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Dalla Rossa alle luci rosse: la pista segreta che collega la Romania, Jeffrey Epstein (che voleva scalare Exor) e l'Impero Ferrari

Documenti e intercettazioni ricostruiscono un l'intreccio tra il finanziere pedofilo e l'entourage Ferrari-Agnelli: accessi vip, accuse di sfruttamento sessuale e il coinvolgimento della moglie di Piero Ferrari in un'inchiesta sulla prostituzione di alto livello

26 Febbraio 2026, 16:52

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Dalla Rossa alle luci rosse: la pista segreta che collega la Romania, Jeffrey Epstein (che voleva scalare Exor) e l'Impero Ferrari

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Dietro il lusso scintillante e i motori rombanti di Maranello, si nasconderebbe una rete di relazioni inconfessabili che rischia di gettare un'ombra indelebile sul marchio italiano più famoso al mondo. Un'attenta analisi di documenti riservati, intercettazioni e fascicoli giudiziari porta alla luce un intreccio inquietante che collega la cerchia ristretta del defunto finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, indagini per sfruttamento della prostituzione nell'Est Europa e in particolare in Romania e i salotti dorati dell'entourage Ferrari e Agnelli

Al centro di questo ecosistema emerge la figura di Eduardo Teodorani-Fabbri. Lui è cugino della famiglia Agnelli e dirigente di CNH, Teodorani-Fabbri avrebbe svolto il ruolo di vero e proprio "fixer Ferrari", una specie di tutto fare dentro il mondo del Cavallino per conto di Jeffrey Epstein. La relazione andava ben oltre la semplice cortesia istituzionale: il dirigente sarebbe stato utilizzato dal finanziere americano per organizzare accessi VIP esclusivi, come test drive privati sulla pista di Fiorano con l'"ultimo modello" del Cavallino Rampante e visite riservate allo stabilimento per gli amici di Epstein. Tutta corrispondenza molto amichevole e molto confidenziale arrivata ben dopo la condanna del finanziere per reati legati allo sfruttamento sessuale di minori. E infatti il lato più oscuro di questa alleanza riguarda i favori sessuali. Epstein si vantava dei suoi agganci con il Sultano Bin Sulayem, arrivando a dichiarare che Eduardo "possiede la Ferrari" e, soprattutto, che "è uno di noi". Una frase che assume contorni sinistri se affiancata alle agghiaccianti richieste documentate: in un'email del 2017 Epstein scriveva a Teodorani-Fabbri dicendogli "mi devi un bambini" (utilizzando l'inquietante termine in italiano). Le carte indicano inoltre che il cugino Agnelli avrebbe portato direttamente ad Epstein attrici e giovani ragazze "con occhi azzurri molto carini".

Il raggio d'azione di Epstein ai vertici dell'impero automobilistico non si fermava qui. Il finanziere pedofilo conosceva personalmente Lapo Elkann, nipote di Gianni Agnelli e fratello del presidente della Ferrari John Elkann. In un'altra compromettente email, Epstein discuteva con Lord Mandelson, il diplomatico britannico finito nel fango nei giorni scorsi, degli incontri che quest'ultimo avrebbe avuto al suo ranch con Eduardo e con lo stesso John Elkann (che, però, nel caso del presidente di Exor, non sono stati mai documentati). Oltre ai favori personali, Epstein era pericolosamente vicino a una forma di "insider trading" riguardante EXOR, la holding della famiglia Agnelli e azionista di riferimento della Ferrari, monitorando con precisione chirurgica le mosse societarie, lo scorporo del Cavallino, le acquisizioni immobiliari e calcolando che la holding disponesse di ben 15 miliardi di liquidità.

Mentre Epstein tesseva la sua tela ai vertici manageriali, un altro grave scandalo lambiva i vertici proprietari di Maranello, questa volta attraverso Romina Gingasu, la trentenne moglie romena dell'ottantenne Piero Ferrari, proprietario del 10% della Scuderia. I due si sono sposati a Capri nel 2021, e tra gli invitati c’era anche Al Bano, dopo essersi conosciuti in ambito lavorativo, quando lei cercava di vendergli un aereo privato Bombardier. Tuttavia, il passato della donna, che oggi ambisce a essere considerata una grande dama, nasconde ombre giudiziarie pesantissime. Nel 2014, la Gingasu è finita al centro di un fascicolo penale in Romania per prostituzione di alto livello, ribattezzato dalla stampa come "Sexgate". L'inchiesta ha svelato un giro di escort di lusso che organizzavano incontri sessuali a pagamento con facoltosi clienti disposti a sborsare fino a 2.000 euro a notte, regalando persino appartamenti nella Capitale alle ragazze coinvolte.

Nel dossier, che ha portato al fermo di 33 persone tra modelle, assistenti televisive e intermediarie, il nome di Romina Gingasu figura chiaramente. I documenti ufficiali la indicano come indagata, e il fascicolo a suo carico si è chiuso grazie a un cavillo: la depenalizzazione del reato di prostituzione in Romania. Agli atti però restano le prove delle sue relazioni con politici di alto profilo e le intercettazioni in cui si discutevano dettagli espliciti, orari degli appuntamenti e commenti volgari sull'aspetto fisico delle giovani reclutate. La stessa Gingasu ha ammesso di aver partecipato a una cena di JPMorgan, la medesima banca profondamente legata al sistema di riciclaggio e ai conti di Jeffrey Epstein.

Quell'opaco sistema di relazioni si è trasformato in uno scudo di lusso estremo e in un'arma di influenza geopolitica. Pur non avendo adottato ufficialmente il cognome del marito, la donna beneficia enormemente del brand Ferrari per accreditarsi come imprenditrice immobiliare, movimentando circa 10 milioni di euro nei quartieri più esclusivi di Bucarest e acquistando asset storici come il 45% di Palazzo Marsigli a Bologna e lussuosi appartamenti a Monte Carlo. Sfoggiando la sua ascesa, la donna vola su jet privati tra l'Italia e la Romania e si dice abbia anche acquistato la pelliccia di volpe appartenuta alla dittatrice Elena Ceausescu, mentgre sfreccia su una Ferrari SF90 XX Spider da quasi un milione di euro. Il marito invece le ha regalato per l'anniversario un Bombardier Challenger 3500 da 32 milioni di euro. E on solo: secondo i media romani sarebbe anche coinvolta in campagne occulte contro candidati conservatori nelle elezioni presidenziali romene.