Guerra
Crisi nel golfo, Tajani avverte: «Potrebbe durare settimane; noi avvertiti ad operazioni cominciate»
Il ministro degli Esteri, nel corso dell'audizione congiunta delle commissioni di Camera e Senato, garantisce sulla sicurezza dei connazionali e annuncia il rientro dei 200 studenti italiani
La crisi in corso nel Golfo potrebbe protrarsi nel tempo. «Questa crisi potrebbe non trovare una soluzione rapida. Potrebbe durare giorni. Forse settimane. Molto dipenderà dalle decisioni che verranno prese da Teheran e dalle dinamiche interne al regime», ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante l'audizione congiunta delle commissioni di Camera e Senato sulla situazione nella regione. Sul fronte dell' assistenza ai connazionali, il titolare della Farnesina ha annunciato un rientro dedicato per i più giovani: «Vorrei condividere alcune buone notizie. Su nostra richiesta domani le Autorità emiratine metteranno a disposizione un volo speciale Abu Dhabi-Milano per il rientro del gruppo di circa 200 studenti minorenni che si trovano nel Paese». Tajani ha inoltre riferito che «proprio in queste ore l'Unità di Crisi sta favorendo l'organizzazione di altri voli da Mascate per favorire il rientro dei nostri connazionali, uno è partito poco fa». «I nostri connazionali nella regione sono la nostra priorità assoluta e voglio ribadire l'appello alle forze politiche: deve prevalere l'unità, la responsabilità e l'equilibrio, è quello che ci chiedono i nostri concittadini».
Capitolo sicurezza dei contingenti italiani: «Per quanto riguarda i nostri militari, oltre trecento Ufficiali dell’Aeronautica si trovano nella base in Kuwait colpita da missili iraniani. Sono al sicuro nei bunker, e sono tutti incolumi. Anche in Iraq, vicino al Kurdistan iracheno, un missile è caduto a poca distanza da una base dove sono presenti militari italiani e americani. Non vi è stata alcuna conseguenza», ha precisato il ministro, aggiungendo che «i nostri contingenti sono al sicuro in Libano, in Giordania e nelle altre aree di dispiegamento».
Quanto all’Iran, la Farnesina non ha ricevuto richieste di evacuazione. «Siamo pronti a intervenire se necessario. Già da gennaio, su mie indicazioni, abbiamo alleggerito il personale dell’Ambasciata a Teheran e sono state aggiornate le procedure di evacuazione dei connazionali e del personale del Sistema Italia presente nel Paese. Nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare, siamo preparati a organizzare un convoglio nel giro di qualche ora da Teheran. Sul lato azerbaigiano del confine sono già pronti degli autobus».
Tajani ha poi sottolineato l’impegno della rete diplomatica e consolare: «La rete delle nostre Ambasciate e dei Consolati nella regione si è subito messa in moto per offrire assistenza ai nostri connazionali. Sono in contatto costante con tutti i nostri Capo Missione nell’area, che ho sentito anche poco fa, per potervi offrire l’aggiornamento più puntuale possibile. L’Unità di Crisi e la Direzione Generale per i servizi ai cittadini all’estero sono operative senza sosta.»
Ho voluto costituire una Task Force Golfo composta da cinquanta persone dedicate esclusivamente all’assistenza dei connazionali. Rispondono al numero 0636225, con un centralino potenziato per rispondere alle telefonate. Ad oggi abbiamo gestito oltre 7000 chiamate e diverse migliaia di contatti email. Infine, il quadro delle presenze italiane nell’area: «Nella regione sono al momento presenti oltre 70.000 connazionali tra presenze stabili (quasi il 80%) e temporanee. 30.000 circa solo a Dubai e Abu Dhabi. Residenti. Lavoratori. Militari. Turisti. Studenti. Pellegrini. In Israele vivono circa ventimila residenti con passaporto italiano. Negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Kuwait, in Oman e in Bahrein sono presenti comunità numerose. In Iran si trovano poco meno di cinquecento connazionali, quasi tutti residenti.»
«Francesi e inglesi hanno riferito pubblicamente di non avere ricevuto alcun avvertimento preventivo. Noi, come i tedeschi e i polacchi, siamo stati informati a operazioni iniziate. Io, come ho subito riferito al presidente del Consiglio, sono stato contattato dal ministro degli Esteri israeliano Sàar e informato di quanto stava accadendo».
La scorsa notte un drone iraniano ha colpito la pista d’atterraggio di una base cipriota a Cipro e di una base britannica. Ha provocato per fortuna solo danni lievi, ma il messaggio è inequivocabile. Nessuno sarebbe al riparo da un Iran dotato di missili oltre che dell’arma atomica.
