Indagini
Esplosione al parco degli Acquedotti, i due anarchici morti assemblando un ordigno
Si sta indagando sul tipo di esplosivo e sui chiodi rinvenuti, possibili collegamenti alla campagna per Alfredo Cospito
Potrebbero arrivare dalla natura del ordigno che stavano costruendo alcune risposte sul tipo di azione che gli anarchici Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, morti ieri nel crollo del casale al parco degli Acquedotti, intendevano mettere in atto. Le verifiche si concentreranno, in particolare, sul tipo di esplosivo usato per assemblare la bomba e capire quindi la portata. In particolare verrà stabilito se si tratta di una sostanza che si trova in commercio o di esplosivo utilizzato nelle cave. La presenza di chiodi, ritrovati durante i rilievi, farebbero ipotizzare a una sorta di 'salto di qualità' rispetto a un’azione dimostrativa.
Per gli inquirenti sono stati Mercogliano e Ardizzone a provocare l'esplosione mentre assemblavano l'ordigno artigianale destinato a una prossima azione. Sotto la lente finisce ora la loro rete, per chiarire i contorni del piano e individuare quale fosse l’obiettivo dell’attentato. Tra le piste al vaglio che l'esplosivo potesse servire per un rilancio della campagna a favore di Alfredo Cospito o per nuove azioni lungo la rete ferroviaria, già colpita a febbraio da diversi sabotaggi di matrice anarchica alla linea ad Alta Velocità in occasione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina. Intanto è’ iniziato il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa), presieduto dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al Viminale. Il Comitato è stato convocato dopo l’esplosione nel casale al parco degli Acquedotti di Roma.
