Il report
Nascosti in piena vista: 2.000 i minori migranti arrivati via mare nel 2025
Ci sono anche 10.300 giovanissimi in seconda accoglienza. Save the Children denuncia la situazione delle famiglie intrappolate nei Cas
Sono ai margini delle politiche pubbliche e persino delle statistiche, ma nel 2025 si stima siano stati circa 2.000 i minori migranti arrivati via mare in Italia insieme alle proprie famiglie. Nelle ore in cui il Papa arriva a Lampedusa, terra simbolo dell'accoglienza, Save the Children sollecita il superamento dell’approccio emergenziale dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), a favore di dispositivi realmente adeguati ai nuclei familiari.
A questi bambini e bambine è dedicata l’ultima edizione del rapporto “Nascosti in piena vista” di Save the Children: nel 2025 oltre 10.334 minori risultavano inseriti nella seconda accoglienza garantita dal Sai, pari al 69,7% dei 14.829 minorenni accolti complessivamente, inclusi quelli non accompagnati. La ricerca, condotta tra giugno 2025 e aprile 2026 in snodi di frontiera e transito come Oulx, Ventimiglia, Trieste, Agrigento, Milano, Roma e Torino, ha ricostruito fasi, modalità di accoglienza e criticità vissute dalle famiglie, attraverso interviste a 48 nuclei e 20 stakeholder.
Secondo l’organizzazione, il sistema italiano della prima accoglienza — fondato sui Cas e su altri centri emergenziali sorti negli ultimi anni — non è pensato per i nuclei familiari. Chi sbarca viene spesso assegnato a Cas, Cara o strutture analoghe, dove i servizi risultano limitati e inadeguati ai bisogni educativi e psicologici dei minori. L’accoglienza diffusa, che offrirebbe percorsi più idonei alle famiglie, resta minoritaria.
L’analisi evidenzia la scarsa capienza del circuito ordinario di seconda accoglienza in capo ai Comuni (Sai) e una marcata dipendenza dal modello emergenziale, con netta prevalenza dei Cas: strutture concepite per la primissima fase, ma in cui le famiglie rimangono spesso per anni, bloccate da lentezze amministrative e ostacoli burocratici.
Ne derivano, sottolinea Save the Children, condizioni di vita difficili: sovraffollamento, mancanza di privacy, accesso ridotto ai servizi, isolamento. La scuola diventa l’unico presidio di normalità, peraltro fragile a causa dei trasferimenti ripetuti da un centro all’altro, anche a grande distanza.
Un bambino di 8 anni racconta: «Io in questi cinque anni ho cambiato la scuola più di tre volte. Quindi vorrei essere nello stesso posto perché ogni volta cambiare la scuola e cambiare gli amici... adesso quattro mesi in nuova scuola e non ho amici. Ogni mattina... non voglio andare».
Spesso, inoltre, bambine e ragazze percepiscono i grandi centri come ambienti ostili e poco sicuri, per la promiscuità e la presenza di adulti sconosciuti; il timore di subire molestie diventa così una paura concreta.
L’organizzazione chiede infine di avviare «al più presto una raccolta sistematica e continuativa di dati disaggregati e accessibili», nonché una indagine parlamentare conoscitiva per colmare anni di carenze informative, auspicando che il testo definitivo della legge di conversione del Patto Europeo introduca tutele effettive per bambini e adolescenti.
