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20 marzo 2026 - Aggiornato alle 00:56
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Guerra e alleanze

Meloni a Bruxelles è ferma su Iran e Hormuz: "Noi con l'Europa, ci siamo ma solo dopo una tregua"

La premier esclude l'escalation e non ha cambiato idea sulla linea da tenere sulla guerra senza tra l'altro escludere l’ombrello delle Nazioni Unite

19 Marzo 2026, 23:40

20 Marzo 2026, 00:22

Meloni a Bruxelles è ferma su Iran e Hormuz: "Noi con l'Europa, ci siamo ma solo dopo una tregua"

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Nessuno strappo su Hormuz. Nessun "armiamoci e partiamo", sebbene la crisi energetica mostri giorno dopo giorno tutta la sua gravità. Giorgia Meloni - al di là della dichiarazione congiunta di Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone diffusa da Downing Street (a cui si è unito anche il Canada) - non ha cambiato idea sulla linea da tenere sulla guerra in Iran. Una linea che, al vertice dei 27, è emersa come nettamente maggioritaria: al pressing di Trump l’Europa risponde che c'è, ma solo dopo una tregua. E, punto per nulla marginale, solo sotto l’ombrello delle Nazioni Unite

Sul piano per la sicurezza di Hormuz «voglio essere chiara perché mi sembra ci siano state delle interpretazioni un po' forzate. Nessuno pensa a una missione dell’Italia per forzare il blocco dello Stretto», ha detto la premier Meloni.

"Quello sui cui ci interroghiamo è che, quando ci dovrebbero essere le condizioni, ma ragionevolmente in una fase post-conflitto, è a come possiamo offrire un contributo, d’accordo con le parti, per difendere la libertà di navigazione", ha aggiunto."

I 27 si sono ritrovati a Bruxelles con due certezze: la prima è che quella di Usa e Israele all’Iran non sia la guerra dell’Europa. Non è una guerra che rispetta il diritto internazionale, in un momento nel quale l’Ue, dopo qualche inciampo lessicale, è tornata a presentarsi come la principale trincea del multilateralismo. Il pranzo tra i 27 e il segretario generale Antonio Guterres è stato anche, e soprattutto, un appuntamento simbolico. La seconda certezza, per l’Ue, sta negli effetti potenzialmente drammatici del conflitto. E non solo sul fronte energetico. Meloni, poco prima di decollare per il Belgio, ha firmato una lettera con la premier danese Mette Frederiksen. «Non possiamo rischiare che si ripeta il fenomeno dei flussi di rifugiati e migranti verso l’Ue a cui abbiamo assistito nel 2015-2016. Ciò non solo costituirebbe una catastrofe umanitaria, ma rischierebbe anche di incidere sulla sicurezza e sulla coesione della nostra Unione», hanno avvertito le due leader. Chiedendo ai vertici comunitari un pre-coordinamento se, col protrarsi del conflitto, dovesse presentarsi il rischio di una ondata migratoria sulla scia di quanto accade con la guerra in Siria. La lettera potrebbe essere solo il calcio di inizio di un piano Ue. Non è un caso che sia stata illustrata da Meloni e Frederiksen alla riunione con i cosiddetti Paesi like-minded sulla migrazione che ormai usualmente precede il Consiglio europeo.

Meloni è giunta ad un Consiglio europeo spigoloso, privo di vere decisioni, segnato dallo scontro sulle rinnovabili che l’ha vista finora protagonista. Il vertice di Aiden Biesen è sembrato già lontanissimo.

Anche la riunione sulla competitività inaugurata da Italia, Germania e Belgio con un folto gruppo di Paesi si è svolta in un formato ristretto. E’ stato un vertice che ha registrato il prepotente ritorno dell’asse franco-tedesco, sigillato dalla cena di lavoro di mercoledì sera tra Friedrich Merz e Emmanuel Macron all’hotel Amigo.

Un incontro lungo servito a fare il punto e ad avvicinare le parti sul dossier energia e anche sul progetto del super-caccia. L'Amigo è anche l’albergo dove solitamente alloggia Meloni, arrivata a Bruxelles solo in tarda serata. Ad aspettarla c'era il solo Merz. L’incontro tra i due è durato una mezz'oretta. Fonti ben informate lo hanno descritto come interlocutorio. I temi sul tavolo, potenzialmente, sono stati diversi. Non ultimo quello del dossier Unicredit-Commerzbank.

Con Merz si è parlato anche di Iran. La guerra ha avvicinato le posizioni di Roma e Berlino rispetto a Donald Trump e al mondo Maga. Ma qualche distanza resta. Politico, in serata, ha rivelato come nel corso del summit Meloni abbia spiegato di "comprendere» le ragioni di Viktor Orban nel suo veto sul prestito a Kiev. Le condizioni, avrebbe argomentato la premier, sono cambiate. Palazzo Chigi ha smentito quanto scritto dalla testata brussellese.

Di certo, una simile posizione sullo scontro tra Ue e Ungheria, non vedrebbe per nulla d’accordo né MacronMerz. Orban resta un punto divisivo, soprattutto con le elezioni del 12 aprile all’orizzonte. Un appuntamento in vista del quale, tra l’altro, Matteo Salvini ha annunciato che sarà a Budapest lunedì prossimo, riunendo i leader dei Patrioti.