Le carte
Caso Garlasco: ecco le 309 pagine che riscrivono l’omicidio Poggi e il puzzle che porta a Sempio
I carabinieri hanno rivalutato l’intero impianto indiziario raccolto nel 2007 le fasi brutali dell’assassinio ricostruito secondo i nuovi accertamenti tecnici e scientifici
Il nuovo romanzo criminale di Garlasco è lungo 309 pagine. L’informativa dei carabinieri del nucleo investigativo di Milano depositata il 21 aprile 2026 ha disseppellito in modo ufficiale il delitto di Chiara Poggi. E ha riscritto - seppur con la certezza che per la giustizia italiana al momento il colpevole è Alberto Stasi - l’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007 nella casa di via Pascoli. Il protagonista è Andrea Sempio, che vent’anni fa aveva appena diciotto anni.
Una storia raccontata con tanti flash back. Vecchie intercettazioni, però rilette, analisi scientifiche, approfondite, interrogatori, confrontati con i nuovi. Un puzzle indiziario - perché anche qui prove schiaccianti non ce ne sono - che per la procura di Pavia rielabora totalmente quello che sarebbe accaduto diciannove anni fa. Ed è per questo che l’ipotesi di un processo di revisione per Stasi è così ventilato. Tranne che per la famiglia Poggi: che restano fermi sulla condanna di Stasi. «Non c’è alcun altra verità da scoprire».
Alla fine si tirano le fila. Gli investigatori hanno ricostruito un quadro però pieno di tinte fosche e non definite. Le conclusioni si basano sull’analisi della scena del crimine e le nuove evidenze tecniche. Le fasi del brutale omicidio sono ricostruite in sequenza. L’orario di inizio è quello delle 9,12: ora che coincide con il disinserimento dell’allarme da parte di Chiara. Sempio, amico strettissimo del fratello Marco Poggi, sarebbe andato alla villetta sapendo Chiara da sola. Stasi però è rientrato da Londra il 5 agosto: gli incontri fra i due fidanzati non sono così frequenti. Ma Stasi più volte va a casa della fidanzata.
Per gli autori della nuova inchiesta fra Sempio e Chiara ci sarebbe stato un diverbio, un atto testimoniato dalle pantofole in disordine e da un portavaso rovesciato. Il movente del delitto sarebbe il rifiuto a un approccio sessuale, una fissazione nata forse dalla visione dell’ormai famoso video hard. Sempio avrebbe colpito Chiara inizialmente a mani nude nell'area tra i divani dell’ingresso. La ragazza avrebbe tentato di fuggire verso la porta d'ingresso, ma sarebbe stata raggiunta e colpita nuovamente. Poi la giovane sarebbe stata sbattuta a terra, in posizione prona, alla base delle scale che portano al piano superiore. L’indagato poi avrebbe trascinato Chiara per le caviglie verso il mobiletto del telefono.
E qui Sempio avrebbe utilizzato uno strumento pesante a margini netti, compatibile - secondo gli investigatori - con un martello a testa squadrata che i Poggi segnalarono mancare. Chiara si sarebbe difesa, le prove sarebbero le ferite alle braccia e il Dna maschile compatibile con l'aplotipo Y di Andrea Sempio rilevato sotto le unghia di Chiara.
Il drammatico epilogo, come noto, è nel vano scale: Andrea Sempio l’avrebbe colpita più volte vicino alla porta a libro che dà accesso alla taverna. Il corpo l’avrebbe fatto scivolare lungo le scale. Gli altri colpi sarebbero partiti mentre l’indagato si sarebbe trovato al terzo scalino. Qua, infatti, compare la cruciale impronta 33: in questa fase, l'assassino si sarebbe ritratto e avrebbe appoggiato la mano destra bagnata sulla parete, lasciando l’impronta palmare identificata come quella di Andrea Sempio.
L’assassino, dopo aver guardato il corpo di Chiara per qualche secondo si sarebbe ripulito nel lavandino della cucina (una goccia di sangue è stata trovata sul microonde), dato che quello del bagno non presentava macchie ematiche. Le tracce si fermano davanti al tappeto della cucina, che nel 2007 non è mai stato analizzato. Purtroppo. Sempio si sarebbe allontanato a piedi (come indicato negli appunti del padre) dirigendosi inizialmente verso la casa della nonna in via Canova per completare la pulizia, prima di rientrare a casa per pranzare.
