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L'escalation in Iran e il rischio terrorismo: cosa ci dice la relazione annuale degli 007 italiani

In corso una preoccupante deriva autoritaria, con il 72% della popolazione globale che vive ormai in Paesi governati da autocrazie, rispetto al 49% del 2004

04 Marzo 2026, 18:51

L'escalation in Iran e il rischio terrorismo: cosa ci dice la relazione annuale degli 007 italiani

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Un mondo in fiamme, frammentato dal maggior numero di conflitti dalla Seconda Guerra Mondiale (ben 61) e dominato da una preoccupante deriva autoritaria, con il 72% della popolazione globale che vive ormai in Paesi governati da autocrazie, rispetto al 49% del 2004. È questa la cruda e inquietante fotografia scattata dalla Relazione annuale dell'Intelligence italiana, intitolata significativamente "Governare il cambiamento", presentata oggi alla Camera dei Deputati. Un documento che delinea uno scenario di policrisi in cui le minacce tradizionali si fondono pericolosamente con le insidie del cyberspazio e le derive sociali interne.

Alla presenza delle più alte cariche della sicurezza nazionale – dal direttore del Dis Vittorio Rizzi all'Autorità delegata Alfredo Mantovano, fino ai vertici di Aise e Aisi – l'analisi ha messo in luce una convergenza di fattori di rischio che impongono la "massima attenzione". Il primo grande allarme riguarda le ripercussioni del conflitto in Iran. Sebbene la Relazione si fermi temporalmente all'inizio del 2025, gli 007 avevano già contemplato il rischio di un'escalation nell'area, che potrebbe tradursi in un innalzamento del livello di minaccia terroristica in Italia e in Europa. Il mirino degli attentatori potrebbe puntare principalmente verso obiettivi statunitensi e israeliani, in un clima già infiammato dall'attacco a Gaza che alimenta sentimenti antiebraici e ispira lupi solitari. La propaganda jihadista, avverte il rapporto, è pronta a sfruttare la situazione in modo opportunistico per invocare un "jihad globale contro il comune nemico occidentale".

Spostando lo sguardo dal Medio Oriente all'Europa, la principale minaccia strategica è rappresentata dalla Russia. Mosca vede l'Europa come il suo principale blocco antagonista e ha adottato un'azione di marcata spregiudicatezza sul nostro territorio. I numeri parlano chiaro: gli attacchi russi alle infrastrutture critiche europee sono più che quintuplicati nel biennio 2023-2025. Questo dato drammatico si unisce a una guerra ibrida incessante, fatta di attacchi cyber e massicce campagne di disinformazione.

Sul fronte della sicurezza interna, l'attenzione rimane altissima, soprattutto sulle piazze. Gli anarchici si confermano la minaccia più concreta, come dimostrano i recenti sabotaggi alle linee ferroviarie perpetrati per protestare contro le imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina. Ma è la potenziale saldatura tra le diverse aree dell'estremismo antagonista, ad esempio in occasione delle manifestazioni in risposta agli eventi in Iran, a preoccupare il direttore dell'Aisi Bruno Valensise e il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Il Viminale sta infatti già adottando contromisure necessarie per monitorare le ripercussioni di questo scontro sui movimenti di piazza italiani.

Eppure, il fenomeno per certi versi più allarmante, e del tutto inedito, che emerge dalle pagine della Relazione è la "crescente radicalizzazione giovanile". A muovere sempre più minorenni non è tanto una forte matrice ideologica, bensì un'inquietante "fascinazione verso la violenza". Questo processo, sottolineano i servizi segreti, è alimentato da una progressiva desensibilizzazione ai contenuti cruenti, ormai facilmente reperibili anche su piattaforme social "mainstream" e in contesti tutt'altro che estremisti.

Il vero "fil rouge" di tutte queste minacce è la tecnologia, che come sottolineato dal direttore Rizzi funge sia da "acceleratore dei processi" che da enorme "vulnerabilità" sistemica. L'intelligenza artificiale gioca ormai un ruolo da protagonista, piegata alle esigenze del terrorismo. Emerge in Italia e all'estero l'uso consolidato di chatbot in grado di fornire persino istruzioni per il confezionamento di ordigni esplosivi. Inoltre, l'IA viene impiegata per la generazione automatica di propaganda estremista, il finanziamento illecito e la pianificazione operativa di attacchi. Infine, l'intelligence lancia un severo monito sui sistemi d'arma autonomi, come i droni capaci di decidere in autonomia o le armi cibernetiche. Tali strumenti, avvertono gli 007, rappresentano oggi "una delle fratture etiche e legali più profonde aperte dalla tecnologia contemporanea".