L'Iran sceglie Mojtaba Khamenei, Trump: «Lo uccideremo? Non lo dico»
La nuova Guida Suprema è inviso a Usa e Israele ma gradito a Russia e Cina
L’Assemblea degli Esperti ha designato Mojtaba Khamenei, 56 anni, nuova Guida Suprema, succedendo al padre Ali Khamenei, ucciso in un attentato il 28 febbraio.
Una transizione dal marcato sapore dinastico, vero tabù per la Repubblica islamica nata nel 1979, che scuote i listini globali e mette in allerta Washington.
Nato a Mashhad nel 1969, Mojtaba Khamenei incarna l’ala più intransigente e securitaria del potere. Nel tempo ha cementato rapporti strettissimi con le Guardie della Rivoluzione (IRGC), la Forza Quds e la milizia Basij.
Il suo peso nell’ombra era emerso con nettezza già nel 2009, quando fu indicato come uno dei principali registi della dura repressione del Movimento Verde.
L’investitura odierna, pur formalmente conforme alle procedure, è stata accelerata dall’urgenza militare di evitare un vuoto di potere. Non sono mancate resistenze interne: l’ipotesi di una successione di impronta “monarchica” ha allarmato diversi chierici dell’Assemblea. Ma la pressione dei Pasdaran e l’esigenza di una guida univoca in tempo di guerra hanno prevalso, comprimendo ogni dibattito.
Oltreoceano, la reazione è stata immediata e gelida. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha liquidato la nomina con un secco: “Non sono contento”. Incalzato dai cronisti sulle sue precedenti minacce — in cui ammoniva che un successore non gradito a Washington “non sarebbe durato a lungo” — Trump ha scelto l’ambiguità: “Non lo dico”. Parole che, nel contesto di un conflitto che coinvolge direttamente Iran, Stati Uniti e Israele, suonano come un chiaro segnale di deterrenza.
Immediata anche la risposta dei mercati: le Borse sono scivolate in rosso e il prezzo del greggio è balzato verso l’alto, sospinto dal “premio al rischio” legato ai timori di un’escalation e di possibili attacchi a infrastrutture energetiche nel Golfo.
Con Mojtaba al vertice, la politica estera iraniana promette una continuità assertiva a trazione militare. È atteso un ulteriore rafforzamento della strategia regionale guidata dall’IRGC e un asse diplomatico più esplicito e collaborativo con Russia e Cina.
