le indagini
L'allerta gialla e il limite dei 30 metri: è ancora un mistero la strage dei sub italiani alle Maldive
Solo un corpo recuperato. Guide locali assenti, discese oltre i limiti consentiti e l'enigma dell'allarme in ritardo: cosa è successo davvero nell'Oceano Indiano?
Un tratto di oceano da cartolina si è trasformato in una tomba liquida e silenziosa, senza un urlo né una richiesta di aiuto. La scomparsa di cinque subacquei italiani, avvenuta giovedì 14 maggio 2026 nell’atollo di Vaavu, nei pressi di Alimathaa alle Maldive, è un dramma consumato nel punto più fragile d’incontro tra competenza, scienza e l’imprevedibilità della natura.
Finora è stato recuperato e identificato soltanto il corpo dell’istruttore padovano Gianluca Benedetti. Gli altri quattro — Monica Montefalcone, docente di Ecologia all’Università di Genova; la figlia, Giorgia Sommacal; la ricercatrice Muriel Oddenino; e il biologo marino Federico Gualtieri — si troverebbero ancora all’interno o nei pressi del sistema di cavità sommerse.
Le ricerche e le operazioni di recupero sono state sospese a causa del maltempo e delle violente correnti.
Al di là del dolore, la vicenda di Vaavu resta avvolta da molte incognite. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo e la polizia maldiviana sta conducendo accertamenti, poiché i contorni tecnici e organizzativi dell’incidente non appaiono affatto definiti.
Ma restano aperti alcuni interrogativi cruciali:
Il paradosso dell’esperienza: non si trattava di turisti inesperti, ma di una scienziata affermata, giovani biologi marini e un istruttore. Professionisti per i quali il mare era oggetto di studio e lavoro. Come ha potuto un gruppo con simile preparazione perdere la vita in blocco? Tra le ipotesi circolano la gestione della miscela respiratoria, una perdita di orientamento nel sistema di tunnel o uno stress improvviso dovuto a correnti e visibilità ridotta.
L’enigma della profondità e il rispetto delle regole: l’area interessata si trova tra i 50 e i 60 metri, quota che impone un rigoroso piano dei gas e delle soste di decompressione. Alle Maldive il limite per la subacquea ricreativa è fissato a 30 metri senza immersioni decompressive. L’uscita era stata inquadrata come spedizione scientifica o con altra forma di autorizzazione?
L’assenza della guida locale: la normativa maldiviana prevede specifiche prescrizioni di sicurezza in determinati contesti. Secondo alcune ricostruzioni, non sarebbe stato presente il “master” maldiviano ad accompagnare il gruppo nella grotta profonda. Un elemento da verificare, che solleverebbe seri dubbi sull’organizzazione dell’immersione.
L’allerta meteo disattesa: giovedì 14 maggio l’area era sotto allerta gialla. Il Maldives Meteorological Service segnalava mare molto mosso e raffiche fino a 80 km/h (50 mph). Perché un team esperto ha scelto di entrare in un ambiente confinato, e a quelle profondità, in condizioni meteorologiche avverse?
Il vuoto temporale nei soccorsi: l’allarme per il mancato rientro è scattato solo nel primo pomeriggio. Gli inquirenti dovranno ricostruire la durata prevista dell’immersione: era pianificata come una discesa lunga e complessa, oppure qualcosa è precipitato all’inizio del percorso? Se il mare lo consentirà, le prossime ore saranno decisive. Le indagini cercheranno risposte nei computer subacquei delle vittime, nelle testimonianze dell’equipaggio della barca (liveaboard) e nell’eventuale tracciato dell’immersione. Solo la tecnologia e il recupero dei corpi potranno restituire voce a chi non è più riemerso.
