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1 maggio 2026 - Aggiornato alle 20:43
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La proposta di pace dell'Iran e il no di Trump che "minaccia" l'Europa: cosa ha in mente il presidente Usa

Il conflitto con l'Iran diventa più impopolare di quello in Vietnam. La Casa Bianca aggira la scadenza dei 60 giorni per l'autorizzazione al conflitto, spaccando i Repubblicani in vista di Midterm

01 Maggio 2026, 20:43

20:50

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Teheran ha presentato a Washington una nuova proposta di pace. L’accoglienza americana, però, è stata tiepida: “Al momento, non sono soddisfatto di quanto offrono”, ha dichiarato Donald Trump, tornando a evocare lo spettro di nuovi attacchi e prendendosela con l’Europa per il mancato sostegno sul dossier.

“Non sono contento dell’Italia e non sono contento della Spagna. Ritengono che l’Iran possa avere l’arma nucleare”, ha insistito, minacciando il possibile ritiro delle truppe statunitensi dai due Paesi e dalla Germania.

Nel confronto con l’Europa, il presidente ha anche riaperto il capitolo dei dazi, annunciando dall’inizio della prossima settimana tariffe al 25% sulle auto Ue. Una misura “inaccettabile” che dimostra come gli Stati Uniti siano un partner “inaffidabile”, ha tuonato il presidente della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lang.

Trump, però, tira dritto: “L’Ue non ha rispettato l’accordo commerciale”, ha affermato prima di volare in Florida, da dove continuerà a seguire “al telefono” le trattative con Teheran.

I dettagli della nuova proposta iraniana restano riservati, data la delicatezza del momento. Il testo è stato consegnato ai mediatori del Pakistan, che lunedì scorso avevano ricevuto da Washington una lista di emendamenti per reinserire la questione nucleare nel perimetro di un eventuale accordo.

La precedente bozza iraniana prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz e il rinvio a una seconda fase del confronto sul programma atomico. Trump l’aveva respinta, e le modifiche richieste riflettono lo scetticismo statunitense sul rinviare il nodo nucleare: secondo Axios, gli Usa vogliono che l’Iran si impegni a sospendere ogni attività nei propri siti nucleari bombardati e a non toccare le scorte di uranio arricchito durante i colloqui.

Lo stallo, così, appare ancora lontano dallo sblocco. Secondo gli Usa, Teheran starebbe approfittando della tregua per recuperare armi, missili e munizioninascosti sottoterra o sepolte dalle macerie”. Trump ha più volte ribadito di voler privilegiare la via diplomatica, ma ha anche sottolineato che finora l’Iran ha avanzato richieste per lui inaccettabili.

L’opzione militare, dunque, resta sul tavolo: le alternative sono “un accordo o bombardarli a tappeto”, ha spiegato dopo un briefing di 45 minuti con i vertici militari sulle possibili mosse per aumentare la pressione su Teheran.

Mentre valuta le opzioni, il commander-in-chief deve fare i conti con l’impopolarità crescente del conflitto, ormai ancora meno tollerato dagli americani di quanto non lo fosse la guerra in Vietnam. La crisi sta facendo emergere crepe anche all’interno del Partito repubblicano, aprendo la strada a una possibile battaglia in Congresso.

Oggi è scaduto il termine dei 60 giorni previsto dalla legge affinché un presidente notifichi a Capitol Hill un’azione bellica e ne chieda l’autorizzazione. L’amministrazione Trump sostiene invece che la tregua scattata il 7 aprile abbia fermato il conteggio e “terminato il confronto diretto Iran-Usa”. Una spiegazione che non convince molti, anche tra i repubblicani, e che rischia di aprire un nuovo, insidioso fronte in vista delle elezioni di Midterm.