l'inchiesta
Il delitto della "ricina" vicino a una svolta investigativa: cosa sappiamo della morte di Antonella e Sara
Escluso l'incidente. Il marito delle vittime cambia avvocato mentre l'indagine scava nei segreti di famiglia.
Pietracatella, borgo molisano di 1.200 abitanti, è al centro di un intricato caso giudiziario.
Quella che tra il 24 e il 28 dicembre 2025 era apparsa come una tragica fatalità dovuta a un’intossicazione alimentare si è trasformata in un’indagine per duplice omicidio premeditato.
Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15, sono morte a poche ore di distanza tra il 27 e il 28 dicembre, dopo accessi in ospedale per vomito e forti dolori addominali. La svolta, giunta a marzo, ha spostato il baricentro dall’ambito sanitario alle mura domestiche: le analisi tossicologiche hanno rilevato ricina nel sangue di entrambe le vittime e in un capello della madre.
Si tratta di una tossina altamente letale, estratta dai semi di ricino, che inibisce la sintesi proteica cellulare. Il suo impiego esclude l’ipotesi dell’incidente e presuppone una preparazione accurata e mirata: per questo gli investigatori stanno setacciando anche il dark web alla ricerca di possibili canali di approvvigionamento.
Oggi c'è stato un nuovo scossone: il penalista Arturo Messere ha rinunciato alla difesa di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. L’uomo, sopravvissuto all’avvelenamento e trasferito allo Spallanzani di Roma per ulteriori accertamenti, era stato ascoltato come persona informata sui fatti.
La decisione di Messere, motivata da divergenze sulla strategia difensiva, apre la strada all’avvocato Vittorino Facciolla, figura di primo piano del Pd molisano. Un passaggio significativo, considerato che Gianni Di Vita ha ricoperto a lungo l’incarico di tesoriere regionale del partito.
Nel frattempo, si attendono gli esiti sui campioni biologici dell’uomo per chiarire le ragioni di un decorso clinico differente rispetto a moglie e figlia. Il fascicolo della Procura di Larino resta per ora contro ignoti, mentre le ipotesi di reato a carico dei medici dell’ospedale Cardarelli sono state sensibilmente ridimensionate.
L’attenzione della Questura di Campobasso è concentrata sulla ricostruzione dei pasti che hanno preceduto il cenone della Vigilia: chi era presente, cosa è stato consumato e con chi. Oltre venti persone sono state sentite, tra cui la figlia maggiore, Alice, che non avrebbe partecipato ad alcuni dei convivi ritenuti cruciali.
In un paese sospeso tra il lutto e il sospetto, l’inchiesta ha superato il punto di non ritorno: “non si cerca più la causa medica di due morti, ma la mano assassina che ha servito il veleno”.
