English Version Translated by Ai
4 aprile 2026 - Aggiornato alle 22:47
×

la storia

L'ultima sfida dello Stato ai padrini in fuga: chi sono gli ultimi tre latitanti più pericolosi (e uno è siciliano)

Dall'Anonima Sequestri sarda a Cosa Nostra, fino ai crimini spietati della Camorra. I tre criminali che ancora sfuggono alla giustizia da decenni e che il Gruppo Interforze ha giurato di prendere

04 Aprile 2026, 19:42

19:50

 L'ultima sfida dello Stato ai padrini in fuga: chi sono gli ultimi tre latitanti più pericolosi (e uno è  siciliano)

Seguici su

L’arresto del boss della camorra Roberto Mazzarella rappresenta un passaggio cruciale per la giustizia italiana, restringendo ulteriormente il novero dei criminali più elusivi del Paese. Nel Programma speciale di ricerca dei latitanti di massima pericolosità restano ora soltanto tre nomi. Tre “fantasmi” che da decenni sfuggono alla legge e le cui vicende si intrecciano con alcune delle pagine più cupe della cronaca nera. A braccarli, senza tregua, è il Gruppo Interforze Integrato (GIIRL), struttura incardinata presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale.

Il primo è Attilio Cubeddu, classe 1947, figura storica e spietata dell’Anonima sequestri sarda. Originario di Arzana, nel Nuorese, il suo nome è impresso nella memoria collettiva sin dagli inizi degli anni Ottanta per i rapimenti di Cristina Peruzzi e Patrizia Bauer. La sua fama criminale è legata soprattutto al sequestro dell’imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini, rapito a Manerbio nel giugno 1997 e tenuto ostaggio per 237 giorni. Per forzare il pagamento del riscatto, i sequestratori arrivarono a inviare alla redazione del Tg5 una lettera con un lembo dell’orecchio della vittima. Già detenuto nel carcere di Badu ’e Carros, Cubeddu scomparve nel 1997, non facendo più rientro dopo un permesso premio.

Il secondo super-ricercato è Giovanni Motisi, detto “U Pacchiuni”, nato a Palermo il 1° gennaio 1959 e considerato il “sicario di fiducia” del boss corleonese Totò Riina. Ricercato dal 1998 e condannato all’ergastolo per associazione mafiosa, strage e omicidi, è annoverato tra i killer più freddi di Cosa nostra. Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Paolo Anzelmo, fece parte del commando che nell’agosto 1985 assassinò il vicequestore Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia. Sarebbe inoltre stato presente ai vertici in cui venne pianificato l’attentato contro il generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Di lui non si hanno più notizie certe: a febbraio 2025 è circolata la voce – mai confermata – di una sua presunta morte, sotto falso nome, in un ospedale di Cali, in Colombia.

A completare la triade è il napoletano Renato Cinquegranella, classe 1949, negli anni Ottanta affiliato alla sanguinaria Nuova Famiglia. Latitante dal 2002, è gravato da accuse per associazione mafiosa, detenzione di armi ed estorsione. Il suo nome è legato a delitti di efferata brutalità: avrebbe orchestrato, nel gennaio 1982, l’omicidio di Giacomo Frattini, detto “Bambulella”, uomo di Raffaele Cutolo. La vittima fu torturata, decapitata e ritrovata con le mani e il cuore chiusi in un sacchetto. Cinquegranella incarna anche un inquietante punto di contatto tra camorra e terrorismo degli anni di piombo: secondo le indagini, avrebbe fornito supporto logistico al commando delle Brigate Rosse che uccise il vicequestore Antonio Ammaturo e l’agente Pasquale Paola.