L'ISOLA E LA GUERRA
Sigonella, il drone che spia Kharg e gli F-15 che spariscono dai radar: la Sicilia dentro la crisi Iran
Il Triton della US Navy decolla dalla basa catanese e orbita sul cuore petrolifero di Teheran. I caccia transitano armati e i transponder si spengono. Silenzio da Roma
La scena non è in Medio Oriente. È in Sicilia. Sulla pista della Naval Air Station di Sigonella, nel cuore di una notte senza luna di fine inverno, un colosso senza pilota allunga le ali: è un MQ-4C Triton della US Navy. Decolla, vira a sud-est, taglia il Mediterraneo, supera il Canale di Suez, sfiora l'Egitto e l'Arabia Saudita, quindi si affaccia nel Golfo Persico. Ore dopo, i tracciatori open-source lo registrano in orbita di ricognizione davanti a Bushehr — con passaggi ravvicinati all'isola di Kharg, l'hub che convoglia tra l'80 e il 90% delle esportazioni di greggio iraniane, il vero punto nevralgico dell'economia di Teheran.
È un velivolo non armato. Ma la sua pancia ospita sensori e radar che vedono lontano. E mentre il Triton pattuglia il Golfo, a poche ore di distanza il Movimento 5 Stelle denuncia il transito per Sigonella di F-15E Strike Eagle in assetto tattico - bombe e missili appesi ai piloni - con codici radio che si eclissano pochi minuti dopo il decollo.
È la fotografia di un'infrastruttura italiana proiettata, suo malgrado, al centro di una crisi che travalica i confini nazionali.
Cosa sappiamo con certezza sul volo del Triton
Nelle ultime due settimane, diverse fonti e siti di monitoraggio aeronautico hanno documentato più missioni dell'MQ-4C Triton basato a Sigonella verso il quadrante mediorientale. Una sortita in particolare ha spinto il drone a operare davanti alla costa iraniana, con pattern di sorveglianza a ridosso di Bushehr e dell'isola di Kharg. La ricostruzione è stata effettuata da analisti che seguono quotidianamente i tracciati dei velivoli militari e da testate specializzate come ItaMilRadar.
Il Triton non è un asset offensivo: è un aereo ad altissima autonomia, capace di volare per oltre 24 ore a quote superiori ai 15.000 metri, con un raggio operativo che, partendo dalla Sicilia, copre l'intero Mediterraneo, il Mar Nero e buona parte del Medio Oriente. È dotato del radar AN/ZPY-3 MFAS a banda X con copertura a 360 gradi, sensori elettro-ottici e infrarossi, e una suite completa per intelligence, sorveglianza e ricognizione.

La sua presenza a Sigonella non è improvvisata: la US Navy ha confermato la costituzione della terza orbita operativa del programma, con il distaccamento dello squadrone VUP-19 "Big Red" in Italia a partire da marzo-aprile 2024, l'apertura di un hangar dedicato e missioni regolari nel teatro della 6th Fleet.
Kharg: perché quell'isola è uno scacco fondamentale
Per capire la portata del volo, bisogna leggere Kharg sulla mappa dell'energia. A circa 25-33 chilometri dalla costa iraniana, l'isola è la valvola attraverso cui scorre la quasi totalità del greggio di Teheran: terminali in grado di caricare simultaneamente superpetroliere, capacità di stoccaggio nell'ordine di decine di milioni di barili, tra l'80 e il 90% dell'export nazionale. Eventuali danni all'infrastruttura provocherebbero shock sui prezzi globali e ritorsioni a catena imprevedibili su pipeline e terminali dei Paesi del Golfo.
Nelle ultime settimane, mentre gli Stati Uniti colpivano obiettivi militari iraniani, Kharg è entrata nel perimetro delle aree sensibili: si è parlato di attacchi circoscritti alle installazioni di difesa dell'isola, con dichiarazioni politiche americane che ne sottolineavano la valenza strategica. È in questo contesto che un Triton in orbita di ricognizione su quel quadrante assume un significato preciso: fornire un quadro aggiornato e continuo delle attività marittime e costiere, dei movimenti di navi e tanker, della postura militare iraniana.
