Inchiesta
Serate con escort e "droga della risata", calciatori con nomi trapelati negano ogni coinvolgimento
Organizzatori agli arresti e sequestro di 1,2 milioni mentre il Garante invoca il rispetto della privacy mentre le giovani testimoni raccontano il reclutamento
Dicono di non aver frequentato alcun giro di escort, invocano il diritto alla riservatezza e il rispetto della loro vita privata, alcuni dei calciatori tirati in ballo nell’indagine della procura di Milano che ipotizza serate scintillanti, con prostitute e droga della risata, e per cui lunedì scorso sono finite agli arresti domiciliari quattro persone tra cui Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, compagni nella vita e nel lavoro e titolari di una agenzia per eventi, la Ma.De.
Dopo che sono trapelati dagli atti dell’inchiesta i nomi di un gruppo di giocatori, anche di serie A, non indagati e di cui non si sa se siano stati clienti delle giovani ragazze, alcuni hanno deciso di far sentire la loro voce.
«Ci tengo a chiarire in modo diretto che sono totalmente estraneo ai fatti. Non sono coinvolto e non ho commesso alcun reato», scrive l’attaccante del Milan, Rafael Leao, sul proprio profilo Instagram, dopo aver visto il suo nome rimbalzare sul web e accostato alla vicenda. «Invito tutti a evitare di associarmi a questa situazione in modo arbitrario o superficiale, senza attenzione per la verità e rispetto per la vita privata». Perché lui, come gli altri citati, «prima che calciatori siamo persone con una famiglia e una reputazione». Va da sé che il fuoriclasse portoghese ha già dato mandato al suo avvocato di tutelarlo in sede legale.
Sulla stessa linea, Marcus Holmgren Pedersen, calciatore del Torino e della Norvegia: "negli ultimi giorni sono circolate notizie su di me che non corrispondono alla realtà. Non ho alcun coinvolgimento nei fatti riportati né legami con gli ambienti citati", ha postato sui social annunciando querele nei confronti di chi «ulteriormente" lo citerà in «modo improprio».
In merito alla pubblicazioni dei nomi è intervenuto anche il Garante per la protezione dei dati personali, con un richiamo ai media e ai siti web «al più rigoroso rispetto della normativa privacy e delle regole deontologiche», pur restando fermo il "legittimo esercizio del diritto-dovere del giornalista di informare su casi di interesse pubblico".
Intanto l’inchiesta, in cui sono una decina gli indagati, va avanti: non solo gli uomini del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf stanno dando la caccia ai soldi - ovvero al profitto del reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione di circa un milione e 200 mila euro - parte dei quali spariti da conti in Lituania, ma si dovrà anche procedere all’esame dei supporti informatici e telefonici sequestrati con la formula dell’accertamento irripetibile.
Infine, ancora oggi, davanti alla Fiamme Gialle è proseguita la sfilata delle giovani, tra i 18 e i 20 anni, di cui parecchie straniere, anima delle serate. Tra di loro anche studentesse, mantenute dai genitori, che avrebbero accettato il lavoro di ragazza immagine per guadagnare qualche soldo per arrotondare l’assegno mensile e poter permettersi una borsa di marca o un vestito.
Tutte hanno confermato quanto una di loro ha denunciato: venivano reclutate per partecipare alle serate nei locali di lusso come accompagnatrici e quando veniva proposto dagli organizzatori un lavoro 'extrà' loro accettavano. Su ogni prestazione sessuale la coppia Buttini-Ronchi avrebbe trattenuto molto più del 50 per cento dei soldi pagati dai clienti, che in futuro potrebbero essere sentiti.

