la guerra
Se l'Iran ha lanciato un attacco sulla base di Diego Garcia anche Sigonella e il Muos di Niscemi sono nel raggio d'azione dei missili: perché cambia lo scenario
Le installazioni militari di Usa e Uk nell'Oceano Indiano sono a quasi 4 mila chilometri dai siti militari della Repubblica islamica. La nostra isola, in linea d'aria, è più vicina
L’attacco all’alba contro l’atollo di Diego Garcia ha infranto una delle poche certezze geografiche della sicurezza europea: il fattore distanza. Il lancio di due missili balistici iraniani verso la base anglo-americana nell’Oceano Indiano, a circa 4.000 chilometri, attesta che il limite autoimposto di 2.000 chilometri per l’arsenale della Repubblica Islamica è stato ampiamente superato. Sebbene un vettore sia precipitato in volo e l’altro sia stato abbattuto da un cacciatorpediniere statunitense, la soglia strategica e psicologica è definitivamente caduta. Questo sviluppo ridefinisce lo scenario per l’Europa e, in particolare, per l’Italia.
-1774114036661.png)
In linea d’aria, tra Teheran e Roma intercorrono circa 3.420 chilometri. Con la dimostrata capacità di avvicinarsi ai 4.000 chilometri, probabilmente attraverso l’adattamento di lanciatori del programma spaziale civile come il razzo Simorgh, il territorio nazionale entra ufficialmente nel raggio d’azione balistico iraniano. In questo quadro allarmante, la Sicilia non è un margine periferico, ma il fulcro operativo del confronto in atto, il che fa delle sue infrastrutture militari bersagli teorici di prim’ordine.
A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, batte il vero e proprio “Grande Fratello” satellitare statunitense, in un’area a uso esclusivo di Washington: qui sorge uno dei soli quattro terminali terrestri al mondo del sistema MUOS della US Navy. Questa imponente stazione di telecomunicazioni costituisce l’ossatura digitale che sincronizza i bombardamenti in Medio Oriente: da Niscemi transitano le informazioni che guidano i missili sui bersagli in Iran e forniscono input letali ai droni in teatro. Attraverso il sistema ISABPS, la base trasmette persino ordini di lancio ai sottomarini nucleari americani in immersione nel Golfo Persico.
Un apparato tanto cruciale per l’intelligence globale rappresenta, da un punto di vista strettamente tattico, un obiettivo di valore inestimabile per chiunque intenda “accecare” l’offensiva statunitense. Poco distante, la base aerea di NAS Sigonella vive già un clima di massima allerta, testimoniato da recenti blocchi ai varchi per allarmi bomba e da un visibile irrigidimento delle misure di sicurezza. Il motivo è legato alle operazioni in corso: dalle piste siciliane decollano con cadenza regolare i droni MQ-4C Triton, in grado di rimanere in volo oltre 24 ore per missioni di sorveglianza in profondità. Questi aeromobili spingono quotidianamente le loro rotte fino alla costa iraniana e all’isola di Kharg, il “tallone d’Achille” da cui transita il 90% delle esportazioni di greggio di Teheran, raccogliendo intelligence di valore strategico. Così, Sigonella si conferma un hub inter-teatro imprescindibile per il supporto diretto alle operazioni militari contro l’Iran.
Fino a ieri, l’Europa occidentale si riteneva protetta dai limiti imposti dalla fisica e dalle dichiarazioni dei vertici dei Pasdaran, che fissavano a 2.000 chilometri la portata massima dei propri vettori. Oggi, le scie ipersoniche rilevate nei cieli di Diego Garcia dimostrano che la filiera missilistica iraniana ha compiuto quel salto di qualità da tempo temuto dagli analisti. Poiché Sigonella e Niscemi sono profondamente integrate nella catena di comando e d’attacco che colpisce l’Iran, le due basi siciliane risultano a tutti gli effetti co-protagoniste operative del conflitto. Alla luce delle nuove gittate dei missili di Teheran, la loro metamorfosi da retrovie logistiche ritenute inaccessibili a potenziali obiettivi sotto tiro è una nuova, inquietante realtà strategica con cui fare i conti.