Gli F-15 e l'accusa del M5S
Il Movimento 5 Stelle ha presentato interrogazioni parlamentari in cui chiede al governo chiarimenti su Sigonella e sul MUOS di Niscemi. Tra i punti più sensibili, il passaggio dalla base siciliana di F-15E Strike Eagle in assetto tattico — configurati con armamento reale, non come semplici voli di trasferimento. I pentastellati fanno riferimento a chiamate radio identificate e a tracciati che si spengono poche miglia dopo il decollo, ipotizzando lo switch-off del transponder, prassi non rara per missioni operative.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato pubblicamente che non è pervenuta alcuna richiesta formale dagli Stati Uniti per l'uso delle basi italiane a fini di operazioni cinetiche, e che, se arrivasse, il governo tornerebbe in Parlamento a riferire. Sulle presunte sortite degli F-15E, al momento non ci sono conferme ufficiali né da Roma né dal Pentagono. Le segnalazioni esistono, ma restano nell'area grigia tipica delle fasi calde di una crisi internazionale.
Sigonella: una "portaerei di terra" nel Mediterraneo
La Naval Air Station di Sigonella — installazione della US Navy su sedime dell'Aeronautica Militare italiana — è storicamente un cardine del dispositivo NATO nel Mediterraneo: dalla lotta ai sottomarini alle missioni ISR, fino al supporto logistico per trasferimenti a lungo raggio. La natura ibrida della base, italiana per giurisdizione e a uso condiviso con gli americani, spiega perché, a ogni crisi, gli occhi si posino su questa pista.
Negli ultimi mesi le cronache specializzate hanno registrato decolli e rientri di P-8A Poseidon con segmenti di missione non tracciati, intensa attività dei droni MQ-4C Triton e RQ-4B Global Hawk, missioni con ADS-B disattivato nelle fasi più delicate. Nessuno di questi elementi equivale, di per sé, a «partenze di bombardamenti dalla Sicilia». Attestano però che la base è pienamente operativa come piattaforma di sorveglianza e snodo a lungo raggio — ruolo coerente con la sua storia e con la postura alleata nell'area.
MUOS e Niscemi: il filo invisibile
Alle spalle della pista di Sigonella c'è un'altra infrastruttura chiave: il MUOS, la rete satellitare UHF della US Navy per comunicazioni sicure, con una delle quattro stazioni di terra posizionata a Niscemi, nel Nisseno. Il sistema garantisce collegamenti voce e dati ad alta affidabilità a droni, unità navali, sottomarini e reparti a terra, assicurando continuità di comando e controllo anche in scenari contestati. Non sorprende che, in parallelo all'allarme su Sigonella, il dibattito attorno al MUOS si sia riacceso: quando si muove il nervo delle comunicazioni, lo scenario cambia scala.
I rischi concreti per la Sicilia
Gli esperti interpellati dai media regionali distinguono tra un rischio militare diretto — oggi ritenuto remoto — e una minaccia asimmetrica e terroristica che cresce quando infrastrutture strategiche diventano nodi critici in un conflitto a geometria variabile. Un dato, però, pesa: i missili lanciati dall'Iran sulla base di Diego Garcia nell'Oceano Indiano — a oltre 4.000 chilometri da Teheran — dimostrano che le distanze, in questa crisi, contano meno di quanto si vorrebbe credere.
La Sicilia è già dentro la partita sul piano informativo e logistico. Se e quando il coinvolgimento diventerà più operativo, lo si misurerà con atti formali e decisioni politiche visibili. Nel frattempo, il ronzio ad alta quota del Triton dice che la crisi è in pieno svolgimento. E passa, inevitabilmente, da Sigonella.
