Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
23 luglio 2026 - Aggiornato alle 20:30
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

IL FOCUS

Clostridium difficile: cos'è il batterio killer al centro del caso di Tropea

Può sopravvivere per settimane o mesi sulle superfici inerti, rendendo il contagio possibile anche a distanza di tempo

23 Luglio 2026, 14:29

14:30

Clostridium difficile: cos'è il batterio killer al centro del caso di Tropea

È il Clostridium difficile, oggi noto scientificamente come Clostridioides difficile, il batterio su cui si concentrano le verifiche dopo la morte del piccolo Alessio Pio e il ricovero di altri bambini dello stesso asilo di Tropea.

Si tratta di un batterio anaerobio Gram-positivo, presente fisiologicamente nella flora batterica dell'intestino umano, ma diffuso anche in natura: si trova nel sottosuolo e nell'intestino di animali domestici come cani, gatti e animali da cortile. Grazie alla forma sporigena può sopravvivere per settimane o mesi sulle superfici inerti, rendendo il contagio possibile anche a distanza di tempo.

La trasmissione avviene per via oro-fecale: toccando oggetti o superfici contaminati e poi portandosi le mani alla bocca o alle mucose di naso e occhi. Le superfici più a rischio sono quelle di uso comune negli ambienti sanitari, come comodini, rubinetti, scarichi dei bagni e termometri.

Non tutti i portatori si ammalano: spesso il batterio non causa sintomi, a meno che non proliferi in modo eccessivo, ma il soggetto può comunque trasmetterlo ad altri più a rischio. Un dato rilevante riguarda i più piccoli: il batterio è presente anche nei neonati sani, che spesso lo trasportano senza sviluppare sintomi.

Quando l'infezione si manifesta, i sintomi principali sono diarrea acquosa, febbre, perdita di appetito, nausea e dolore addominale, con possibile evoluzione, nei casi più gravi, verso forme severe come la colite pseudomembranosa e, più raramente, la sepsi.

Il fattore di rischio principale resta l'uso di antibiotici, che alterando la flora intestinale favoriscono la proliferazione del batterio. Per questo il C. difficile è considerato una delle principali cause di diarrea nosocomiale, cioè acquisita in ospedale. Tra le misure di prevenzione, il lavaggio accurato delle mani con acqua e sapone resta il più efficace, poiché l'alcol non agisce contro le spore del batterio.