capi d’imputazione; la difesa dovrebbe dichiarare “non colpevole” e chiedere misure sull’accesso agli atti e, probabilmente, udienze dedicate alla discussione su immunità e giurisdizione. Data la statura del caso, la custodia cautelare appare scontata, in attesa di un calendario per mozioni preliminari e scambio di prove. Il tribunale dovrà gestire anche i profili logistici e di sicurezza: ingresso controllato, protocolli speciali per i detenuti di alto profilo, gestione dei media.

Gli altri nomi nell’orbita dell’inchiesta

L’impianto accusatorio non si limita alla coppia presidenziale: figure come Diosdado Cabello, Hugo “El Pollo” Carvajal, Clíver Alcalá Cordones e dirigenti collegati a programmi sanzionatori del Tesoro USA compaiono nella costellazione dei procedimenti federali correlati, tra narco‑terrorismo, traffico di stupefacenti e violazioni di regimi come l’IEEPA e il Kingpin Act. I fascicoli, alcuni già noti da anni, delineano una galassia in cui politica, forze armate e business criminale si sono sovrapposti oltre soglie tollerabili per Washington.