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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:00
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"Sparate e uccidete", la minaccia di Trump: così i cacciatorpediniere USA sfidano i Pasdaran

Ordine senza precedenti alla US Navy contro le navi posamine iraniane. Nel Golfo torna l'incubo della guerra totale e il petrolio trema

23 Aprile 2026, 19:22

19:30

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Lo Stretto di Hormuz non è mai apparso così vicino all’ebollizione. In questo snodo marittimo cruciale per gli equilibri globali, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un avvertimento senza precedenti: la US Navy ha ricevuto l’ordine di “sparare e uccidere” qualsiasi imbarcazione iraniana sorpresa a posare mine nello stretto.

L’annuncio del 23 aprile 2026 segna un’escalation drammatica in un teatro in cui la tregua tra Washington e Teheran sopravvive ormai solo sulla carta.

La mossa della Casa Bianca non arriva inattesa. È giunta all’indomani di una nuova impennata di tensione, durante la quale forze paramilitari iraniane hanno attaccato tre navi cargo e ne hanno sequestrate due, mentre il Pentagono ha diffuso le immagini dell’abbordaggio della petroliera Majestic X nell’Oceano Indiano.

Per neutralizzare la minaccia asimmetrica di Teheran, il Comando Centrale statunitense (CENTCOM) ha dispiegato i cacciatorpediniere lanciamissili USS Frank E. Peterson e USS Michael Murphy, avviando l’11 aprile operazioni di sminamento che Trump ora intende proseguire a un livello “triplicato”.

L’obiettivo militare, ha spiegato l’ammiraglio Brad Cooper, è creare un “corridoio sicuro” per il traffico mercantile. Ma l’istituzione di un simile passaggio equivale, per Washington, a un presidio strategico che Teheran interpreta come una flagrante violazione della propria sovranità e un tentativo di azzerarne la deterrenza.

La crisi si alimenta di una pericolosa reciprocità coercitiva. Da un lato, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale ai porti iraniani; dall’altro, la Repubblica islamica sfrutta la geografia per trasformare il transito nei pressi dell’isola di Larak in una sorta di pedaggio politico-militare, pretendendo documenti e pagamenti attraverso i Pasdaran. Esponenti iraniani hanno avvertito che la piena riapertura del passaggio è ritenuta “impossibile” finché gli USA manterranno il blocco.

Le ricadute di questo braccio di ferro superano i confini mediorientali e colpiscono il cuore dell’economia globale. Da Hormuz transita quasi il 20% del commercio mondiale di gas naturale liquefatto, in gran parte proveniente da Qatar ed Emirati Arabi Uniti, oltre a enormi volumi di petrolio. La International Energy Agency (IEA) e la U.S. Energy Information Administration (EIA) avvertono che un’interruzione prolungata provocherebbe uno shock energetico disastroso.

A pagare il prezzo più elevato sarebbe l’AsiaCina, India, Giappone e Corea del Sud assorbono quasi il 90% del GNL che attraversa lo stretto — ma l’effetto domino si tradurrebbe ovunque in impennate dei prezzi, maggiori premi assicurativi, ritardi nelle consegne e nuove pressioni inflazionistiche.