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29 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:31
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In provincia di Campobasso

Avvelenate con la ricina, le indagini puntano su tensioni familiari con una parente

Nuovi interrogatori sono previsti per risalire alla verità sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi

29 Aprile 2026, 15:37

Avvelenate con la ricina, le indagini puntano su tensioni familiari con una parente

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Ci sarebbero anche alcune tensioni familiari, tra una delle vittime e una parente, al centro delle indagini che la squadra Mobile di Campobasso sta conducendo ormai da mesi sul "giallo di Pietracatella", con la morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, madre e figlia decedute nei giorni di Natale per un sospetto avvelenamento. Le indagini, peraltro, sarebbero scandagliando anche le vite private delle persone coinvolte, alla ricerca di eventuali relazioni sentimentali passate.

Proseguono senza sosta in Questura a Campobasso gli interrogatori di persone informate dei fatti, amici e parenti delle vittime che sono state avvelenate con la ricina.

Intanto si attendono i nuovi interrogatori di Gianni Di Vita e di sua figlia Alice, che potrebbero essere riconvocati nelle prossime ore, mentre appare sempre più importante per le indagini il nuovo sopralluogo nella casa sotto sequestro a Pietracatella, stavolta con una ricerca precisa, quella di tracce della ricina, il veleno che ha causato la morte delle due donne.

"Sulle modalità dell’intossicazione non sappiamo ancora nulla. Oggi semplicemente andiamo a ricercare i reperti compatibili con questa intossicazione".

Dall’autopsia in "alcuni casi si può risalire alle modalità e ai tempi", ha intanto dichiarato il medico legale incaricato dalla Procura di Larino, in provincia di Campobasso, Pia Benedetta De Luca, parlando con i giornalisti a Bari, prima dell’esame istologico al microscopio che è iniziata nell’istituto di anatomia patologica del policlinico di Bari, alla presenza di altri consulenti di parte, dei frammenti d’organo prelevati sui corpi delle due donne.

"Oggi facciamo l’esame istologico dei vetrini ottenuti dai frammenti d’organo prelevati sia il 31 dicembre, giorno dell’autopsia, sia il 28 gennaio", ha aggiunto.

"Non è detto che per evidenziare l'intossicazione da ricina debba esserci la necrosi in tutti gli organi", ha poi precisato.

"Ci sono alcuni reperti comunque compatibili con l’intossicazione".